Concordia discors

L’importante tornata elettorale svizzera di domenica scorsa ha offerto più di un motivo di interesse per quel che concerne lo stato di salute complessivo del sistema politico locale. I cinque quesiti referendari, riguardanti, come al solito, argomenti molto interessanti ancorchè piuttosto eterogenei, afferivano all’ l’istituzione di un tetto massimo per la costruzione di seconde case, alla concessione di sgravi fiscali per gli acquirenti di prime abitazioni,alla regolamentazione dei giochi a premi, al prezzo unico dei libri ed  alla proposta di elevare a sei settimane la durata delle ferie per i lavoratori. Diciamo subito che le risultanze del voto sono piuttosto contrastanti e non è riscontrabile un leitmotiv politico-ideologico né una tendenza univoca in quello che un tempo era definito il movimento della società. Ma questa è una abitudine consolidata della democrazia referendaria elvetica. Così, se da una parte possiamo annoverare nel campo liberal-liberista la bocciatura del quesito proposto dalla centrale sindacale (quello per l’allungamento delle ferie lavorative) e di quello squisitamente dirigista sull’editoria, è indubbio che la strettissima vittoria dei Sì sulla regolamentazione dell’edilizia secondaria è, per converso, ascrivibile quasi interamente al movimentismo ecologista. La costante che fatichiamo a trovare nel responso numerico  emerge, invece, dalla cesura geografica tra le varie zone del paese. Ma stavolta, accanto, alla tradizionale linea di faglia fra cantoni tedeschi e romandi, il “roestigraben”, si inserisce un’ ulteriore divisione fra pianura e montagna. E proprio l’aspro dibattito e la serratissima conclusione della querelle sulle seconde case ha contrapposto nettamente Vallese, Ticino, Grigioni ed altre zone della Svizzera profonda al cuore più urbanizzato della confederazione. Passando ad analizzare gli esiti delle competizioni amministrative, si votava per il rinnovo di ben 4 assemblee cantonali (Vaud, San Gallo, Uri e Schwyz) e altrettanti Consigli di Stato più quello di Turgovia, il quadro conferma, nella sostanza, i rapporti di forza già emersi lo scorso novembre in occasione del rinnovo dell’Assemblea Federale. L’Unione di Centro, espressione del conservatorismo borghese più euroscettico, mantiene il ruolo di prima forza pur andando incontro ad un ridimensionamento non trascurabile che si sostanzia in ben 15 seggi in meno. Particolarmente preoccupante per la formazione di Cristoph Blocher e del Consigliere Federale Ueli Maurer la flessione accusata nelle due roccaforti di San Gallo e Schwyz le stesse che avevano contribuito con percentuali quasi plebiscitarie all’ascesa degli ultimi anni. Difficile non constatare l’impasse attuale ed attribuire gli smacchi alla sola scissione di quattro anni fa che diede origine al BDP (Partito borghese democratico) dell’attuale Presidente svizzera Eveline Widmer Schlumpf. Per correre ai ripari l’UDC tenta il rilancio su uno dei suoi cavalli di battaglia, il controllo dell’immigrazione. In tal senso va sicuramente la richiesta di sospensione del Trattato di Schengen già depositata in Assemblea dal consigliere nazionale ticinese Pierre Rusconi. Peraltro si tratta di un’iniziativa che intercetta il malumore crescente di un vasto settore di opinione pubblica europea: basti pensare alla recente sortita del presidente francese Sarkozy. Da vedere se la mossa sarà sufficiente a ridare lustro ad una condizione piuttosto appannata testimoniata anche dall’emergere di piccoli movimenti concorrenti, per ora di ambito locale, che incalzano il partitone della destra svizzera su questo ed altri temi. Per restare nello schieramento borghese notiamo qualche segnale di recupero dei liberal-radicali, confermatisi primo partito a Losanna, e, viceversa, un’ulteriore arretramento del Partito Popolare Democratico ed il radicamento del già citato BDP. A sinistra appare in ottimo spolvero il Partito Socialista: guadagna seggi un po’ ovunque e conferma la sua postazione al Consiglio degli Stati(il senato federale) avendo trionfato con il proprio Presidente Christian Levrat nella suppletiva friburghese. Unica nota negativa della giornata  l’uscita dal governo cantonale di Schwyz dopo 68 di ininterrotta presenza. Detto dei verdi che non ottengono score esaltanti ed anzi incassano un duro colpo nel Vaud, giova, infine, annotare la buona performance dei cugini liberal-ecologisti, capaci di far eleggere ben sette consiglieri nel medesimo parlamentino francofono.

Pubblicato su L’Indipendenza  http://www.lindipendenza.com/svizzera-referendum/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: