Pacem in terris

Finalmente un passo  forse decisivo per dare l’avvio al superamento definitivo della dolorosa parentesi terroristica  che ha per decenni insanguinato la regione basca e l’intera Spagna. Non sembri eccessiva l’enfasi, ma la riunione pubblica svoltasi pochi giorni orsono al Palacongressi Kursaal a San Sebastiàn, capoluogo della provincia di Guipùzcoa, presenta davvero tutti i crismi per poter essere definita storica. In questa sede, infatti, la Izquierda Abertzale, ovvero la sinistra indipendentista di Euskadi, ha presentato al pubblico ed alla stampa  un rapporto dal titolo: ” Costruiamo la pace nel processo democratico”. La lotta armata non ha conosciuto più episodi di una certa consistenza da alcuni anni, è vero. Mancava però il suggello finale dopo l’addio alle armi da parte degli etarras ancora alla clandestinità. Tuttavia, da oggi, una volta risolto il non facile e spinoso contenzioso dei terroristi (o prigionieri politici, come vengono chiamati da queste parti) ancora detenuti nei penitenziari iberici, si potrà pensare al proseguimento della lotta per l’autodeterminazione di questa singolare collettività etnico-linguistica con altre armi, sicuramente meno efferate e controproducenti. E i presupposti positivi per ipotizzare il raggiungimento entro breve tempo di questo diritto delle genti oramai codificato in innumerevoli trattati internazionali esistono tutti. Proprio l’area politica protagonista dell’evento di cui parlo, riunitasi faticosamente nel cartello Amaiur,  ha conseguito, infatti, uno straordinario successo elettorale non più tardi di quattro mesi fa raccogliendo il 24% dei voti e ben 6 deputati nazionali, risultato che ne fatto la seconda forza più suffragata e la più rappresentata in zona. Addirittura meglio degli autonomisti storici del Partido Nacional Vasco, una delle formazioni più antiche di Spagna. Ora che lo scoglio apparentemente insuperabile costituito dall’atteggiamento divergente riguardo all’azione degli oltranzisti verrà rimosso, nulla impedisce di congetturare la nascita di un fronte più ampio che possa portare a termine il progetto indipendentista comune. E allora ecco alcune frasi estrapolate dalla conferenza in questione : “La sinistra indipendentista esprime il suo profondo rammarico per le conseguenze luttuose derivate dall’azione armata dell’ETA come anche per la propria posizione politica riguardo alla stessa che, pur non intenzionalmente, può aver procurato un dolore ulteriore ed un sentimento di umiliazione alle vittime”. E ancora : “indubbiamente nostri atti o dichiarazioni hanno proiettato un’immagine di insensibilità di fronte al dolore causato dagli attacchi dell’ETA”. Potrebbero sembrare esercizi di autocritica un po’ artefatti, ma a smentire, almeno questo l’auspicio, la diffidenza, ci affidiamo a questa chiusa impegnativa e anche solenne: ” In questo crudele conflitto ci è mancata verso le vittime dell’altra parte l’umanità che dimostravamo alle nostre.  Riconosciamo ciò senza esitazioni e desideriamo venga accettato con la stessa sincerità con la quale lo abbiamo dichiarato qui oggi”. Parole che sanno tanto di pietas antica e che offriranno il proprio piccolo contributo per tentare di rimarginare ferite purtroppo ancora sanguinanti.

Pubblicato su L’Indipendenza:  http://www.lindipendenza.com/sinistra-euskera/

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