Madeira: l’Atlantide sempre più perduta

Da piccolo paradiso atlantico, con l’ambito status europeo di Free Trade Zone, ad ultima frontiera della disperata battaglia continentale contro la spirale dei debiti sovrani. Sintesi non esagerata dell’attuale condizione dell’arcipelago di Madera che, oltre ad aver dato i natali ad un certo Christiano Ronaldo, gloria pallonara mondiale, ed ospitare il vitigno da cui si estrae l’omonimo squisito vino liquoroso si era trasformato, nell’arco di poche decadi, in una meta turistica di prim’ordine ed in una delle regioni più prospere del Portogallo. Oggi il quadretto idilliaco sembra svanire sotto i colpi del dissesto finanziario che sta travolgendo il paese lusitano. Con i Credit Default Swaps (i contratti assicurativi sulla sostenibilità del debito nazionale) vicini al punto di non ritorno, oltre quota 1500, Lisbona ha deciso di mettere fine alla “specificità” maderense. L’ispiratrice della manovra è, ovviamente, la famigerata troika (FMI,BCE e Unione Europea) che già sta colpendo la Grecia con i propri inflessibili diktat. Al governo di centro-destra di Passos Coehlo, recentemente eletto, non resta altro che adeguarsi ai desiderata dei padroni del vapore ed imporre, per quanto possibile, una ricetta lacrime e sangue composta di tasse e tagli draconiani che potrebbe sì raddrizzare i conti, ma solo dopo aver fatto terra bruciata per i prossimi decenni di qualsiasi possibilità di crescita economica. E così il Presidente della Regione Autonoma Alberto Joao Jardim, in sella da oltre un trentennio, dovrà giustificare ai propri amministrati la fine di tutte quelle franchigie e facilitazioni fiscali e non che avevano contribuito al miracolo di Funchal. Tra le medicine particolarmente amare da trangugiare senz’altro spiccano l’incremento dell’IVA di ben 6 punti (dal 16 al 22%), una nuova tassa sui carburanti, l’introduzione di un ticket sanitario per farmaci ed esami diagnostici e pesanti decurtazioni dei salari di dipendenti pubblici e privati. Puntuali le critiche dell’opposizione locali che evoca scenari catastrofici tutt’altro che lontani dal vero vista la ricaduta immediata che le misure in questione avranno sul tessuto socio-economico della regione. Lo stesso Jardim, in passato, vantava i propri trascorsi indipendentisti e non ha esitato a ritirar fuori l’armamentario di (velate) minacce secessioniste durante la complessa trattativa di salvataggio con la madrepatria. Ma si è capito subito che si trattava di una manovra da consumato istrione per alzare il prezzo dell’accordo. Tantopiù che il debito del governo di Madera (circa 5 miliardi di euro) non era di certo un invenzione del governo centrale e la situazione rischiava di farsi insostenibile: la degna conclusione di una gestione allegra dei conti figlia di ogni welfarismo clientelare e nepotista. Missione compiuta, quindi, per l’Esecutivo e malinconico tramonto dell’autonomismo e dei suoi corifei. Sarebbe stato molto più lungimirante optare per il completo distacco subito dopo la caduta del regime salazarista e l’avvento della democrazia portoghese sulla metà degli anni ’70. Solo il senno di poi, naturalmente. Ma quasi a confermare l’opzione dell’isolamento atlantico giunge a corollario una notizia oggi ripresa dai principali quotidiani portoghesi: la compagnia privata di navigazione che assicurava i collegamenti tra i sodali oceanici (Madera, Azzorre e Canarie) e la terraferma ha interrotto il servizio. Il preludio ad una fuga dal continente sulle tracce della perduta Atlantide di cui gli abitanti della zona menano vanto essere i discendenti?

Pubblicato su L’Indipendenza:  http://www.lindipendenza.com/madera-unautonomia-violentata-da-crisi-e-fmi/

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