Quod erat demonstrandum

Dal sito “Rischio Calcolato” recupero questo pezzo di Francesco Simoncelli, al secolo Johnny Cloaca:

Era strano che infatti dopo tanta assenza dalle scene pirotecniche si rfacciano vivi certi figuri quando le cose sembrano precipitare di nuovo. Ovvero il piede é pronto a dare un successivo calcio al barattolo, solo che il piede si sta stancando vista l’enormità che tale barattolo nel tempo ha acquistato. E’ più difficile calciarlo. Fa male. Però lo si calcia lo stesso. Solo che arriva il cretino di turno che ci dice che quello che percepiamo non é dolore, bensì un “riflesso spontaneo che deve essere intensificato” per il bene di tutti (ovviamente). Ma date le condizioni precarie in cui versano le persone in giro per il mondo, si sta capendo che quello che si prova é davvero dolore e non un’altra funambolica trovata di qualche imbecille Keynesiano che vuole assolvere e beatificare l’aiuto agli “amici degli amici”. E allora ci ritroviamo col solito zombie che ci offre l’ennesima supercazzola per giustificare la sconsideratezza dei suoi padroni. Leggiamo[1]:

«I ricchi sono molto pochi in qualsiasi paese, ma posseggono un enorme potere. Un indicatore di questo potere è ciò che sta accadendo con il debito pubblico sia negli Stati Uniti che nell’Unione Europea, come anche in Spagna. La loro influenza sullo Stato di questi paesi ha determinato una notevole diminuzione delle tasse negli ultimi trent’anni (in Spagna negli ultimi quindici), cosa che gli ha permesso di diventare ancora più ricchi.»

Ora salta fuori che tutti i ricchi sono uguali. Ovvero, chi possiede qualcosa diventa automaticamente l’anatema della civiltà e solo una decrescita felice ci potrebbe far diventare tutti uguali, a sguazzare nella melma e rinchiuderci nelle nostre capanne di fango. Santa madre terra sarebbe contenta così come tutti i flagellatori dei santissimi coglioni sulle questioni dell’anidride carbonica e dell’ozono. Puttanate, perché é la classica differenza che manca di affiorare quando si parla di imprenditori (cancro dell’umanità, secondo questi grandi pensatori economici della fanghiglia sotto i miei stivali) alla Montezzzemolo oppure quando si parla di imprenditori che solo per una firma del notaio devono sborsare 2000€. Allora viene da se che chi ha amici ai piani alti o risiede direttamente ai piani alti se ne fotterà altamente delle tasse e continuerà a fare la sua vita del cazzo parassitando i poveracci e dando libero sfogo a feccia economica come tal Navarro, che magicamente si scorda di ricordare che é lo Stato che spende e le tasse sono semplicemente un’espropriazione della proprietà altrui, e che tutte le entrate magicamente si trasformano in spese (la maggior parte delle volte improduttive) che vanno ad infilarsi su quegli allegri numerini rappresentati dal debito pubblico. Le briciole ai poveracci, in modo da potersi lamentare; ma attenzione mai vedere come vengano fregati da mille mani che riempiono le loro tasche.

 

«Questa forte riduzione delle entrate ha fatto sì che gli stati si indebitassero, chiedendo prestiti alle banche in cui le persone facoltose depositano e investono i loro soldi. In questo modo questi, invece di pagare lo Stato (con le tasse), prestano i soldi che hanno risparmiato non pagando le imposte al paese, il quale deve pagare loro gli interessi. Per loro il sistema è perfetto (e per le banche in cui depositano i loro soldi), trasferendo così una grande quantità di fondi dal settore pubblico, ai ricchi e alle loro banche.»

 

Come in una qualsiasi impresa le entrate derivano da un sano investimento operato meticolosamente studiando i segnali di mercato, domanda: come li studia i segnali lo Stato quando il mercato é drogato fino all’inverosimile? Non solo, perché lo Stato può passarla liscia dopo che avendo fatto investimenti improduttivi (come é solito fare) deve rivalersi sulla popolazione se non vuole andare fallito? Ovvero, perché le poltrone per la facce di merda sono sempre disponibili data la loro inutile esistenza? Doamnda di riserva per l’attento lettore: se i cosiddetti super ricchi hanno i conti in queste banche super-potenti, perché lo Stato (che qui passa come la verginella che si ritrova “per caso” nel vicolo buio) ha salvato col denaro dei contribuenti istituzioni come Citigroup, AIG, Fannie Mae & Freddie Mac? Discorso che si applica anche all’Europa (ING, Fortis, ecc.). Perché lo Stato non ha detto: “Spiacente lo Stato siamo noi e voi non siete un cazzo!”? Ma…ma… Vuoi vedere che….

 

«[…] Questa concentrazione dei redditi ha creato un enorme problema economico: la mancanza di domanda che stimola l’economia e che crea occupazione.»

 

Ahhh! Eccoci finalmente arrivati al punto cruciale di tutta questa solfa su numeri lanciati nella mischia: la domanda aggregata. La matrice Keynesiana é fin troppo evidente. Secondo Keynes non era tanto il pubblico che doveva accollarsi i debiti privati, ma chiedeva allo Stato di utilizzare la spesa pubblica per “sostituire” quella privata che era venuta meno e sostenere la domanda aggregata al livello di “piena occupazione”. Ovvero, con la spesa a deficit (di quali investimenti si tratta ce ne sbattiamo altamente, basta che si spende!) durante la crisi, perché il pareggio di bilancio é un “ostacolo” che non permetterebbe di sostenre la domanda in caso servisse così da riportare la capacità produttiva al livello di piena occupazione delle risorse (ho sentito qualcuno dire incentivi alle auto?). Interventismo per “curare” i sintomi e non la malattia.

La domanda da porsi: sono aumentati in termini reali i salari? La risposta é no!

E’ stata trasferita ricchezza reale dalle tasche dei lavoratori (che pure vedevano i loro salari aumentare) verso quelle di chi i soldi nuovi li riceveva (e spendeva) per primo. Salari nominali più alti, ma salari reali più bassi. Proprio il rimedio suggerito dal magico Keynes per aumentare l’occupazione facendo diminuire il salario reale dei lavoratori senza che questi se ne accorgessero.

That’s inflation, baby!

 

«I ricchi hanno così tanti soldi che, quando ne guadagnano di più, invece di aumentare il loro consumo lo investono al fine di accumulare sempre più soldi, creando un grave problema.»

 

Orrore! Il risparmio. Riguardo i risparmi Keynes non se ne preoccupava perché secondo lui erano gli investimenti a determinare i risparmi e non viceversa. Keynes riteneva che solo lo Stato (!!) potesse avere la visione di lungo termine per farli, gli investimenti (da qui la sua espressione “socializzare gli investimenti”). Questa gente sembra fatta con lo stampino, d’altronde gli zombie sono tutti uguali; eccola la soluzione di Navarro! Una zombizzazione globale così non esisterà nè ricco nè povero, al modico di prezzo del vostro cervello.

Ovviamente gli imprenditori quando vanno a chiedere un prestito in banca non sanno se il denaro preso in prestito sia frutto di risparmi o di espansione del credito, quindi successivamente operano le loro scelte. La riserva frazionaria gonfia il lato degli asset bancari e le sue passività, creando letteralmente denaro dal nulla non sostenuto da risparmi reali. Ma non sono i “ricchi” che accumulano denaro, sono le persone che operando scelte nel mercato decidendo di rinunciare alla loro consumazione odierna per risparmiare e consumare in futuro. Eccoli i segnali, attraverso la preferenza temporale, che guidano gli investimenti. Ma se sono drogati da iniezioni e creazioni di liquidi, come possono dire il “vero”?

 

«In tempi di recessione bisogna che la gente consumi affinché la domanda cresca. Ma se il 20% del reddito nazionale è posseduto dall’1% della popolazione che (in proporzione) consuma meno, si crea un grande vuoto nella domanda.»

 

Eccerto! E’ per questo che é sempre una festa quando si drogano i tassi d’interesse come fa Zio Ben e li si manda sottozero. Quando la BCE ha alzato il tasso d’interesse del denaro di un quarto di punto a Navarro gli avrà preso un infarto. Perché? Perché più i tassi sono bassi (e se la banca centrale aziona la manovella della stampante tanto meglio) più la gente stipulerà prestiti, più si creeranno lavori, più il Keynesiano sarà contento. Artificialmente abbassati i tassi non rispecchiano la realtà e conducono ad investimenti improduttivi, ma si sa la spesa é la cosa migliore del mondo.

 

«Inoltre, siccome non c’è molta domanda per la cosiddetta economia produttiva dove si producono beni e servizi (come conseguenza della diminuzione dei redditi del lavoro in percentuale del reddito nazionale), i ricchi non ritengono opportuno investire in attività e in settori produttivi, ma in attività più redditizie, quelle speculative, creando così le bolle che ci portano ai disastri che conosciamo.»

 

La facilità con cui gli escono certe palle é davvero sorprendente. La crescita della massa monetaria M3 nei vari paesi europei é stata per così dire regolare: Francia e Germania avevano ad esempio un tasso di crescita annuale dell’offerta di denaro di circa il 3%. Ma le aree periferiche dell’Europa (Spagna, Portogallo, Grecia) hanno registrato anche picchi del 15%. Denaro creato dal nulla dato in prestito a bassi tassi che é andato a finanziare eventi improduttivi. Di chi é la colpa quindi? Dei ricchi? Degli imprenditori? O forse della riserva frazionaria legalmente approvata dagli Stati che le banche adoperano scriteriatamente?

 

«La bolla immobiliare ne è un esempio.»

 

Il ciclo economico non viene nominato manco a pagarlo. Ce lo saremmo sognato, forse… Nella realtà il denaro nuovo si é riversato nei mercati finanziari e nel mercato immobiliare, ed ecco perché a fronte di un aumento del “circolante” sono aumentati in prevalenza i prezzi delle azioni e degli immobili:

 

figura6 A volte ritornano, perché non se ne sono mai andati

 

Da notare l’andamento del Dow Jones nei due momenti cruciali in cui sono stati lanciati i programmi di QE1 (inizio 2009) e QE2 (fine 2010). Ma ovviamente finché si cambia il paniere a fantasia “non” ce ne accorgiamo. Questo denaro nuovo poi circola ed aumenta il reddito dei primi destinatari della spesa (costruttori di case, speculatori di borsa, grandi affaristi, immobiliaristi). I “secondi” a ricevere la moneta si arricchiscono meno dei primi, perché alcuni prezzi sono già aumentati, e spenderanno la moneta in mercati diversi, andando ad aumentare la domanda (non in termini di unità richieste, ma in termini di soldi offerti per ottenere la merce) di altre merci.

Il processo non é breve ed assolutamente non omogeneo ed alla fine della catena, quando aumentano finalmente anche i salari, gli operai si trovano comunque a poter “comperare di meno” di quanto potevano fare col salario vecchio, anni prima.

In sostanza, un’immissione di denaro aumenta il reddito di qualcuno a scapito di qualcun altro mentre non ha nessun effetto benefico “in se”. In questo senso certamente dipende “dove viene indirizzata” la nuova moneta in quanto così si determina chi viene favorito.

La domanda quindi diviene: chi ha sottomano il tasto “stampare qui“?

 

«E, attraverso le agenzie di valutazione dei titoli, come Moody’s, Standard & Poors e le altre (che sono strumenti delle banche), creano la percezione di un’economia a rischio, che porta gli Stati a dover pagare interessi elevati.»

 

La percezione del rischio é dovuta ad un’altra cosa e cioé al fatto che quando si prende in prestito denaro non si é poi sicuri di poterlo restituire (sia chiaro, non perché il “sistema” non permette di farlo). Quando ci si trova in stato di insolvenza si deve chiedere in prestito altro denaro per pagare il primo debito e per ottenerlo in prestito (vista la condizione precedente) vengono richiesti interessi maggiori.

Visto che ora si sta chiedendo liquidità per pagare un debito già contratto e non per investire, la propria speranza di poter ripagare il secondo debito sarà praticamente nulla e la quota da rimborsare sarà aumentata per via degli interessi. Ma con i tassi drogati questo non viene segnalato al mercato e si pensa di vivere alla grande per 365 giorni l’anno a spasso-landia, mentre all’uscita aspettano gli ufficiali giudiziari.

 

«Le banche spagnole possiedono il 52% del debito spagnolo. Ricevono prestiti di denaro dalla Banca Centrale Europea a interessi molto bassi (1%) e con questi soldi comprano titoli pubblici dallo Stato spagnolo, che offre una redditività del 6%.»

 

Quello che é avvenuto per la Grecia. All’attento lettore trarre le conclusioni.

blank A volte ritornano, perché non se ne sono mai andati

«È ovvio che esistono alternative. Da questa analisi si deduce che il modo migliore per evitare l’indebitamento dello Stato non è diminuendo la spesa pubblica (molto bassa nel caso spagnolo), bensì aumentando le tasse dei ricchi e dei super ricchi ai livelli del periodo anteriore (e nel caso spagnolo a livelli omologabili a quelli dei paesi nordici).»

 

Ricapitolando quindi: in assenza di piena occupazione, lo Stato dovrebbe spendere a deficit per aumentare la domanda aggregata in modo da utilizzare la precedente capacità produttiva e condurre quindi alla piena occupazione. Non solo, da buon Keynesiano socialista, una volta raggiunto questo punto, ogni aumento ulteriore della moneta in circolazione produrrebbe solo inflazione per cui lo Stato dovrebbe tassare per ripianare in tempo di vacche grasse ciò che aveva speso a deficit in tempo di vacche magre. Detto in parole povere? Keynes for dummies!

E dopo essermi pisciato sotto dalle risate per l’ennesima volta, l’unica cosa da fare ora é mettere anche questa sul conto della solita tintoria. Ma non é finita[2]:

«Il punto sarebbe dunque – meglio: il punto è – capire che è proprio nel sistema del denaro così impostato che risiede lo stupro quotidiano del proprio lavoro e dunque della propria vita, non nell’utilizzo di moneta cartacea o virtuale. Ciò che va ripensato è il ruolo del denaro che – per dirla alla Ezra Pound – non è né deve essere una merce.

E occhio, è ingenuo pensare “allora che facciamo, torniamo al baratto?”, come ogni qualunquista di solito risponde a ragionamenti del genere. Fare così è come evitare di voler trovare altre soluzioni pur avendo capito benissimo che quella attualmente utilizzata è una truffa.»

E’ bene ricordare che:

    1. La moneta nasce dall’abitudine lungamente praticata di usare per gli scambi i metalli preziosi. La moneta, nel senso di conio, é un pezzo di metallo prezioso che ad un certo punto é stata coniato, cioé la garanzia riguardante il peso e la qualità dello stesso, da parte di un’autorità (riconosciuta), per facilitare gli scambi. Il fatto di avere il conio, da servizio pubblico che era, é poi diventato un’arma in mano ai governanti per derubare ulteriormente, e di nascosto, la popolazione e renderla infine compeltamente schiava.

 

  1. Serve per velocizzare e facilitare estenuanti contrattazioni, ma soprattutto per avere il “capitale”, ovvero un’accumulo di ricchezza difficile da ottenere con altri tipi di merce. Esempio: io possiedo diversi beni e servizi (il mio lavoro) e voglio scambiarli per ottenere altri beni e servizi di cui ho bisogno. Che faccio? Qualcuno suggerisce il baratto, ma questa soluzione pone diversi problemi:
  • se voglio scambiare un cuscino con dei pomodori devo trovare esattamente un che possiede i pomodori e vuole il cuscino;
  • come posso scambiare 5/30 di percora per una sedia?Per risolvere questi, ed altri, grattacapi la gente (non i re o i governi) ha iniziato ad operare scambi indiretti. Non scambiava il cuscino direttamente con i pomodori ma con altri beni, fino a quando non trovava qualcosa che era desiderato da chi aveva i pomodori. In questo processo sono state evidenziate alcune merci che “erano accettate negli scambi” più delle altre (oro, argento, ecc.), ma non perché ci fosse una qualche convenzione che ne stabilisse il valore! Erano esse stesse un valore ed una ricchezza per la nazione (perché considerate tali dalle persone).

«Esistono vari esperimenti invece, nel mondo, in cui si provano monete diverse (monete locali) o “certificati di lavoro” differenti, spendibili in altro modo e sempre all’interno della comunità.»

Il problema principale? Monete convenzionalmente cartacee, con autorità centrale che può stamparne a volontà. Strano che non ho sentito “lavoro sociale”, tra tutte le palle sparate mancava proprio Marx.

E nel 2011 siamo ancora a baloccarci con tutte queste stronzate.

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