Bollicine

Primi effetti deleteri della demenziale tassa sulle bevande gassate che il governo conservatore francese ha varato appena una settimana orsono. L’imposta, lo ricordo, dovrebbe comportare l’aumento del prezzo delle lattine di circa un centesimo consentendo, così, al fisco transalpino di incassare 180 milioni di euro nell’arco di un intero anno. Esigenze di cassa, sicuramente, ma anche un riflesso pedagogico da stato etico, se è vero che la motivazione ufficiale per l’introduzione dell’impopolare balzello è stata quella di dover provvedere, in qualche modo, a migliorare la salute dei cittadini sanzionandone i consumi “deleteri e non salutari”. Il che, come noto, è atteggiamento illiberale che può portare assai avanti su quella che Hayek chiamava la via della schiavitù. Prime tegole, quindi, che arrivano dal gigante Coca-Cola, direttamente interessato dalla misura. Il gruppo americano ha annunciato la sospensione di un investimento da 17 milioni(di dollari) per l’ammodernamento del principale stabilimento transalpino. Campanello d’allarme piuttosto serio per i 3000 tra operai e dirigenti locali impegnati nella produzione della bibita con bollicine più famosa al mondo. A dar manforte alla protesta dell’impresa USA anche la categoria francese degli industriali alimentari la quale, rimuovendo il tradizionale sciovinismo in tante altre occasioni ostentato, ha definito, in un comunicato: “comprensibile la protesta del noto gruppo statunitense”. Il che costituisce un precedente di non secondaria importanza oltrechè un sonoro ceffone alle politiche del governo Fillon, a pochi mesi, peraltro, da una tornata elettorale di cruciale importanza per l’esagono. Ad aprile si rinnoverà , infatti, la Presidenza della Repubblica e, pochi mesi dopo, la stessa Assemblea Nazionale. Interessante notare, in chiusura, i toni a volte beffardi e goliardici che la protesta montante nella rete conduce con una campagna capillare. A cavallo della satira anche il piccolo ma rumoroso gruppo di simpatizzanti libertari francesi ha detto la sua lanciando su Facebook un gruppo che evoca la creazione di un vero “Soda Party” nel solco del famoso Tea Party americano che tanto fa tremare l’establishment a stelle e strisce. A conferma di un clima, lecito poterlo affermare, davvero effervescente.

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