Toro da combattimento

Il suo libro autobiografico “The Fighting Bull” va a gonfie vele e non solamente nei book-store d’oltremanica, ogni suo intervento all’Europarlamento diventa  fenomeno su You Tube manco fosse una star di qualche serial tv e ormai dai tanti estimatori e persino dai detrattori viene unanimemente considerato il castigamatti della burocrazia continentale.

 Eppure Nigel Farage si può considerare davvero un sopravvissuto e non solo politicamente.

 Allontanatosi( o piuttosto allontanato) dalla guida del partito che aveva contribuito a creare, l’UKIP, per una serie interminabile di beghe interne dopo averlo condotto al secondo posto nelle elezioni per Strasburgo con un incredibile score del 17%, un incidente aereo avrebbe potuto portarselo via proprio alla vigilia del voto legislativo britannico.

 Miracolosamente sopravvissuto allo schianto del monoplano noleggiato per un ultimo tour nella constituency che lo vedeva impegnato contro l’ex-speaker della House of Commons John Bercow, Farage  ha recuperato in fretta il suo proverbiale iperattivismo riconquistando la presidenza del movimento e ritagliando per lo stesso degli enormi margini di manovra, delle praterie di consensi nelle quali imperversare.

  L’obiettivo conclamato è quello di riuscire nello sfondamento che dovrebbe permettere ad una forza del 3% di lottare alla pari con i tre tenori della scena politica d’Albione: i conservatori, i Libdems, e i malandati Laburisti.

 Ovviamente il target di riferimento sono i Tories,vista la contiguità dell’elettorato. Incalzando i notabili del Premier su argomenti popolari ed assai sensibili quali gli insostenibili sacrifici richiesti dal moloch europeo e la contestuale proposta di un referendum sul prosieguo della fallimentare esperienza nell’Unione federale, gli Indipendentisti sono riusciti ad accreditarsi come i veri eredi dell’isolazionismo orgoglioso di Margaret Thatcher, la Lady di Ferro esautorata proprio da una congiura di palazzo della fazione pro-Bruxelles all’interno della allora maggioranza conservatrice.

 Tantopiù che in rapporto alle titubanze dell’attuale Governo di fronte ad una crisi economica potenzialmente devastante le ricette dell’UKIP si connotano per il deciso liberismo come testimonia l’appello in favore della flat-tax e di un taglio più drastico della spesa pubblica.

 Attenzione viene rivolta anche alle questioni dell’immigrazione e qui viene richiesta una regolamentazione più severa dei flussi in particolare di quelli provenienti dai paesi islamici. Un po’ sulla falsariga di quanto accade in Olanda con il partito della Libertà di Wilders. Non è un caso che proprio i due unici parlamentari dell’UKIP si incaricarono di invitare il collega a Westminster per presentare il suo famoso cortometraggio “Fitna” scatenando il putiferio che ne seguì con la vicenda grottesca del suo respingimento come “persona non grata”.

 Proprio in forza delle molte frecce a disposizione nella faretra c’è da scommettere che dopo aver ridicolizzato il Presidente di un colosso dai piedi d’argilla apostrofandolo con il maligno epiteto di “Straccio umido”, il toro da combattimento di Farmborough irromperà con la forza di un ciclone anche nella tranquilla cittadella del potere consolidato occupata dai medesimi pluridecennali condomini.

Oltretutto è di questi ultimi giorni una sua incursione nel terreno insidioso dell’assetto istituzionale complessivo del Regno Unito. Si tratta di un altro spariglio in grado di mettere in ulteriore fibrillazione l’establishment d’oltremanica. Eh sì perchè la proposta è quella ,nientemeno, di un riconoscimento della specificità scozzese e di quella gallese, già riconosciute dal governo Blair e abbastanza maldigerite dai notabili tories. Non solo. Da stratega consumato, Farage ha rilanciato la bandiera della devoluzione inglese già sostenuta da un altro partito, gli English Democrats. In pratica la Camera dei Comuni dovrebbe trasformarsi nell’assise legislativa della sola Inghilterra, mentre la Camera dei Lords verrebbe modificata in modo da farne un vero e proprio Senato federale competente su poche ed importanti materie. Un progetto per superare la crisi avanzante dell’Union Jack e rifondarla su basi quasi svizzere. Come ovvio fieramente autonoma dall’invadente dirimpettaio continentale.

Con un termine venuto quasi in uggia potrei definirla una vision d’impatto, quasi un azzardo. Ma i tempi, è noto, impongono il rinnovamento e qualsiasi esitazione equivarrebbe, nè più nè meno, ad un triste e malinconico declino

Pubblicato su “L’Indipendenza”       http://www.lindipendenza.com/farage-scozia/

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