Fuga per la sconfitta

Mi importa poco che anche in forza del mio voto il veto all’energia nucleare o l’attuale assetto disastrato delle reti idriche nazionali rimarrà tale. Perchè è chiaro che a prevalere saranno i sì in questa specie di mobilitazione di massa dal sapore sovietico che saranno i prossimi referenda previsti per il 12 e 13 giugno.

La fiera del politicamente corretto, la palestra del conformismo di massa progressista potrebbero celebrare il proprio trionfo, questo è innegabile. Ma se a questo si giungerà non sarà per colpa di chi a votare ci andrà, magari apponendo la crocetta sull’opzione opposta all’inerzia del momento. Perchè non credo che un Esecutivo debole e per nulla liberale sarebbe mai stato in grado di mettere mano alla politica energetica in direzione dell’atomo o attuare un coraggioso sussulto riformatore su uno scandalo vergognoso quale la gestione pubblica degli acquedotti, quello pugliese in testa.

Ebbene no: la strada per un recupero di credibilità da parte di chi dice di fondare il proprio agire politico sul principio sacro ed irrinunciabile della libertà individuale  passa anche per le battaglie ideali, soprattutto per quelle che appaiono perdenti. Ingenuità? Magari sì. Ma perlomeno la certezza di non trasformarsi nella brutta copia di quel sistema di pensiero e prassi oppressive che si afferma stentoreamente di voler contrastare.

Ecco: il referendum è un’arma spuntata e non ho soverchia fiducia nella democrazia diretta come, d’altronde, non ne ho nei riguardi di quella rappresentativa ormai ridotta ad un giochino truccato a tutela di interessi corporativi consolidati. Potrò,però, nel mio piccolo, esporre le mie ragioni, confrontarmi e perfino far cambiare idea a qualche apologeta dell’idea dominante. Senza fughe, senza mezzucci, senza il cinico opportunismo che accompagna l’instaurarsi ed il perpetuarsi di ogni regime illiberale.

 Ovviamente non mi sognerei mai di attribuire le caratteristiche succitate  a tutti coloro che sceglieranno il mare per semplice sfiducia e scetticismo sull’istituto, ma solo agli ignavi in grado di prendere le decisioni e che, pilatescamente ed italianamente, decidono ancora una volta di non decidere.

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2 Risposte to “Fuga per la sconfitta”

  1. Sappi che se la sottoscritta, se non si recherà alle urne, sarà solo (magari finalmente) per cause di forza maggiore. Mi rimangono alcune perplessità: magari ne parleremo.
    Buona giornata, Sal.

  2. E se boicottassimo il referendum?

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