Fiumi carsici

Indicazioni contrastanti per la galassia di formazioni indipendentiste, autonomiste ed identitarie che hanno provato a confrontarsi con il mainstream politico nazionale in questo primo turno di elezioni amministrative.

Certo la dura scoppola rimediata dalla maggioranza di governo che rischia di perdere autentiche roccheforti come Milano, Trieste e Cagliari costituirà il principale fattore da approfondire per analisti, commentatori, stampa ed anche, forse, comuni cittadini. L’altro sarà senz’altro l’inopinato, ma non inatteso, trionfo dell’antipolitica incarnata dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

 Di fronte a questi sommovimenti non epocali, ma comunque importanti, alcuni segnali interessanti provenienti da una serie di outsiders rischiano, com’è fatale, di finire nel cono d’ombra dell’invisibilità mediatica.

 Inizierei dal caso veneto, dove, qualche mese orsono, dalla fusione di due compagini venetiste già presentatesi alle regionali del 2010 è nato Veneto Stato, un gruppo che già nel nome porta la ragione sociale del proprio esistere. Lo scopo ultimo è quello dell’autodeterminazione da raggiungere tramite la convocazione di un referendum. Giova segnalare la rinuncia ai toni populisti, sbracati ed etnico-nazionalisti di certa lega del tempo che fu: l’approccio è , in effetti, più vicino a certi omologhi europei come lo Scottish National Party, recente trionfatore nelle consultazioni locali, o la Nuova Alleanza Fiamminga che ha nel programma la secessione soft da Bruxelles. Niente esasperazioni, quindi, ma critica decisa all’attuale establishment regionale, colpevole, a detta degli aderenti a VS, di ostacolare il naturale sviluppo della zona. I dati di questa tornata sembrano confortare il metodo adoperato alla bisogna e che si sostanzia in banchetti informativi, autofinanziamento e tanto entusiasmo che cerca di compensare le inevitabili manchevolezze organizzative. Le provinciali di Treviso, vero banco di prova , hanno visto il movimento attestarsi a percentuali poco sopra l’1,5%, ossia 5000-6000 voti circa. Pochi forse per le aspettative dei neofiti, molti se consideriamo il raddoppio netto conseguito in un anno. Difficile ipotizzare un percorso simile a quello di altre realtà regionali continentali, basti  ricordare, però, che simili furono gli esordi, a suo tempo, della Liga Veneta di Franco Rocchetta e della Lega Lombarda bossiana. E proprio ai verdi padanisti sono rivolti gli strali più acuminati della polemica venetista: l’attacco frontale al malcostume della politica politicante viene riversato, non senza fondamento, sul junior partner della coalizione berlusconiana accusato di puntare a cadreghe e strapuntini di potere da gestire. Si potrebbe dire quasi una nemesi storica.

 Passando alla confinante Lombardia, un certo interesse attendeva la prova della neonata Lega Padana Lombardia, altro partito fuoriuscito dal recinto, ormai angusto, dell’ortodossia leghista. Il capofila di questa “secessione” è Giancarlo Pagliarini, già Ministro nel 1994, consigliere a Milano e capofila dell’area liberista del Carroccio, ridotta presto al silenzio dal prevalere dei più retrivi umori protezionisti ed antiglobalisti. Il programma della LPL auspica per l’Italia una riforma confederalista di tipo svizzero, riprendendo alcune delle migliori suggestioni di Gianfranco Miglio. Siamo, quindi, su di un terreno federalista-autonomista radicale. Ben altra cosa dal mostriciattolo legislativo partorito dall’attuale esecutivo a cointestazione leghista. E ,se non a Milano, dove la polarizzazione dello scontro ha nuociuto alla visibilità dell’alternativa, in alcune altre situazioni come le province di Mantova(2,5%), Pavia (1,5%) e certi comuni dell’area bresciano-brianzola (come Anfo, dove addirittura i neo-lombardi conquistano la sindacatura) i dati appaiono decisamente promettenti. Anche perchè, a risentirne maggiormente paiono proprio le rendite di posizione della ex-casa madre e non sembra, inoltre, che Pagliarini e & co. intendano redecere dai propri bellicosi intenti.

 Passando in Sardegna e tornando ad opzioni marcatamente separatiste, dobbiamo rilevare la frammentarietà complessiva del quadro nel campo indipendentista: se, infatti, le scorse provinciali avevano segnato il picco della crescita di IRS(Indipendentzia Repubrica de Sardinia), capace , da sola, di eleggere tre consiglieri a Nuoro, Oristano e Sassari, dopo pochi mesi una repentina e rovinosa diatriba interna, conclusasi con l’immancabile scissione, aveva arrecato un durissimo colpo ad una forza ormai prossima al 4% dell’elettorato sardo. E questo nel mentre la crisi irreversibile dell’autonomismo pareva certificata dalla divisione dello storico Partito Sardo d’Azione e il rigetto per il ceto politico “nazionale” si amplificava anche a seguito di vicende come quelle degli allevatori o del contenzioso tra artigiani ed Equitalia. La capitalizzazione nell’urna non è quindi riuscita e la sostanziale tenuta in termini di consensi a Cagliari o Iglesias non contribuisce a chiarire la forte dialettica (ad usar eufemismi) tra il cartello di organizzazioni capitanato dal leader storico di IRS, Gavino Sale, e dalla consigliera regionale Laura Zuncheddu (già azionista della parte “sinistra”) e, dal lato opposto della barricata, il gruppo ProgReS(Progetto Repubblica Sarda). Anche qui, tuttavia,viste le contingenze difficili, toccherà prestare non poca attenzione nei prossimi tempi.

 Chiuderei questa disamina con la prestazione non esaltante dei movimenti identitari meridionali che presentavano le proprie liste essenzialmente in Campania. A Napoli, il Partito del Sud di Beppe de Santis ha contribuito in minima parte all’exploit dell’ex PM Luigi de Magistris, capace di sbattere fuori dal ballottaggio il candidato ufficiale del centro-sinistra Morcone.Ma non è stato di certo lo striminzito 0,31% del PdS a fare la differenza. Il Movimento di Insorgenza Civile, dal canto suo, non ha incontrato miglior sorte, accontentandosi dello 0,23 a sostegno di un progetto denominato “Identità Napoletana”. Non merita nemmeno la menzione il risultato di Caserta e Grosseto…sì, proprio la città toscana nella quale il PdS appoggiava la voce storica del’autonomismo granducale, il MAT (Movimento Autonomista Toscano). Per il momento patente l’incapacità di convogliare l’insoddisfazione meridionale in un voto di protesta come accaduto in altre zone d’Italia. Da notare la miscela ideologica piuttosto eclettica che connota questi tentativi: accanto alle consolidate abitudini social-welfariste convivono spinte protezioniste, nostalgie neoborboniche con revisionismo antirisorgimentale e mai sopiti tradizionalismi “sociali”  a loro volta integrati da voci decisamente più laiche. Un magma eteroclito pronto, però, a venire alla luce in maniera eclatante visto il successo crescente incontrato, ad esempio, dal revival “brigantesco” interpretato come un’epopea e dalle pubblicazioni di controstoria  opera di editori come “Controcorrente” di Napoli.

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9 Risposte to “Fiumi carsici”

  1. Bel post!

  2. Alessandro Storti Says:

    Complimenti per la disamina accurata e non scontata, nonché per il sito in generale (se posso permettermi una critica puramente grafica, il look è molto elegante ma le scritte bianche su fondo nero rendono la lettura un po’ faticosa per la vista… forse sarà la mia forma di interismo patologico, ma tant’è…)
    In tema di fiumi carsici che scorrono verso la decostruzione dell’entità statuale italiana, mi permetto di segnalare il sito di Avanti-Collettivo Indipendentista Lombardo: http://go.to/collettivoavanti
    Un cordiale saluto, Alessandro Storti

  3. lafayette70 Says:

    Grazie per gli apprezzamenti! Per quanto riguarda la grafica mi sa che non avete tutti i torti: da inesperto in materia dovrò appoggiarmi a qualche persona più competente per un restyling complessivo.

  4. Alessandro Storti Says:

    Non ti preoccupare Lafayette, il mio era solo un piccolo suggerimento (tanti anni fa anch’io scelsi quei colori, salvo rendermi conto, leggendo il mio stesso sito, che avrei potuto scoraggiare il visitatore per pure ragioni “oculistiche” 🙂
    Il tuo sito è ricco di contenuti, molto ben fatto, pulito ed elegante, al massimo si tratta di bilanciare garficamente il contrasto bianco/nero a beneficio degli interisti come il sottoscritto 😀
    Saluti separatisti lombardi, e anche parecchio libertarians,
    Alex

  5. lafayette70 Says:

    A ri-grazie da un liberal-libertario del profondissimo sud. Il calcio non rientra precisamente tra i miei interessi, ma ho colto perfettamente la sfumatura cromatica. Quest’anno c’è stato da masticare amaro per ambedue le squadre, si dice 🙂

  6. Alessandro Storti Says:

    Beh, dopo qualche delusione cui non eravamo più abituati da un po’ di anni, noi nerazzurri puntiamo alla coccarda della Coppa Italia, una delle poche cose tricolori che non mi provocano allergia 😀
    Ma per curiosità, di dove sei?
    Mio nonno era di Napoli, evidentemente la miscela di tre quarti di sangue celtico e un quarto napoletano ha creato un separatista lombardo al 101%…

  7. lafayette70 Says:

    Profondissimo, quindi Salento,precisamente Lecce. Non Puglia. Anche se il regionalismo da queste parti significa essenzialmente la moltiplicazione dei pani, dei pesci e delle poltrone. Come mamma Lega ha insegnato

  8. Alessandro Storti Says:

    Magari non ci crederai, ma volevo dirlo che eri pugliese (vabeh ok, salentino…)
    Parecchi anni fa ho combattuto una battaglia di libertà contro la leva insieme ad altri ragazzi e uno dei miei più cari “compagni di lotta” in quell’occasione fu proprio un tuo conterraneo. Devo dire che “il tacco” 😀 è terra fertile di intelligenze, al di là delle possibili differenze ideologiche -basti pensare ad un Salvemini-. E poi siamo quasi gemellati, penso che ci siano più pugliesi a Milano che in una qualsiasi delle vostre città capoluogo, o sbaglio? Comunque per me sono cittadini lombardi e tanto mi basta.
    Mi ha fatto piacere interloquire; se mi capiterà di nuovo di passare da queste parti -intanto mi sono messo il link fra i preferiti- un commento lo lascerò volentieri. Continua a seguire VenetoStato, mi raccomando 🙂
    Stammi bene,
    Alex

  9. lafayette70 Says:

    Senz’altro. Vedrò anzi di tenere l’attenzione sempre alta. In un anno posson succedere molte cose. Persino in italia…e non è detto obbligatoriamente negative. Un caro saluto 😉

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