Il nuovo che ci avanza

La produzione di aria fritta, giova sempre ricordarlo, costituisce una delle principali attività di coloro che in questa appendice di continente decidano di consacrare la propria altrimenti fallimentare esistenza al mondo dorato e putrido della politica. L’ammaestramento inizia sin dalla giovane età ovvero dagli anni preziosi dell’apprendistato alla vita trasformato in un incubo  dal cretinismo di un sistema gerarchizzato e burocratico. Ci siamo passati più o meno tutti, almeno gran parte di quelli che hanno avuta la ventura di frequentare una scuola superiore o un ateneo italiano dopo l’ubriacatura sessantottina. Intendiamoci: esiste una letteratura enorme e consolidata sul fatto che anche prima l’istituzione possedesse tutti i crismi dell’inutilità, ma perlomeno la pestilenza di un preteso impegno civico non aveva ancora fatto il solenne ingresso attraverso tutta quella pletora di organismi di rappresentanza democratica che han finito, come nell’ordine logico delle cose, per rappresentare unicamente le velleità dei carrieristi allevati amorevolmente dai boss di partito. Una sorta di versione moderna dei famigerati littoriali fascisti, insomma. Questi pensieri, ed altri che per decenza converrà tacere, si affacciano alla mente cercando di analizzare con un po’ di lucidità gli epifenomeni ed i cascami di un regime agonizzante che riesce, tuttavia, a trascinare nell’abisso con sè un paese refrattario a qualsivoglia anticorpo liberale. Prendiamo, a mo’ di esempio, lo straordinario talento esercitato dall’apparato di potere nel rinnovarsi periodicamente proponendo sedicenti riformismi e nuove confezioni nelle quali impacchettare il medesimo prodotto stantìo di sempre. Successe quasi un ventennio fa con il “grande miracolo italiano” berlusconiano, poi ripreso in tutte le salse  dal medesimo promotore, accade ora con rottamatori e nuova sinistra vendoliana. Facce diverse del prisma corporativista nazionale, maschere nude in una recita perennemente identica. Nulla più.

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