Alea iacta est

L’annuncio tanto atteso è, infine, arrivato: Il governatore del Texas, Rick Perry ha deciso di attraversare il suo Rubicone( o il Potomac, se preferite) e lanciarsi nella corsa più folle d’America, la lunga marcia verso la nomination repubblicana in vista delle elezioni presidenziali del 6 novembre 2012. Punti forti: ottimo comunicatore, buon carisma ed abilità nel fundraising. Tallone d’Achille, forse, la sua texanità spinta fino al punto, giusto l’anno passato, di evocare una possibile secessione del Lone Star state dall’Unione. Un’esasperazione per cavalcare la protesta contro le impopolari politiche dell’amministrazione in carica, certo. Ma, altrettanto sicuramente, sarà un argomento che “colleghi” ed avversari democratici utilizzeranno contro di lui da qui ai prossimi mesi. Non è però detto, vista l’attuale poca popolarità dell’establishment washingtoniano, che la minaccia vada a buon fine. L’avversario principale di Perry, ben introdotto negli ambienti più conservatori, resta Mitt Romney considerando che il neo-candidato dovrebbe riuscire a drenare un bel po’ di consensi all’eroina dei tea partiers Michelle Bachmann. Singolare ed intrigante sarà poi il confronto con l’altro texano in lizza Ron Paul. A conferma che il baricentro politico, dopo quello economico degli States si sta spostando dalla tanto un tempo magnificata west coast al profondo sud, territorio povero e marginale soltanto pochi lustri addietro.

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