Omaggio alla Catalogna

Con, forse, non un eccelso sforzo di fantasia editorialisti e commentatori spagnoli hanno ribattezzato “patto di S.Valentino” l’intesa tra il governo popolare di Mariano Rajoy, in carica da tre mesi scarsi, e l’omologo catalano del leader autonomista Artur Mas. Nella realtà, le manovre erano iniziate già subito il voto negativo che la formazione catalanista aveva espresso nel dibattito sulla fiducia alle Cortes. Così, dopo una trattativa non facile, Convergencia i Uniò decideva di offrire il proprio appoggio alla severa legge di bilancio del nuovo Esecutivo di Madrid ed in seguito, e siamo alla cronaca degli ultimi giorni, il placet alla riforma del mercato del lavoro e a quella del sistema bancario. Materie di non poco conto, come intuibile, che potrebbero costituire la contropartita per un’ambiziosa riforma del rapporto di unione tra lo stato centrale e la comunità autonoma catalana. A partire da quello Statuto diventato la vera bestia nera del precedente tripartito social-eco-indipendentista travolto dal peso delle aspettative non mantenute. Bastò, infatti, il pronunciamento negativo del Tribunale Costituzionale di Madrid a smorzare le intenzioni dei baldanzosi legislatori di Barcellona. Memore di questa disfatta, il partito di Mas, da sempre autonomista, ha affidato al gioco delle alleanze variabili le speranze di raggiungere gli obiettivi falliti dai predecessori. Dal Partido Popular ci si attende, oltre al via libera ad una carta regionale emendata dei punti più controversi, un accordo fiscale che possa rimettere ordine in un sistema finora svantaggioso per la periferia. Impresa tutt’altro che agevole considerate le grosse somme in ballo: ad esempio già nell’anno trascorso la Generalitat vantava crediti dallo stato spagnolo per la bellezza di 759 milioni di Euro. Per riuscire nel proprio intento Mas non si è esentato dall’ anticipare la politica di lacrime e sangue poi seguita anche da Rajoy e soci a livello nazionale  onde rimettere in carreggiata i disastrati conti catalani. Tra aumento del canone sull’acqua, introduzione di un ticket sanitario su medicine e prestazioni sanitarie e tassa sui soggiorni turistici oltre a tagli consistenti nella pubblica amministrazione (piuttosto pletorica, come ovunque), lo sforzo richiesto agli amministrati non sarà certo di scarsa entità. I numeri sembrano, tuttavia, dare per il momento ragione a Mas ed al suo partito: dopo un anno di austerity gli elettori hanno bocciato senza appello l’opposizione socialista e premiato CiU con il massimo storico del 30 % di consensi in un voto nazionale. Ma se i risultati non verranno, l’opzione indipendentista potrebbe prendere definitivamente il sopravvento. E le avvisaglie di questo slittamento verso la piena sovranità sono già ben presenti nella società catalana. Non più tardi di una settimana fa un sondaggio dall’esito clamoroso, del quale si è dato conto su questo giornale, fotografava al 53% il livello di favore per la scelta più radicale: l’addio al Regno. A questa spada di Damocle va aggiunto un parere autorevole del peso specifico di un macigno. Il padre nobile dell’autonomismo catalano Jordi Pujol, premier dal 1980 al 2003, mai incline a farsi trascinare dagli avvenimenti ha infatti ripetuto in più di un’intervista che il tempo “ormai è scaduto”. Chi ha ha orecchie per intendere…

Pubblicato su “L’Indipendenza”    http://www.lindipendenza.com/mas-rajoi/

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