Donne contro

Il 26 esimo distretto congressuale di New York, situato nell’upstate tra Buffalo e Syracuse era, fino a ieri, una vera e propria stalingrado repubblicana. Datava, infatti, dagli anni ’70 una supremazia che non ha conosciuto interruzione nemmeno ai tempi del clintonismo rampante. Il compianto Jack Kemp, conservatore tutto d’un pezzo, nonchè stella di prima grandezza del football, lo aveva trasformato in un feudo inespugnabile alieno dalle sirene liberal della Grande Mela.

 In poche ore tutto è stato ribaltato ed il collegio invierà a Washington, su mandato del popolo sovrano, Kathy Hochul, una signora con una ventennale esperienza nella politica locale e a suo agio anche con gli altri piccoli partiti come il Working Families Party o il Conservative Party of New York, comprimari importanti, tuttavia, in qualsiasi elezione che si rispetti, soprattutto in terreno ostile come appunto era il distretto 26. Capacità di mediazione,quindi, ed abilità manovriera. Esattamente quel che è mancato alla controparte repubblicana.

Le vicissitudini che han portato alla candidatura di Jane Corwin a spese del consumato mestierante Jack Davis hanno lasciato strascichi letali e procurato un’inopinata disfatta. Frustrato nelle proprie velleità, Davis, già presentatosi come democratico nel 2004 e 2006 e doppiamente sconfitto, ha ben pensato di appoggiarsi ad un brand vincente come quello del Tea Party, non così forte come in altre zone d’America, ma purtuttavia decisivo a determinare l’esito di qualsiasi partita. Le organizzazioni grassroots si sono divise, a dire il vero, sull’opzione Davis, alcune subodorando una volontà di rivalsa e cupio dissolvi da parte dell’eterno aspirante congressista. Ma alla fine nessuna fatwa è giunta a bloccare il cammino del reprobo e vani sono risultati i tentativi di drenare la base del suo consenso elettorale. Il 9% raccolto da Davis è bastato ampliamente a determinare il rovescio repubblicano: la Hochul ha  prevalso,difatti, per 47 a 43.

 Le recriminazioni ed i commenti hanno subito riempito le pagine virtuali e cartacee dei magazines nazionali. D’altronde siamo già in pieno clima pre-elettorale ed in ballo, fra un anno e mezzo, sarà anche la Casa Bianca. Si è fatto notare che la Corwin era una sostenitrice entusiasta del piano di riforma del Medicare proposto dall’astro nascente repubblicano Paul Ryan è che , quindi, il k.o colpiva principalmente costui. Dall’altra parte, John Podhoretz ha argomentato, viceversa, che l’evento doveva segnare una specie di spartiacque e convincere lo stesso Ryan a candidarsi contro Obama visto anche lo scarso appeal del parterre GOP.

Interpretazioni assai divergenti, come evidente e come prevedibile. Su una cosa  gli analisti di diversa tendenza concordavano quasi all’unanimità: ancora una volta, come due anni fa, saranno le tematiche legate al pessimo andamento dell’economia e all’emergenza collegata del twin deficit a dominare il campo. Il più abile ad offrire una risposta all’angosciante dilemma degli americani farà sua la posta. Ma battere lo spettro della più grave crisi economica e finanziaria di tutti i tempi potrebbe rivelarsi impresa ben più ardua che  neutralizzare il terrorismo islamista ed il suo capo supremo. Anche di questo dovrebbero essere coscienti dalle parti di Pennsylvania Avenue…

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