Opera buffa

Raramente si è visto nella recente storia repubblicana un’elezione locale, seppur importante come quella milanese, caricarsi di una valenza tutta politica fino a raggiungere livelli davvero ridicoli ed imbarazzanti. Come se davvero esistesse una reale alternativa fra due proposte che incarnano perfettamente l’aria fritta che si respira in questo paese malato e malandato. In realtà la sfida epocale, che si colora di toni quasi apocalittici, nulla muta, nell’economia complessiva della dialettica partitica nazionale.

 L’obnubilamento del tifo contrapposto maschera bensì la pochezza dell’offerta sull’asfittico mercato politico italiano. Sola variante rispetto al canovaccio consueto degli ultimi 18 anni l’arma vincente del vittimismo passa dal campo berlusconiano a quello dell’avversario ed aspirante sindaco meneghino, il mite Giuliano Pisapia. Eh sì, perchè a destra, seguendo il metodo demonizzatore proprio del popolo viola e dell’antiberlusconismo militante si sono lanciati nel tentativo di demolizione dell’arcinemico attraverso tutta una serie di affermazioni che rischiano di rimbalzare e ritorcersi sugli incauti seguaci di questo modus operandi.

 Così il “mostro rosso” dell’iconografia pidiellina si trasforma, nella propaganda avversa, in un cavaliere senza macchia capace di risolvere tutti i mali della città e castigare l’arroganza di un esercito di bravi manzoniani. E dobbiamo dire che quest’ultima è stata capace di confezionare un piccolo capolavoro riuscendo a costruire un santino oleografico ma abbastanza convincente per un buon numero di votanti.

Il fallout della contesa milanese a livello nazionale potrebbe essere importante. L’ inizio del tramonto berlusconiano è, probabilmente, dietro l’angolo, una sensazione diffusa confortata  peraltro da altri segnali. Ma a costo di apparire bastiancontrari, davvero non si intravede alcuna discontinuità di qualsivoglia tipo nell’amministrazione dell’esistente. Non si comprende quali mutamenti accompagnerebbero un travaso di poteri dall’uno all’altro dei poli dominanti nel paesaggio nostrano. Eppure sarà questa, senza dubbio alcuno, la chiave interpretativa del duello scelta dal consesso dei commentatori mediatici.

 Insomma, non si respira ancora quell’aria di grandi avvenimenti che inizia a spazzare molti altri luoghi del pianeta, dall’inquieto mondo arabo, al gigante cinese ed al colosso americano che gode di una salute piuttosto cagionevole negli ultimi tempi. Senza poi dimenticare le vicissitudini tempestose dell’Unione Europea e della sua creatura monetaria il cui fallimento genererebbe uno tsunami politico di prima grandezza. Di tutto questo giungono da noi solo degli echi flebili, quando non caricaturalizzati, sullo sfondo di un quadretto da teatro grandguignol dove si minacciano sfracelli solo per lasciare gattopardescamente tutto immutato

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