La Festa è finita

Mettiamola così. Dalle macerie fumanti del centro-destra italiano uscito letteralmente annichilito, o quasi, da un voto amministrativo inopinatamente trasformato in ordalia politica,  è difficile scaturisca qualcosa di vitale che possa rifondare le basi di un moderno conservatorismo liberale.

In primis per il semplice motivo che questa tradizione è quasi inesistente dalle nostre parti: i pochi liberali che hanno avuto in sorte il destino di appassionarsi alle vicende di questo paese e occuparsi, in qualche modo, di fornire un supporto intellettuale ad una materia informe non insensibile al fascino velenoso dell’autoritarismo, hanno subito un boicottaggio da parte delle elites governative di qualsiasi colore politico esse fossero. Soprattutto quelle conservatrici della cui opera l’attuale Premier pretenderebbe essere il continuatore. Basti ricordare i casi di Luigi Einaudi, sommo economista liberista e Bruno Leoni, uno dei massimi filosofi del diritto mondiali negletto in patria. Di fronte alla mancanza quasi totale di un sostrato di contenuti idonei alla bisogna, il vertice dello schieramento moderato nazionale ha preferito, dunque, puntare sulla carta del populismo e della leadership carismatica facendo propria, anche se in maniera sommaria, la caratterizzazione personalistica dell’agire politico invalsa negli ultimi decenni.

 Il risultato principale che ne è derivato è la totale afasia progettuale ed incapacità di confrontarsi con le necessità impellenti di riforma in un sistema vieppiù  sclerotizzato come quello italiano. La vuota sloganistica ed il protagonismo velleitario del capo supremo hanno, in sintesi, frustrato qualsiasi spinta positiva dell’elettorato in direzione di un mutamento sostanziale dell’assetto da ancien règime ricostituitosi, anzi, con forza accresciuta dopo la crisi e le convulsioni di inizio anni ’90. Logicamente con la sistematica sconfessione pratica di tutti i punti della quanto mai generica piattaforma  berlusconian-leghista il riflusso definitivo, quello destinato a ripristinare lo status quo precedente alla comparsa dell’ “anomalia”, doveva apparire come una mera questione di tempistica.

 Ed ora, dopo il devastante k.o meneghino-partenopeo(e non solo) puntualmente il momento del redde rationem sembra essere giunto. Assai probabile che si decida di continuare la navigazione in mari sempre più tempestosi per i restanti quasi due anni che ci separano dalla conclusione della legislatura, ma il ciclo si avvia al termine con inesorabile cadenza. Nè varra ad invertire la rotta il vano affannarsi attorno ad espedienti scopiazzati dal campo avverso quali le primarie. Il peggiore danno di questa ventennale avventura  è stato l’aver suscitato speranze di cambiamento eluse con autolesionistico cinismo. Ed è assai complicato che dalla rabbia possano scaturire energie positive da investire in un progetto futuro di un qualche respiro.

 Di certo nulla ci si potrà attendere dal trionfante blocco social-conservatore capeggiato dai vari Vendola, Bersani e Di Pietro capaci di accreditare il ritorno all’ordine come una rivoluzione epocale. Nulla se non provvedere, come peraltro paiono assai attrezzati, a svolgere il mesto ruolo di curatori fallimentari di un sistema sempre più vicino alla bancarotta.

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3 Risposte to “La Festa è finita”

  1. Hai talmente tanta ragione che ti rubo il post, amico mio.

  2. lafayette70 Says:

    Lietissimo di essere derubato 🙂

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