Stato di polizia virtuale

Una prova evidente dell’irresistibile stato di avanzamento dellla svolta autoritaria in corso sui nuovi media.Senza soluzione di continuità, a dire il vero, con i tentativi di museruola di altre leggi europee quali  l’HADOPI  francese o la Ley SINDE spagnola. L’imperativo, categorico, è sempre lo stesso: mettere la mordacchia ad uno strumento capace di far tremare la connection tra i detentori del potere reale degli stati, ivi compresi quelli sedicenti democratici che invece paiono , sempre più, delle brutte copie dei regimi filosovietici dell’est europeo che fu. Così, mi pare, di poter inquadrare l’assurda e liberticida direttiva, quasi un ukaze zarista, dell’AGCOM (la solita autorithy repressiva nominata da un governo regolatore  che teme di perdere la propria funzione di balia perpetua) con la quale si impone la rimozione di contenuti in violazione del copyright senza passare per le vie giudiziarie. Una decisione in pieno stile minculpop che non desta la minima sorpresa e che dimostra la totale refrattarietà della politica ufficiale di fronte alle istanze di libertà crescente proveniente dal mondo virtuale. Ben vengano allora tutte quelle iniziative volte a contestare in maniera decisa come si conviene questa e consimili derive poliziesche. Non sono solamente condivisibili: sono doverose

 

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