Leggende metropolitane

 

Francesco Carbone su risparmio, ricchezza degli italiani ed altre fanfaluche circolanti in un paese sul baratro

 

Tra le retoriche più patetiche a difesa di questo paese in cancrena, ci sono due leit-motiv ricorrenti, uno è l’elevato risparmio degli italiani, l’altro la ricchezza imprenditoriale del paese. Sono due concetti strettamente collegati, ma entrambi fallaci.

Povera ignoranza economica. Davvero le entusiasmanti lezioni di Huerta che ho cominciato a rielaborare oggi, costituiranno per questo paese gestito da una banda di ignoranti una perla unica e rara. Sono sicuro che molti l’apprezzeranno, ma sono altrettanto sicuro che per l’attuale classe dirigente sarà, come si suol dire, l’equivalente di dare le perle ai porci.

Vediamo quindi di spiegare la fallacia di queste due stupidissime affermazioni ripetute a oltranza dai soliti paraculi, impegnati a oltranza nella difesa di un sistema fallito che hanno indubbiamente contribuito a trascinare nel baratro.

Partiamo dal risparmio degli italiani. Come ho accennato nell’articolo del 20 agosto intitolato Fallimento Intellettuale i saldi di conto corrente non costituiscono risparmio. Il motivo di ciò è che il risparmio è sempre un flusso, non uno stock di denaro. E’ un concetto che non è ben chiaro neanche a un bizzarro premionobel che ciancia di alieni come soluzione alla recessione, e quindi tantomeno ai professori universitari che divulgano da decenni una pseudoscienza inutile e fuorviante.

Se pertanto non l’avete ancora capito qua trovate la lezione di Huerta (vedere il sesto tema), peraltro già linkata in quello stesso articolo, che spiega il concetto in maggiore dettaglio. Di seguito vediamo invece di chiarire ulteriormente la questione.

La banca centrale, volendo, può aumentare i saldi di conto corrente di chiunque, cosa che peraltro, in maniera indiretta, fa costantemente aumentando di continuo la base monetaria. Ovviamente in maniera diretta essa aumenta solo i saldi dei compagni di merende, cioè quelli delle banche che coordina e regola. Ma questa come ben sappiamo è tutta un’altra questione che non è il caso di riprendere in questa sede, essendo trattata esaustivamente in tutti i nostri libri.

Concentriamoci invece proprio sull’aumento dello stock monetario. E’ evidente come quest’ultimo, potendo essere aumentato a discrezione, non costituisca affatto risparmio. In un sistema fiat money, ovvero di moneta creata dal nulla e imposta per decreto, i saldi di conto corrente sono semplici numerari riproducibili a volontà peraltro senza alcun bene reale a sostenerne il valore ultimo. E quindi in quanto tali non costituiscono affatto alcuna forma di risparmio.

In teoria, come affermò Mises, qualunque quantità di moneta sarebbe in grado di assolvere alla propria funzione di mezzo di scambio. Ipotizzando uno stock monetario irredibimibile ma immutabile imposto per decreto, potremmo in teoria anche avere un tipo di denaro in grado di assolvere correttamente alla propria funzione di unità di conto e mezzo di scambio (ho diversi dubbi però sulla terza funzione del denaro, quella di essere riserva di valore, per cui trovo sempre preferibile a questa ipotesi una base monetaria costituita da un bene reale altamente valorizzato dagli individui).

In questo caso appena ipotizzato, lo stock monetario sarebbe sempre lo stesso. Ciascun individuo potrebbe decidere di aumentarlo o ridurlo a seconda delle proprie preferenze per la liquidità, ma così facendo ridurrebbe o aumenterebbe necessariamente il saldo di qualcun altro. Se guadagnassi 100 e decidessi di spendere solo 20, lasciando 80 sul conto corrente non avrei risparmiato affatto 80, avrei semplicemente aumentato il mio stock monetario della stessa cifra. Alla stessa maniera potrei decidere di aumentare il saldo di 80, semplicemente disinvestendo la stessa cifra da una attività finanziaria, quale un investimento azionario, o da una personale attività imprenditoriale. Disporrei in tal caso di un saldo maggiore, ma non avrei maggiore risparmio, bensì un risparmio inferiore.

Lo stock di moneta e ciascun saldo di conto corrente quindi non costituiscono risparmio. A costituire il risparmio sono i beni capitali! Il risparmio infatti è la rinuncia al consumo immediato di un bene per utilizzarlo come bene capitale che produrrà in futuro beni di consumo, in maggiore quantità e/o di migliore qualità, che verranno valorizzati dai consumatori più intesamente di quelli disponibili a cui si rinuncia oggi. Il risparmio è quindi un flusso che si concretizza in un aumento dei beni capitali indirettamente a disposizione della società.

L’aumento dello stock di titoli di debito è una forma risparmio. Se lo stock di titoli di debito aumenta significa che qualcuno sta prendendo a prestito risparmi per investirli in beni capitali o attività che nel futuro si pensa, imprenditorialmente, potranno produrre frutti che verranno maggiormente valorizzati dai consumatori. I titoli di stato a loro modo rispondono a questo criterio, ovviamente nel caso, direi praticamente più unico che raro, che lo Stato effettivamente riesca in futuro a rendere un servizio ai propri cittadini maggiore di quello a cui essi rinunciano oggi.

Quindi anche i titoli di Stato sono in teoria oggetto del flusso di risparmio. Ma in pratica, nella realtà odierna, costituiscono ricchezza? Niente affatto, nel caso degli Stati sociali falliti costituiscono un buco nero di nessun valore che ha inghiottito e distrutto risparmio. E l’aumento dei debiti pubblici continua a distruggerne ancora. Il caso di un’azienda mal gestita oramai destinata al fallimento, che decide disperatamente di emettere nuove azioni, è un caso del tutto analogo: alla stessa maniera l’emissione di quei titoli azionari costituirà, molto probabilmente, un buco nero di nessun valore che sta inghiottendo e distruggendo risparmio.

In questi ultimi due casi il flusso di risparmio viene indirizzato male, cioè in attivi finanziari rappresentativi di beni capitali che non hanno alcun valore, e che in ultima analisi stanno distruggendo ricchezza. E questo per il semplice motivo che i beni capitali in cui i risparmi vengono impiegati non sono imprenditorialmente ben allocati.

Se non fosse per la BCE probabilmente il valore dei BTP a dieci anni sarebbe già il 30% più basso dei valori attuali. Dove sarebbe in tal caso quel risparmio di cui si va cianciando tanto? Semplice: sarebbe già andato in fumo come merita. Unicredito, che noi simpaticamente chiamiamo oramai unidebito, un anno fa ha emesso nuove azioni a un valore di oltre due euro, dove è finito quel flusso di risparmi che ha acquistato i nuovi titoli oggi valorizzati dal mercato a meno di un euro? Semplice: andato in fumo. Bruciato.

Il flusso di risparmio costituisce vera ricchezza solo ed esclusivamente se viene indirizzato in attività che creano ricchezza, non che la dissipano. E questo è reso possibile solo da un’attività accorta che in virtù di appropriata perspicacia imprenditoriale riesce a fare un calcolo economico piuttosto corretto sulla futura ed effettiva convenienza di un determinato investimento.

E qua sta la seconda tragica fallacia di quanti affermano che questo paese è ricco. Ricco sulla base di cosa? Di una base imprenditoriale che da anni è stata tremendamente fuorviata nei propri investimenti dall’illusione della droga monetaria e creditizia e che oggi è impegnata in attività insostenibili? Abbiamo capito o no che la struttura produttiva sviluppatasi in tutto il mondo negli ultimi decenni è frutto di una droga monetaria e creditizia che ha avuto come effetto quella di distorcerla e renderla incompatibile con le effettive preferenze temporali dei consumatori?

Signori si studi la Teoria del Capitale, così come spiegata solo ed unicamente dalla Scuola Austriaca, altrimenti questi concetti non entreranno mai nella zucca. La teoria economica mainstream non ha mai sviluppato alcuna Teoria del Capitale, blatera invece a vuoto di un fantomatico flusso circolare del reddito che non ha alcun senso, è pura fantasia senza senso incastonata in una pseudoteoria che fa acqua da tutte le parti.

Se non volete impegnarvi a tanto, fermatevi anche al semplice concetto di funzione imprenditoriale, il concetto chiave di tutta la scienza economica, anche questo totalmente ignorato dalla teoria economica ufficiale. Siamo giunti al punto che l’abominevole livello di tassazione raggiunto dagli Stati sociali e l’elevata burocrazia che intralcia ogni attività umana, stanno soffocando, bloccando, ostacolando sempre di più la funzione imprenditoriale che produce vera ricchezza. Ho sentito persone che oramai, vedendosi tassate a livelli del 60% e oltre, semplicemente si dicono: ma chi me lo fa fare, mi godo quel che ho, e in culo ai parassiti che oramai mi spremono tutto quanto.

Direi che questo ultimo concetto è piuttosto semplice da comprendere. Sicuramente più di quello della Teoria del Capitale: se continuiamo a uccidere le galline, domani non ci saranno più uova. E qua un politico onesto potrebbe rispondere: ma tanto di uova non ne abbiamo neanche più bisogno. La frittata è servita comunque!

Buonanotte Italia.

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