Flemma anseatica

Brema, città portuale della Germania settentrionale non attraversa un momento eccezionale della propria storia. Venuta meno la forza trainante dell’industria cantieristica che ne faceva l’orgoglio della marina tedesca, questa località di oltre mezzo milione di abitanti (che si compone oltreche della perla anseatica anche della vicina Bremerhaven) vive con la flemma tipica del luogo la interminabile fase di ristrutturazione economica ancora in atto. Così accanto ai numerosi stabilimenti specializzati nell’elettronica e terziario avanzato resistono, seppur con affanno, i settori tradizionali come appunto le costruzioni navali e la siderurgia. Ma, immagine plastica di quest’era di cambiamenti vorticosi, la proprietà delle acciaierie locali è passata di mano e fa ora capo al colosso franco-indiano Arcelor-Mittal. Il tasso di disoccupazione veleggia oltre il 10% ed il reddito medio non è esattamente ai vertici della BundesRepublik.

Il quadro disegnato sembrerebbe congiurare contro la stabilità politica se teniamo oltretutto conto del livello piuttosto preoccupante raggiunto dai fatti di cronaca e violenza urbana. Ed, invece, dal lontano 1946 che aveva visto il centro urbano riemergere dalle distruzioni dei bombardamenti alleati, il potere è saldamente nelle mani dei socialdemocratici. E ivi dovrebbe restare anche per i prossimi cinque anni.

Il Ministro-Presidente del più piccolo land tedesco, Jens Bohrnsen, è, infatti, uscito vincitore dal rinnovo del landtag con un ampio margine numerico sul secondo partito in consiglio. Che non sarà più la CDU, ma i Verdi della Signora Linnert, già Assessora alle finanze nel precedente esecutivo di coalizione social-ecologista. Con un 22% abbondante, questo partito conferma il momento di grazia avanzando di oltre il 6% rispetto al voto precedente. Nonostante le apparenze, il governo non dovrebbe conoscere grossi scossoni visto l’equilibrio tra una SPD qui, come nella vicina Amburgo, incline a posizioni moderate e riformatrici di stampo schroederiano e la componente verde più radicale ma non per questo a digiuno di esperienza amministrativa.

A fare le spese dell’avanzata dei Grunen i dirimpettai della Linke che perdono un paio di poltrone pur mantenendo la rappresentanza in città e, soprattutto i liberali della FDP. Il nuovo corso del neo-Presidente Roessler non ha contribuito a risollevare le sorti critiche del junior partner nel governo nazionale della Signora Merkel. Anzi si è assistito ad un brutale dimezzamento dei consensi con un arretramento dal 6 a circa il 2,5%. Una buona parte del flusso in uscita sarà di sicuro stato intercettato da un movimento di protesta locale , i Burger in Wut(BIW), letteralmente “cittadini arrabbiati” che con l’oltre 6% raccolto a Bremerhaven confermano il proprio seggio aumentando,tuttavia, e di molto, la quantità di voti nell’urna. Peraltro il movimento riesce a battere la concorrenza della destra populista e nazionalista della NPD incapace di raggiungere la fatidica asticella del 4% necessaria per l’ingresso nel Palazzo di Città.

 Ora la pausa estiva manderà per qualche mese la politica tedesca in letargo, ma già a settembre incombe la sfida berlinese che dovrà dare conferme ulteriori o rovesciare gli attuali rapporti di forza.

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