Il Pesce della discordia

Può un innocuo pesce causare  sommovimenti politici in grado di turbare non poco le acque tempestose del Mare del Nord? Ebbene sì! Questa volta tocca allo sgombro, come in decenni passati all’aringa ed a sua maestà il merluzzo, scatenare la rabbia dei pescatori di almeno 5 nazioni e mettere in seria difficoltà il laborioso progetto di integrazione europea che già non vive momenti particolarmente lieti per le note traversie debitorie. Il campo di battaglia vede contrapposti da una parte la convalescente Islanda ed un piccolo arcipelago, le Faer Oer, ancora parte integrante del Regno di Danimarca, ma prossimo ad un’indipendenza de facto, e dall’altra la Norvegia, l’Irlanda, il Regno Unito e i dirigenti comunitari, per una volta d’accordo con Londra. Il nodo del contendere è l’unilaterale aumento delle quote di pescato da parte dei primi due paesi in violazione dell’accordo internazionale che regolamenta il tonnellaggio di raccolta consentito ai pescherecci. Islanda e Faer Oer si difendono dalle accuse per tabulas tentando di dimostrare che il riscaldamento delle acque ha spinto sostanziosi banchi di sgombri a migrare verso le acque territoriali di Reykjavik e Torshavn, zone nelle quali non vige alcun limite all’attività soprattutto, proseguono islandesi e feringi, per piccoli paesi che sulla pesca basano una parte non trascurabile della propria economia. Da parte degli avversari si evidenziano i rischi di depauperamento della fauna ittica implementati dalle decisioni prese dai primi. Da qualunque parte stia la ragione una conseguenza immediata  della disputa è il rinvio sine die della trattativa, per altro mai veramente decollata, per l’ingresso dell’Islanda nell’Unione Europea. Con questi chiari di luna e con il fiero rifiuto di prendere in considerazione quest’opzione da parte dell’opposizione conservatrice e dei partner di governo social-ecologisti, la Signora Sigurdadottir, Premier locale, si guarderà bene dall’alimentare  tensioni ulteriori in grado di far deragliare la timida recovery in atto nell’isola. Altro protagonista della crisi, le Faer Oer si avviano a chiudere il rapporto secolare di unità amministrativa con Copenhagen. Già fuori dal consesso europeo per concessione danese, i 49000 abitanti scarsi di questo avamposto vichingo sulla via del nuovo mondo avranno occasione in questo 2012 di esprimere la propria deliberazione  sul prosieguo o meno dell’unione  con la terraferma. Si voterà, infatti, per confermare gli emendamenti alla costituzione elaborata dal parlamentino del posto. Una dichiarazione d’indipendenza sic et simpliciter: ad esprimersi in questa maniera lapidaria non gli estensori delle modifiche, ma lo stesso governo di Danimarca che ha ,nel contempo, promesso di non interferire nel processo istituzionale in corso. Così , dopo l’oro nero scozzese anche il pesce azzurro si inserisce come variabile importante per la ridefinizione degli assetti economici e geopolitici di questo estremo lembo settentrionale di continente.

Pubblicato su L’Indipendenza :      http://www.lindipendenza.com/far-oer/

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