Il Rompiballe

Commento esaustivo dell’amico Luca Fusari in merito all’Ames straw-poll, il primo banco di prova per i candidati repubblicani alla nomination “presidenziabile”

Nella serata di sabato si è svolta la votazione dello straw poll in Iowa tra i delegati partecipanti al caucus organizzato nella fiera della cittadina di Ames, le previsioni ottimistiche della vigilia dei libertari si sono rivelate puntualmente corrette, confermando quanto già anticipato in questo articolo: http://www.movimentolibertario.com/2011/08/13/2012-liowa-lancia-ron-paul/

L’Iowa lancia Ron Paul e le sue prospettive presidenziali all’interno del Partito Repubblicano in vista dell’inizio delle primarie nel febbraio 2012.

Questo nonostante la stampa italiota si sia prontamente accodata a quella statunitense d’apparato al fine di negare l’importante affermazione di Ron Paul nelle urne, esaltando utilitariamente ed unicamente solo Michele Bachmann, senza porre alcuna seria analisi dei numeri usciti dal sondaggio (da loro in precedenza snobbato e sminuito fino a quando non si è definita con certezza numerica la vittoria della Bachmann).

Ma se i numeri da soli non dicono tutto, i giornali addirittura non li analizzano proprio!!.

Se questi fossero analizzati al di là di una certa visione semplicistica plebiscitario-democratica, racconterebbero ben altro ed una situazione completamente opposta alle tante vuote retoriche propinate col palese fine di anestetizzare le coscienze a seguito dello straw poll.

Appare evidente, come si può vedere dai risultati finali (riportati qua http://www.ronpaul.com/2011-08-13/ron-paul-2nd-place-at-ames-straw-poll/ da questo sito: http://caucuses.desmoinesregister.com/ ) che Ron Paul si è rivelato il vero vincitore non soltanto morale dell’Ames Straw Poll 2011, benchè questi sia arrivato per stretto margine di voti secondo dietro alla vincitrice Michele Bachmann.

Il suo risultato è ampiamente superiore per molte ragioni alle più rosee aspettative della vigilia; lo stesso Ron Paul ha sempre predicato prudenza puntando per modestia sua personale alla pedana del podio più bassa, ma i numeri dicono altro, Ron Paul ha sfiorato addirittura la vittoria numerica e di certo anche con il suo secondo posto ha colto una vittoria pesante per vari motivi.

Anzitutto il corto distacco con la vincitrice: Ron Paul ha ricevuto 4671 voti di gradimento (pari a 27,65%) contro i 4823 (pari al 28,75%) della Bachmann.

La distanza tra la prima e il secondo classificato si è rivelata molto risibile: soli 152 voti pari allo 0,9%; un margine di distacco ampiamente recuperabile nei mesi che intercorrono con la primaria vera propria all’interno di questo Stato.

Quindi la Bachmann pur vincendo la simulazione di primaria non ha distanziato il Dottore con valanghe di voti, tutt’altro è semmai Ron Paul ad aver dato ampio margine a Pawlenty (arrivato terzo con circa metà dei suoi voti) e a tutti gli altri sfidanti GOP, marcando da vicino la vincitrice.

Gli esponenti maschili dell’establishment del partito dell’elefante: Perry e Romney guadagnano rispettivamente solo il 3,62% e 3,36% venendo superati anche da gente come Santorum e Cain (il che è tutto dire…).

A fronte di ciò bisogna ricordare che la Bachmann pur essendo da lungo tempo residente nel Minnesota è nativa proprio dell’Iowa con la sua famiglia-clan, quindi la vincitrice giocava in casa in questo sondaggio.

Benchè sia una vittoria, per come è stata conseguita e per i suoi numeri, la Bachmann non può certo gioire, necessitava di ampio margine al fine di risultare realmente competitiva rispetto al secondo arrivato sfruttando proprio il fattore casalingo; invece non ha distanziato Paul, questi ha rischiato di fare il colpo grosso vincendo in casa della prima agevolmente.

Il vero vincitore è quindi Ron Paul proprio in ragione del campanilismo che ha notevolmente favorito e avvantaggiato la risicata vittoria della Bachmann.

La partita giocata dal Dottore si è basata sui contenuti politici  a fronte di chi ha potuto invece ampiamente farsi conoscere puntando sull’empatia del suo nativismo biografico presso i suoi concittadini, questo è un fattore da non sottovalutare nell’analisi dei voti.

Nella politica al pari del calcio, chi come Ron Paul segna punti e consensi pesanti in trasferta negli Stati-stadi dei propri avversari ha certamente maggior rilevanza e peso di chi come la Bachmann ha gioco facile nella rendita di consenso sul campo; a maggior ragione se analizziamo questo straw poll rammentando come di fatto esso mostri un pareggio tra i due primi classificati.

Se i numeri danno formalmente ragione alla vincitrice, i numerosi fattori locali a lei favoreli  in tale contesto di voto paradossalmente la indeboliscono rivalutando l’impresa di Ron Paul e la sua affermazione finale al di là del suo essere arrivato secondo.

La quasi vittoria numerica di Paul dimostra come la candidatura della Bachmann sia debole non solo sul piano nazionale (si pensi ai sondaggi online citati nel primo link che la vedono nettamente ai margini) ma anche sul terreno, in uno Stato come l’Iowa che conosce bene e sul quale avrebbe dovuto costruire la sua immagine per aspirare alla nomination e ad un proseguo di campagna elettorale in discesa.

Invece anche il terzo posto di Pawlenty risulta certamente un punto a sfavore della Bachmann, in quanto questi potrebbe metterla in difficoltà (viste le forti similarità di programma politico) come è già avvenuto nel dibattito televisivo anche in Minnesota, rubando a lei consensi pesanti a tutto favore del suo principale rivale: Ron Paul

Il congressista libertario ha invece dimostrato sia nei sondaggi online post-dibattito televisivi che nello straw poll dell’Iowa come la sua candidatura sia concreta e solida e certamente in pole position per la nomination nazionale.

Neppure il frettoloso ingresso in pompa magna del texano Rick Perry (anch’egli esaltato subito dalla stampa italiota e statunitense nel tentativo di trovare un loro gradito personaggio di copertina), è riuscito quest’oggi a rubare voti e consensi a Paul (semmai nel proseguo è probabile che tolga consensi proprio alla Bachmann), anzi lo scarso impatto nello straw poll (paragonabile a quello di Romney, il che la dice lunga anche sulle chance del miliardario mormone da sempre in cerca della nomination) da parte del governatore del Texas, ben inquadra la candidatura d’apparato di questo personaggio, non riuscendo minimamente ad impensierire ed impressionare il Dottore.

C’è da scommettere che in un derby presso l’elettorato del Lone Star State per la nomination, Perry non riuscirebbe a battere Paul, viste le cifre assai misere con il quale il primo si presenta tardivamente sulla scena nazionale. proponendo solo ambizioni presidenziali personali con fumosi contenuti retorici, forieri concretamente solo di un remake della disastrosa agenda politica neocon di Bush jr.

Storicamente chi parte debole all’interno di una primaria di partito (in special luogo in una Repubblicana a sistema maggioritario uninominale nel computo dei grandi elettori conquistati in ogni Stato) difficilmente riesce a recuperare e ad essere considerato un avversario credibile presso l’elettorato e sicuramente pur mancando alcuni mesi all’inizio delle vere primarie, questi test sono degli ottimi indicatori per testare fattivamente le ambizioni dei candidati e per definire una cernita ridotta a pochi candidati potenziali.

Tra questi certamente spicca Ron Paul e non alcuni strafavoriti della vigilia.

In conclusione, la giornata di ieri non solo ha confermato il trend della settimana in Iowa per quanto riguarda gli ottimi segnali immediatamente successivi al dibattito televisivo in suo favore, ma anche in relazione al futuro voto di primaria in quello Stato ad inizio 2012.

I sondaggi online su base nazionale sul Dottore si sono rivelati corretti ed affidabili e proprio la cartina tornasole dell’indicativo risultato dello straw poll dell’Iowa li conferma.

La candidatura di Ron Paul già forte dopo la sua vittoria al CPAC 2011 è empiricamente rilevante non solo nei principi ma anche nei numeri presso l’opinione pubblica elettrice americana, rafforzando le già ottimistiche aspettative per quanto riguarda il proseguo della sua campagna elettorale presidenziale a livello nazionale.

Luca Fusari

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3 Risposte to “Il Rompiballe”

  1. A quanto pare l’establishment del GOP ha già chiesto a Pawlenty di uscire dai giochi per non pestare i piedi alla Bachmann nel proseguo della campagna elettorale impedendo quanto paventavo nella nota scritta subito dopo i risultati di Ames.
    Qua il link della notizia: http://www.msnbc.msn.com/i​d/44136142/ns/politics-decision_2012/​t/ex-minn-gov-tim-pawlenty​-ends-white-house-bid/#.Tk​fj6YJ_Suk
    E dire che analizzando i meri numeri (altra cosa è analizzare l’agenda politica) Pawlenty è arrivato terzo nello straw poll con un piazzamento non superlativo ma comunque neppure da buttare.
    Il fatto che sia uscito forse sarà dovuto ai scarsi fondi elettorali ricevuti dai suoi sostenitori oppure molto più probabilmente un “caldo invito” a farsi da parte da parte dell’establishment per evitare che Ron possa marcare stretto la Bachmann (in Minnesota ma anche in altri Stati).
    La sua uscita favorirà inevitabilmente la Bachmann ed eventualmente gli inseguitori di Ron (in primo luogo l’ascesa di Perry nei sondaggi grazie a tali voti acquisiti dall’elettorato alla ricerca di un nuovo cavallo su cui puntare), bisognerà vedere come verranno ridistribuiti (potrebbero comunque risultare non decisivi nonostante la sua uscita ove fossero ripartiti su tutti gli inseguitori della coppia vincitrice dello straw poll).
    A questo punto però se ha senso l’uscita di Pawlenty a rigor di logica (e di numeri) anche Romney, Cain, Santorum, Huntsman dovrebbero farsi da parte visti i loro flop in Iowa…
    Cosa che paradossalmente come sostenitore del Dottore per il momento non auspico.

  2. lafayette70 Says:

    Pawlenty era un po’ l’enfant du pays in Iowa e molto si giocava da quelle parti . Per questo la sua sconfitta nello straw-poll è parsa tanto cocente(meno della metà dei voti di Bachmann e Paul) fino a spingerlo al ritiro

  3. Si ma il terzo posto non era malaccio (anche se con metà dei voti dei primi due), Romney è stato superato pure dal fantasma di Perry nonostante i soldi già spesi in campagna elettorale dal primo, questo risulta ulteriormente ridicolo per il mormone.

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