Ultimi fuochi

Chiusura di campagna elettorale senza il botto per i socialisti portoghesi. Nè poteva essere diversamente considerando gli avvenimenti che hanno portato alla caduta del governo di José Socrates ed aperto la strada al ritorno dei conservatori. Così, una manifestazione in tono minore, pur se con un pubblico di supporters abbastanza nutrito, ha accompagnato gli ultimi discorsi del Primo Ministro uscente e dei nomi storici del socialismo organizzato lusitano, su tutti il patriarca Mario Soares.

 Sussisteva qualche dubbio sull’appoggio della vecchia guardia, di cui Soares è l’incarnazione suprema, all’ex enfant prodige che, tentando di emulare quanto altrove fatto da Tony Blair e Gerhard Schroeder, aveva inaugurato un nuovo corso liberaleggiante fatto di progressismo sociale e caute aperture al mercato. Ebbene il tanto sospirato appoggio è alfine giunto anche se è piuttosto arduo ipotizzare che  inverta l’inerzia consolidata del voto. Riuscire ad evitare che la coalizione di centro-destra, data sulla soglia della maggioranza assoluta dei seggi, raggiunga il quorum per creare una nuova compagine governativa sarebbe il massimo risultato cui Socrates ed i suoi possano aspirare. Un Esecutivo di salvezza nazionale per affrontare il momento di emergenza economica diverrebbe, in questo frangente, una necessità ed i socialisti, apparentemente spacciati, una riserva irrinunciabile in chiave numerica.

Difficile che il tandem fra socialdemocratici e cristianodemocratici possa discostarsi molto dalle politiche di austerity messe in atto dai gabinetti Socrates. Il rischio serissimo di un default incombente come quello che assilla Grecia ed Irlanda, compagne di sventura nel poco invidiato club dei P.I.G.S., non concederà, infatti, molti margini di manovra ai nuovi eventuali timonieri di Lisbona. Non resterà, da parte loro, che accettare i diktat di Bruxelles per quanto draconiani questi possano essere rischiando, ovviamente, dei seri contraccolpi sulla pace sociale. Le rivendicazioni dell’estrema sinistra ed una prevedibile ondata di antieuropeismo saranno le più evidenti manifestazioni di questo profondo malessere.

Vero che la responsabilità ultima di tutto questo cataclisma risiede nella irresponsabile attività della FED americana, ma è altrettanto innegabile che i politici portoghesi hanno contribuito grandemente ad aggravare il quadro locale con un pressappochismo ed una propensione alla spesa pubblica ai limiti dell’incoscienza. Compito da far tremare i polsi, quindi, e, forse, qualcuno fra i dirigenti presenti in piazza stasera sarà stato sfiorato dall’idea che una sconfitta nelle urne sia quasi quasi più augurabile per non rimanere con il cerino della crisi in mano, pur condividendo l’onore con altri.

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