I campi della morte

Viene alla luce la tragica ma prevedibile realtà sulla feroce repressione che le forze speciali indiane avrebbero perpetrato agli inizi degli anni ’90 nella regione del Jammu e Kashmir,  a maggioranza mussulmana da sempre contesa dal vicino Pakistan. La rivolta islamica, fomentata proprio dai servizi pakistani mirava alla secessione del J&K dalla Federazione indiana  attraverso l’instaurazione di uno stato islamico che avrebbe poi dovuto riunirsi ad Islamabad. Per frustrare questo disegno, le truppe indiane avrebbero fatto letteralmente terra bruciata passando sommariamente per le armi decine di migliaia di persone, tra le quali donne e bambini. Ora, a distanza di anni, giunge la conferma dell’accaduto. Diverse fosse comuni, nei distretti settentrionali della zona, avrebero portato al rinvenimento di almeno 2156 cadaveri, tutti con l’inconfondibile segno dell’esecuzione con armi da fuoco. Trova riscontro così la denuncia delle associazioni per i diritti dell’uomo che avevano denunciato la mattanza in diversi report l’ultimo dei quali datato al 2008

Il link alla notizia: http://www.nytimes.com/2011/08/23/world/asia/23kashmir.html?_r=2&hp

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