Lotta per le investiture

I partiti della sinistra francese iniziano a scegliere i cavalli sui quali puntare nella oramai prossima corsa presidenziale il cui primo turno è previsto per l’aprile 2012. I primi a sbrogliare la matassa sono stati i comunisti che hanno optato, come previsto, Jean Luc Mélenchon, transfuga socialista e fondatore di un partitino personale, il Parti de la Gauche. Federatosi con il vecchio PCF(Parti Communiste Français), il PdG ha,a sua volta, dato origine al Front de la Gauche, una sorta di cartello elettorale che ha raccolto un ottimo 9% alle recenti elezioni cantonali. Massimi beneficiari dell’allenza i comunisti che sembravano destinati ad un inglorioso tramonto(la candidata di bandiera Buffet aveva collezionato un misero 1,9% nel 2007) e che, viceversa, riescono a sfruttare il vento favorevole del discusso ed ingombrante Mélenchon, personaggio vulcanico e non alieno da certe tirate populiste che gli hanno guadagnato l’occhio attento e non sempre benevolo della stampa e dei commentatori politici francesi. Alla fine lo stesso è riuscito a vincere agevolmente la consultazione interna distaccando nettamente il principale avversario del PCF André Chassaigne. Non si è trattato, tuttavia, di un plebiscito e le tensioni sopite in vista degli importanti impegni dell’anno prossimo potrebbero riaffiorare insidiose in campagna elettorale. La posta, come noto, potrebbe essere importante: non tanto un’impossibile elezione all’Eliseo quanto un buon successo alle successive legislative di giugno ed alcune postazioni di rilievo in un futuro, probabile, governo a guida socialista. Passando ai verdi, o meglio Europe Ecologie come recita la denominazione ufficiale della formazione ecologista, quest’ oggi era in programma il ballottaggio per le primarie tra Eva Joly e François Hulot, noto campione dell’ambientalismo televisivo. Al primo turno la Joly, già magistrato aveva sfiorato l’impresa fermandosi ad una manciata di voti dall’incoronazione. Hulot, accreditato di ottimi numeri nelle rilevazioni di opinione fino a qualche mese fa è incappato, di seguito, in alcune velenose polemiche che ne hanno intaccato l’appeal presso l’elettorato. Risultato: da possibile outsider della corsa presidenziale, Europe Ecologie rischia ora di fare poco più della tappezzeria con risultati ben al di sotto del 16% delle europee 2009 e del 12 collezionato nelle regionali dell’anno successivo. Esaurito quest’antipasto, l’attesa è tutta ovviamente concentrata sulla madre di tutte le disfide di partito: le tanto attese e tribolate primarie del PS, calendarizzate in ottobre. Il clamore dell’affaire Strauss-Kahn e l’attuale incertezza su una possibile, anche se improbabile, rentrée del ex-gran favorito della contesa regala quel margine e quell’alea di incertezza che contribuirà a mantenere desta l’attenzione dei francesi sul principale rivale di Nicolas Sarkozy. E potrebbe essere un ottimo modo di tirare la volata ad un gruppo dirigente che ha spesso sofferto in passato, almeno dopo l’eclisse di François Mitterrand, nel riuscire a trovare personalità di rilievo capaci di sfatare quella patina di grigiore e mediocrità principali responsabili di tre successive e clamorose sconfitte nel tentativo di riconquistare  la carica più ambita d’oltralpe

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