Archive for the Economia Category

Caprone espiatorio

Posted in Economia with tags , , , on ottobre 24, 2011 by lafayette70

                                                                                                                                     Giunge al capezzale della moneta unica europea la notizia ferale della nomina di Herman Van Rompuy, già Presidente del Consiglio comunitario, alla carica forse più temuta che ambita di Mr Euro. Del politico belga da anni ai vertici delle istituzioni continentali continuiamo a conoscere poco o nulla. Non più della biografia di qualche remoto faraone le cui gesta si siano perse tra le sabbie dei secoli. Poco incline alle ribalte mediatiche, solo una volta  il suo nome si era trovato al centro del dibattito politico nelle felpate aule dell’eurocrazia. Accadde allorquando Nigel Farage, il campione dichiarato dell’opposizione al sistema di potere brussellese, ne contestò l’elezione-nomina al CDE appellandolo, in quell’occasione, coll’epiteto colorito di “straccio bagnato” beffandosi, nel contempo, di un carisma da impiegato bancario. Difeso dall’energumeno socialista Schultz(quello a cui Berlusconi diede del kapò), il nostro ritornò rapidamente dietro la cortina di grigiore sapientemente costruita in decenni di carriera. Ora, in piena tormenta economica, i dignitari del colosso cartamonetario dai piedi d’argilla, han pensato bene di ritirar fuori dall’armadio sepolto di naftalina quest’abito buono per tutte le occasioni. Uno stratagemma ben escogitato dai veri manovratori dell’ingranaggio(essenzialmente le elites franco-tedesche) per continuare a prendere le decisioni che contano scaricando il peso degli immancabili insuccessi sull’aplomb gommoso di Mr Euro. E sopratutto sulle decine di milioni di contribuenti accecati dal mito di un’unione rivelatasi rovinosa quanto certi antichi imperi del passato.

Al capezzale

Posted in Economia with tags , , , , on settembre 11, 2011 by lafayette70

Mentre l’Olanda, per bocca del proprio Ministro delle Finanze, “non esclude” una possibile uscita della Grecia dalla zona Euro, Wolfgang Shaeuble, omologo tedesco evoca, in un intervista al periodico ” Der Spiegel” due possibili scenari per tentare una difficile risoluzione alla crisi. Uno di questi comporterebbe, sic et simpliciter, il default del paese ellenico. Sullo sfondo il crescente malumore dei tedeschi per i sacrifici sostenuti in chiave salva-Euro: ben il 76% dell’opinione pubblica è contraria al salasso, secondo le ultime rilevazioni.

Il link alla notizia: http://www.lefigaro.fr/conjoncture/2011/09/10/04016-20110910ARTFIG00600-l-allemagne-se-preparerait-a-une-faillite-de-la-grece.php

Leggende metropolitane

Posted in Economia with tags , , , , , , , , on settembre 7, 2011 by lafayette70

 

Francesco Carbone su risparmio, ricchezza degli italiani ed altre fanfaluche circolanti in un paese sul baratro

 

Tra le retoriche più patetiche a difesa di questo paese in cancrena, ci sono due leit-motiv ricorrenti, uno è l’elevato risparmio degli italiani, l’altro la ricchezza imprenditoriale del paese. Sono due concetti strettamente collegati, ma entrambi fallaci.

Povera ignoranza economica. Davvero le entusiasmanti lezioni di Huerta che ho cominciato a rielaborare oggi, costituiranno per questo paese gestito da una banda di ignoranti una perla unica e rara. Sono sicuro che molti l’apprezzeranno, ma sono altrettanto sicuro che per l’attuale classe dirigente sarà, come si suol dire, l’equivalente di dare le perle ai porci.

Vediamo quindi di spiegare la fallacia di queste due stupidissime affermazioni ripetute a oltranza dai soliti paraculi, impegnati a oltranza nella difesa di un sistema fallito che hanno indubbiamente contribuito a trascinare nel baratro.

Partiamo dal risparmio degli italiani. Come ho accennato nell’articolo del 20 agosto intitolato Fallimento Intellettuale i saldi di conto corrente non costituiscono risparmio. Il motivo di ciò è che il risparmio è sempre un flusso, non uno stock di denaro. E’ un concetto che non è ben chiaro neanche a un bizzarro premionobel che ciancia di alieni come soluzione alla recessione, e quindi tantomeno ai professori universitari che divulgano da decenni una pseudoscienza inutile e fuorviante.

Se pertanto non l’avete ancora capito qua trovate la lezione di Huerta (vedere il sesto tema), peraltro già linkata in quello stesso articolo, che spiega il concetto in maggiore dettaglio. Di seguito vediamo invece di chiarire ulteriormente la questione.

La banca centrale, volendo, può aumentare i saldi di conto corrente di chiunque, cosa che peraltro, in maniera indiretta, fa costantemente aumentando di continuo la base monetaria. Ovviamente in maniera diretta essa aumenta solo i saldi dei compagni di merende, cioè quelli delle banche che coordina e regola. Ma questa come ben sappiamo è tutta un’altra questione che non è il caso di riprendere in questa sede, essendo trattata esaustivamente in tutti i nostri libri.

Concentriamoci invece proprio sull’aumento dello stock monetario. E’ evidente come quest’ultimo, potendo essere aumentato a discrezione, non costituisca affatto risparmio. In un sistema fiat money, ovvero di moneta creata dal nulla e imposta per decreto, i saldi di conto corrente sono semplici numerari riproducibili a volontà peraltro senza alcun bene reale a sostenerne il valore ultimo. E quindi in quanto tali non costituiscono affatto alcuna forma di risparmio.

In teoria, come affermò Mises, qualunque quantità di moneta sarebbe in grado di assolvere alla propria funzione di mezzo di scambio. Ipotizzando uno stock monetario irredibimibile ma immutabile imposto per decreto, potremmo in teoria anche avere un tipo di denaro in grado di assolvere correttamente alla propria funzione di unità di conto e mezzo di scambio (ho diversi dubbi però sulla terza funzione del denaro, quella di essere riserva di valore, per cui trovo sempre preferibile a questa ipotesi una base monetaria costituita da un bene reale altamente valorizzato dagli individui).

In questo caso appena ipotizzato, lo stock monetario sarebbe sempre lo stesso. Ciascun individuo potrebbe decidere di aumentarlo o ridurlo a seconda delle proprie preferenze per la liquidità, ma così facendo ridurrebbe o aumenterebbe necessariamente il saldo di qualcun altro. Se guadagnassi 100 e decidessi di spendere solo 20, lasciando 80 sul conto corrente non avrei risparmiato affatto 80, avrei semplicemente aumentato il mio stock monetario della stessa cifra. Alla stessa maniera potrei decidere di aumentare il saldo di 80, semplicemente disinvestendo la stessa cifra da una attività finanziaria, quale un investimento azionario, o da una personale attività imprenditoriale. Disporrei in tal caso di un saldo maggiore, ma non avrei maggiore risparmio, bensì un risparmio inferiore.

Lo stock di moneta e ciascun saldo di conto corrente quindi non costituiscono risparmio. A costituire il risparmio sono i beni capitali! Il risparmio infatti è la rinuncia al consumo immediato di un bene per utilizzarlo come bene capitale che produrrà in futuro beni di consumo, in maggiore quantità e/o di migliore qualità, che verranno valorizzati dai consumatori più intesamente di quelli disponibili a cui si rinuncia oggi. Il risparmio è quindi un flusso che si concretizza in un aumento dei beni capitali indirettamente a disposizione della società.

L’aumento dello stock di titoli di debito è una forma risparmio. Se lo stock di titoli di debito aumenta significa che qualcuno sta prendendo a prestito risparmi per investirli in beni capitali o attività che nel futuro si pensa, imprenditorialmente, potranno produrre frutti che verranno maggiormente valorizzati dai consumatori. I titoli di stato a loro modo rispondono a questo criterio, ovviamente nel caso, direi praticamente più unico che raro, che lo Stato effettivamente riesca in futuro a rendere un servizio ai propri cittadini maggiore di quello a cui essi rinunciano oggi.

Quindi anche i titoli di Stato sono in teoria oggetto del flusso di risparmio. Ma in pratica, nella realtà odierna, costituiscono ricchezza? Niente affatto, nel caso degli Stati sociali falliti costituiscono un buco nero di nessun valore che ha inghiottito e distrutto risparmio. E l’aumento dei debiti pubblici continua a distruggerne ancora. Il caso di un’azienda mal gestita oramai destinata al fallimento, che decide disperatamente di emettere nuove azioni, è un caso del tutto analogo: alla stessa maniera l’emissione di quei titoli azionari costituirà, molto probabilmente, un buco nero di nessun valore che sta inghiottendo e distruggendo risparmio.

In questi ultimi due casi il flusso di risparmio viene indirizzato male, cioè in attivi finanziari rappresentativi di beni capitali che non hanno alcun valore, e che in ultima analisi stanno distruggendo ricchezza. E questo per il semplice motivo che i beni capitali in cui i risparmi vengono impiegati non sono imprenditorialmente ben allocati.

Se non fosse per la BCE probabilmente il valore dei BTP a dieci anni sarebbe già il 30% più basso dei valori attuali. Dove sarebbe in tal caso quel risparmio di cui si va cianciando tanto? Semplice: sarebbe già andato in fumo come merita. Unicredito, che noi simpaticamente chiamiamo oramai unidebito, un anno fa ha emesso nuove azioni a un valore di oltre due euro, dove è finito quel flusso di risparmi che ha acquistato i nuovi titoli oggi valorizzati dal mercato a meno di un euro? Semplice: andato in fumo. Bruciato.

Il flusso di risparmio costituisce vera ricchezza solo ed esclusivamente se viene indirizzato in attività che creano ricchezza, non che la dissipano. E questo è reso possibile solo da un’attività accorta che in virtù di appropriata perspicacia imprenditoriale riesce a fare un calcolo economico piuttosto corretto sulla futura ed effettiva convenienza di un determinato investimento.

E qua sta la seconda tragica fallacia di quanti affermano che questo paese è ricco. Ricco sulla base di cosa? Di una base imprenditoriale che da anni è stata tremendamente fuorviata nei propri investimenti dall’illusione della droga monetaria e creditizia e che oggi è impegnata in attività insostenibili? Abbiamo capito o no che la struttura produttiva sviluppatasi in tutto il mondo negli ultimi decenni è frutto di una droga monetaria e creditizia che ha avuto come effetto quella di distorcerla e renderla incompatibile con le effettive preferenze temporali dei consumatori?

Signori si studi la Teoria del Capitale, così come spiegata solo ed unicamente dalla Scuola Austriaca, altrimenti questi concetti non entreranno mai nella zucca. La teoria economica mainstream non ha mai sviluppato alcuna Teoria del Capitale, blatera invece a vuoto di un fantomatico flusso circolare del reddito che non ha alcun senso, è pura fantasia senza senso incastonata in una pseudoteoria che fa acqua da tutte le parti.

Se non volete impegnarvi a tanto, fermatevi anche al semplice concetto di funzione imprenditoriale, il concetto chiave di tutta la scienza economica, anche questo totalmente ignorato dalla teoria economica ufficiale. Siamo giunti al punto che l’abominevole livello di tassazione raggiunto dagli Stati sociali e l’elevata burocrazia che intralcia ogni attività umana, stanno soffocando, bloccando, ostacolando sempre di più la funzione imprenditoriale che produce vera ricchezza. Ho sentito persone che oramai, vedendosi tassate a livelli del 60% e oltre, semplicemente si dicono: ma chi me lo fa fare, mi godo quel che ho, e in culo ai parassiti che oramai mi spremono tutto quanto.

Direi che questo ultimo concetto è piuttosto semplice da comprendere. Sicuramente più di quello della Teoria del Capitale: se continuiamo a uccidere le galline, domani non ci saranno più uova. E qua un politico onesto potrebbe rispondere: ma tanto di uova non ne abbiamo neanche più bisogno. La frittata è servita comunque!

Buonanotte Italia.

Il grande fallimento

Posted in Economia with tags , , , , on agosto 20, 2011 by lafayette70

Sempre degno di interesse il consueto editoriale apparso oggi sul sito Usemlab.com:

Più leggo quanto viene scritto in giro, più mi affligge un senso di sconforto. A volte mi sembra di esagerare, sono semplicemente realista o sto sconfinando nel pessimismo? E’ una domanda che mi faccio sempre tutti i giorni. Poi di fronte alle opinioni propagandate dai media, ai discorsi dei politici, al consenso generale che si va formando intorno a questo nuovo crollo dei mercati, mi rendo conto del contrario, sono troppo ottimista!

I miei articoli La Nuova Grande Depressione e Il dopo Crack Up Boom sono articoli pregni di ottimismo! Lasciamo perdere le tempistiche, sulle quali nessuno può avere la sfera di cristallo, ma le prospettive reali sono molto, molto peggiori di quelle delineate. L’ho scritto, l’ho pubblicato con il libro Cosa è il Denaro, bisognerebbe cominciare a urlarlo, a scriverlo su tutti i muri: QUANDO MUORE IL DENARO, MUORE ANCHE LA GENTE! Di questo passo davvero arrivano i morti, altro che nuova grande depressione!

Come scrive anche in questo ottimo articolo Alessandro Vitale , di questo passo, seguendo le soluzioni finora proposte dai burocrati, dai politici e dagli intellettuali di regime, si rischia davvero un collasso della civiltà senza precedenti.

Se dal lato fiscale “le maggioranze parlamentari hanno raggiunto risultati, in tema di asservimento completo dei cittadini, che i principi assoluti non si erano mai nemmeno sognati… [al punto che] la contribuzione fiscale è un dovere indiscutibile e chi lo contrasta è un nemico della Nazione e del progresso“, dall’altro lato, quello monetario, non c’è ancora una minima consapevolezza sulle questioni fondamentali. Nada, zip, niente, meno di zero. Tabula Rasa. Ma che dico, tabula rasa, siamo di fronte a un buco nero!!

Quando leggo l’innominabile, colui che diceva di stare alla larga dall’oro quando era ancora a 500 dollari l’oncia, affermare che le banche centrali risolveranno il problema, davvero non so più che da che parte girarmi per vomitare. Quando leggo che i prezzi delle nostre assicurazioni e banche sono quotate a prezzi pazzi, mi chiedo, ma la riserva frazionaria, la riserva frazionaria, la gente sa cosa è questa dannata riserva frazionaria? Oppure è un concetto troppo difficile da capire?

La grande piramide rovesciata basata sulla riserva frazionaria è uscita fuori di ogni controllo, è diventata una torre di babele, e probabilmente se nel 2008 le banche sono state salvate a suon di trilioni, questa volta, sempre a suon di trilioni, verranno nazionalizzate, come fatto negli anni trenta. Non c’è altra soluzione, e mai c’è stata nel corso della storia!

MAI! MAI.. EMME, A, I. Possibile che nel 2011 ancora ci sia totale ignoranza su questo semplice concetto, la riserva frazionaria, che viene spiegato anche in tutti i libri di economia (ovviamente senza alcuna menzione alla natura fraudolenta di questa pratica bancaria legittimizzata dallo Stato o alle sue conseguenze, cioé quel ciclo economico di espansione e crisi spiegato SOLO ed esclusivamente dalla Scuola Austriaca di Economia)

Riserva frazionaria, significa che le banche commerciali in una crisi economica sono tutte FALLITE! TUTTE! Senza esclusione alcuna. Riserva frazionaria è il motivo principale per cui sono state create le banche centrali e per cui l’oro è stato rimosso dal sistema monetario: per nascondere il fallimento ciclico delle banche a spese del contribuente.

Riserva frazionaria, significa leverage, significa speculazione con i soldi dei depositanti, significa che l’equity, il capitale proprio, rischia di venire spazzato via dalla mattina alla sera! Saltata una banca la reazione a catena può essere fermata solo dalla banca centrale con creazione di nuovo denaro dal nulla, a spese dei risparmiatori.

Di salvataggio in salvataggio, i risparmiatori in trenta anni li hanno ammazzati tutti, e adesso a spese di chi li salvano? Ma pensate ancora che i saldi di conto corrente costituiscano risparmio?? Davvero credete ingenuamente a questo concetto propagandato dai media e dalle università che economicamente è fuorviante e sbagliato (il risparmio è un FLUSSO, non uno STOCK!)?

Che disastro, che disastro!!

Se le forze del mercato imporranno una nuova grande depressione, grazie alla quale la struttura produttiva gradualmente si riaggiusterà e forse, se tutto va bene, tra vent’anni usciremo dalla crisi, per quel che riguarda le capacità di analisi economica, qua ci troviamo di fronte a milioni di cervelli totalmente lobotomizzati dall’istruzione pubblica. Questi sono i veri danni irreparabili che costituiscono la più seria minaccia alle prospettive future di crescita e prosperità!

Come è possibile che premi NOBEL di economia siano stati consegnati a veri e propri stregoni del medioevo?

Come è possibile che alla luce di questa crisi qualcuno cominci addirittura a rispolverare Marx dicendo che aveva ragione? Viene la pelle d’oca. Si preferisce continuare a ignorare l’unica scuola che promuove sani principi di libertà, l’unica scuola che ha teorizzato con coerenza la scienza economica, per lasciare quei cialtroni economici di Keynes e Friedman e tornare a un eretico Marx che di economia non aveva capito neanche la A, figuriamoci la B, la C e il resto dell’alfabeto!

Non ci credete? Leggete qua, oppure andatevi a leggere che dice quell’ignorante di Roubini, un’altro che aveva previsto la crisi, ma che non ha mai capito un’acca delle ragioni che l’hanno causata.

Come è possibile mai parlare con gente comune, accennare alla sovietizzazione dell’Europa in corso e sentirsi rispondere che non sarebbe neanche male perchè in Russia si stava meglio (gente che ovviamente in Russia non c’è mai stata ma che ha ben assorbito tutta la propaganda statalista su cui questo paese si regge dai tempi del fascismo!!).

Come è possibile sentirsi dire che la guerra, che milioni di morti, hanno sempre rappresentato la soluzione finale per rilanciare l’economia?

Come è possibile sentire lo stregone con premio Nobel affermare che la paura per l’arrivo degli alieni potrebbe finalmente realizzare ciò che le politiche keynesiane tradizionali non sono riuscite a risolvere?

Non lo so, ditemelo voi come è possibile. Io so solo che il fallimento intellettuale nello studio della scienza economica rischia di fare di questa crisi una tragedia umana senza precedenti. E affermando questo, penso di non essere né ottimista, né pessimista, ma semplicemente realista.

Il male è meglio del peggio

Posted in Economia with tags , , , , , , on agosto 1, 2011 by lafayette70

L’ultimo editoriale di Francesco Carbone su Usemlab.com: il tetto del debito americano, il ciclo economico, il pericolo iperinflazione, la speculazione e il peso insostenibile delle info-balle:

Per una settimana mi sono divertito a leggere sugli incartapesce disponibili in spiaggia le cronache e i commenti alla seconda ondata di “attacchi speculativi” contro l’Italia. Incredibilmente quasi tutti i giornal(ett)isti attribuivano i problemi sul mercato italiano alla questione del debito americano. Davvero da ridere, un articolo più spassoso dell’altro.

Forse si sono messi tutti d’accordo, forse hanno solamente eseguito gli ordini impartiti dal regime, oppure semplicemente è così che funziona l’informazione: il primo imbecille con buona credibilità che dice una cosa viene imitato da tutti quanti fino a che la sua stupidaggine diventa opinione comune e largamente accettata.

Insomma mi sono ritrovato a leggere decine di editoriali che scaricavano le colpe della nuova caduta dei titoli italiani e della nostra borsa alla pagliacciata imbastita oltreceano dagli americani, in realtà finora ininfluente per i mercati mondiali e a maggior ragione per quelli italiani.

Il tira e molla sul debito americano è stato davvero una buffonata totale. Se fosse stato minimamente influente sui mercati non avremmo avuto l’sp500 ancora in zona 1300 sopra tutte le medie, ma ben al di sotto, magari in zona 1150, e oggi ci sarebbe stato relief really (rally di sollievo) veramente significativo, anzi che l’ennesimo gatto morto di cui oramai, dopo decine di rimbalzi, non è rimasta che una carcassa in decomposizione.

I burocrati o pianificatori centrali che gestiscono i sistemi economici possono alzare il debito quanto vogliono, possono creare tutti i super fondi salva stati che vogliono, possono cercare di mantenere tutti gli aspetti formali che vogliono, possono raccontarla come vogliono, ma a questo punto non possono più cambiare la sostanza delle cose e cioè che questi due grossi agglomerati economici sono falliti.

Si forse non avete letto bene, lo ripeto: la verità è che sia gli Usa che l’Europa sono falliti. I burocrati non possono più farci niente! Dollaro ed Euro sono oramai le valute in fallimento di due agglomerati economici in bancarotta. I banchieri che gestiscono in maniera centralizzata gli agglomerati monetari utilizzati in queste due aree economiche non possono farci niente! Così come non possono farci niente i poveri banchieri centrali delle altre nazioni del pianeta.

Il forex, il mercato valutario, ci sta dicendo proprio questo. Basta saper leggere i numeri e ignorare le idiozie che ci propinano i media. Passi il franco svizzero considerato valuta rifugio e in tal senso percepito più sicuro e più liquido anche dell’oro (ahahah ahahah), ma vi siete chiesti perchè lo yen sta facendo nuovi record contro dollaro? Lo yen, la valuta di un’altro paese fallito ancora da più lungo tempo! Neanche il devastante terremoto di marzo è riuscito a fornire alla banca centrale giapponese sufficienti scuse e cartucce da sparare sulla propria valuta per cercare di svalutarla contro dollaro.

La verità è che i flussi in uscita da Euro e Dollaro sono semplicemente troppo forti. Nessuna banca centrale del pianeta (tranne per ora quella cinese) può riuscire a impedire che la propria divisa si apprezzi nei confronti di queste due valute. In teoria potrebbero, perchè come spiega anche Bagus nel libro La Tragedia dell’Euro, una banca centrale trova un limite nei tentativi di difendere la propria divisa dal deprezzamento non nel cercare di ostacolarne l’apprezzamento verso altre valute.

Per impedire il deprezzamento infatti deve acquistare la propria divisa vendendo e bruciando riserve valutarie (che sono limitate). Invece per impedire l’apprezzamento basta stampare la propria divisa nazionale con la quale andare a comprare valute straniere, e in teoria ciò può essere fatto senza limiti.

Il problema però sta proprio qua, nel passaggio dalla teoria alla pratica: di fatto per impedire l’apprezzamento del franco svizzero la cui quantità al confronto delle masse di EUR e USD è ridicola, la banca centrale svizzera dovrebbe stampare talmente tanti franchi da mettere a rischio la stabilità monetaria del proprio paese. Stessa cosa per il Giappone. Quindi le banche centrali di questi paesi provano verbalmente a condizionare gli operatori, ogni tanto intervengono sul mercato, ma i flussi sono più forti di ogni loro parola e di ogni loro azione. Ostacolarli richiederebbe davvero stampare una valanga di denaro con ripercussioni devastanti all’interno del paese.

Prima o poi in qualche modo però la situazione troverà uno sfogo. Se la Svizzera è un porto sicuro anche dal punto di vista della proprietà privata, e tutto sommato può reggere ancora ulteriori apprezzamenti della propria divisa, il Giappone presto o tardi si troverà nei guai dando il via, secondo me, a qualche sorta di reazione a catena. Tutti gli altri paesi del mondo sono infatti nella stessa situazione: per impedire l’apprezzamento delle proprie valute contro Dollaro ed Euro stanno alimentando bolle speculative in serie all’interno delle proprie economie. La Cina, ad esempio, per impedire l’apprezzamento dello YUAN ha letteralmente fatto crescere e continua ad alimentare una economia totalmente drogata che rischia adesso un collasso davvero spettacolare. Nelle stesse condizioni si trova anche il Brasile.

La dinamica monetaria espansionistica, originata dalla FED e dalla BCE per nascondere il fallimento di USA ed Europa, sta di fatto travolgendo tutte le banche centrali del pianeta. Quando arriverà al limite, partirà quello Tsunami o shock di prezzo che i burocrati da anni stanno cercando di rimandare con il solo risultato di peggiorare le cose. Gli effetti che emergeranno saranno tremendi. Più a lungo i burocrati riescono ad impedire e ad ostacolare il funzionamento dei mercati, ignorando la sostanza dei fatti, più la cosa sarà devastante. E’ per questo motivo che ogni giorno, da diversi anni, mi auguro: the sooner the better: prima succede meglio è per tutti.

Allegria di naufragi

Posted in Economia with tags , , , , on luglio 27, 2011 by lafayette70

Da Usemlab.com, rivista web di economia austriaca, sottopongo all’attenzione dei lettori questo articoletto di Philippe Bagus autore del libro, speriamo presto bestseller internazionale, “La tragedia dell’Euro”. Vi è esposta non solo una critica feroce, seppur argomentata con il massimo della lucidità, di questo fallimentare progetto monetario e dell’ideologia che la sussume, ma anche della possibile soluzione per evadere dal rischio concreto di un super-stato sempre più pervasivo:

Come argomento dettagliatamente nel mio libro La Tragedia dell’Euro si delineano per l’Unione monetaria europea tre scenari.

Il primo è che il Patto di Stabilità e Crescita venga riformato e fatto rispettare con sanzioni automatiche per quei paesi che non rispettano i vincoli previsti. Nei paesi della periferia ciò richiede che vengano intraprese severe misure di austerità, che si riformi il mercato del lavoro, che si proceda con le privatizzazioni e che si accetti una riduzione del tenore di vita.  Il caso greco ci ha mostrato come questa opzione sia difficilmente perseguibile a causa delle resistenze politiche e sociali da parte dei socialisti, contrari a un ridimensionamento del settore pubblico. Per il 2011 ci si aspetta che il deficit greco sia pari al 9.5% del PIL, ben oltre il limite del 3% stabilito dal patto e il 7.4% stabilito dalla Commissione Europea.

Il secondo scenario prevede un crollo dell’unione monetaria. La periferia non ha alcun interesse a uscire dall’Eurozona. I governi di tali paesi stanno beneficiando delle garanzie fornite dal cuore del sistema e dalla redistribuzione di ricchezza realizzata dalla moneta unica. Un’eventuale uscita implicherebbe una sostanziale riduzione del tenore di vita dei paesi della periferia. Stando così le cose, perchè il cuore dell’unione non si decide ad abbandonare l’Euro? Benché un’uscita dalla valuta unica sia nell’interesse della popolazione di questi paesi, l’elite politica e finanziaria ha tutto l’interesse a sostenere il progetto dell’Euro. Come abbiamo appena potuto constatare in questo ultimo summit, la cancelliera tedesca Merkel non solo ha rinnegato la clausola di non salvataggio prevista dal trattato di Maastricht, ma anche una precedente risoluzione del parlamento tedesco contraria agli acquisti di obbligazioni da parte dell’unione economica e monetaria.

Ciò lascia aperto solo il terzo scenario verso il quale stiamo marciando a passo spedito: una Unione dei trasferimenti e un super Stato europeo. Il summit di giovedì 21 luglio 2011 segna un decisivo passo in questa direzione.

Il governo Greco otterrà altri 109 miliardi in prestito fino al 2014. Le scadenze dei prestiti verranno estese dai sette anni e mezzo (originariamente erano addirittura tre) a 15 anni. I tassi di interesse verranno ridotti dal 4.2% (originariamente erano al 5.2%) al 3.5%, e questa agevolazione sui tassi verrà estesa anche all’Irlanda e al Portogallo

Dietro le quinte del salvataggio greco, l’incontro dei vertici ha anche realizzato un altro salvataggio a favore del sistema bancario e finanziario. Banche, compagnie di assicurazione e altri investitori privati potranno scambiare i loro vecchi bond greci contro obbligazioni di nuova emissione con scadenza più lunga. Joseph Ackermann, amministratore delegato della Deutsche Bank, ha stimato che le svalutazioni per le banche saranno pari a circa il 21% del valore nominale dei bond greci in portafoglio. I politici hanno venduto all’opinione pubblica questa procedura come partecipazione degli investitori privati al salvataggio della Grecia. In realtà si tratta di un altro salvataggio per il sistema bancario, dato che limita le perdite delle istituzioni creditizie e assicurative al 21% lasciando il resto del fardello sulle spalle dei contribuenti.

I vecchi bond vengono permutati con i nuovi che sono garantiti dal fondo salvastati EFSF, cioè dai contribuenti dell’unione europea. Senza questo secondo salvataggio della Grecia, il governo ellenico avrebbe dovuto dichiarare fallimento. La seguente ristrutturazione del debito avrebbe causato alle banche perdite molto più alte, le cui stime variano tra il 50 e il 70% dei titoli in portafoglio, contro appunto il 21% previsto dal piano di partecipazione degli investitori privati! Grazie a tutto ciò, l’intero sistema che finanzia e appoggia i governi esce effettivamente con un danno piuttosto contenuto. Di fatto i banchieri possono ritenersi ben felici di essere riusciti ad ottenere questo nuovo salvataggio, ben mascherato e tenuto nascosto al pubblico.

La più importante conseguenza del summit di ieri rimane comunque l’ufficiale impostazione di una Unione dei trasferimenti che si realizza tramite la concessione di nuovi poteri all’EFSF, il fondo salvastati. L’Eurozona ha sempre realizzato trasferimenti di denaro ogni qualvolta la BCE accetta i bond dei paesi della periferia come collaterale monetizzandone indirettamente i deficit. L’anno scorso, la BCE ha persino cominciato ad acquistare direttamente le obbligazioni emesse dagli Stati periferici, scaricando il costo del salvataggio su tutta l’unione europea. Tuttavia secondo gli accordi presi ieri, gli acquisti della BCE passeranno in secondo piano. Il costo del salvataggio verrà riversato solo sui paesi che effettivamente garantiscono il fondo EFSF.

L’EFSF adesso potrà concedere linee di credito a quei paesi che si troveranno in difficoltà nel rifinanziare il proprio debito. In più, potrà acquistare i titoli di stato sul mercato secondario. Di fatto il ruolo della BCE viene rilevato parzialmente dall’EFSF.

La possibilità di potersi finanziare tramite l’EFSF rimuove quelle dovute pressioni che spingono attualmente i paesi della periferia a ridurre i deficit e il peso del proprio debito pubblico. Perché introdurre misure di austerità, perché procedere con le riforme del mercato del lavoro e le privatizzazioni del settore pubblico, se ci sono adesso i fondi resi disponibili dall’EFSF a tassi di interesse ridicoli? Un partito che vuole vincere le elezioni può tornare a promettere nuove spese, abbandonando ogni progetto di riforma. Attraverso la spesa pubblica e il ricorso ai deficit i governi possono continuare a mantere articialmente elevato il tenore di vita della propria popolazione. In tal modo i debiti continuano a crescere mentre i disavanzi a persistere.

Molto probabilmente la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e presto anche Spagna, Italia e Belgio prenderanno a prestito esclusivamente dall’EFSF. Per essere efficace le dimensioni del fondo dovranno essere ampliate. Il garante principale sarà sempre la Germania. Un report di Bernstein Research calcola le necessità di finanziamento della periferia: “siccome le garanzia fornite da paesi come l’Italia diventano vuote di contenuto, la Germania dovrà provvedere ad innalzare la propria quota a 790 miliardi di euro, o il 32% del proprio PIL.” Se la anche la Francia venisse downgradata dalle agenzie di rating la garanzia tedesca salirebbe a 1.385 trilioni (il 56% del PIL).

L’unione dei trasferimenti implica un trasferimento di poteri alla Commissione Europea che ci avvicina sempre di più al super Stato europeo. Gli incentivi a ridurre i deficit crolleranno non solo nella periferia ma anche nel cuore dell’unione. Perchè risparmiare in paesi come la Germania se i risparmi vengono impiegati per finanziare la periferia? Invece di ridurre le pensioni tedesche per garantire quelle greche, i tedeschi spingeranno per avere anche essi una maggiore spesa pubblica. Al fine di sostenere gli Stati sociali e i trasferimenti di denaro sarà necessario aumentare le imposte (magari tramite una tassa europea aggiuntiva) e fare maggiore ricorso alla stampante monetaria. La centralizzazione dei poteri permetterà infatti l’armonizzazione delle tasse e delle normative. Distrutta ogni forma di competizione fiscale, ci sarà una tendenza ulteriore verso una pressione fiscale sempre più elevata. Grazie a tutto ciò il potere di Bruxells continuerà ad aumentare.

Sembra esserci solo un modo, aggressivo e costoso, di fermare questo processo di sovietizzazione dell’Europa: l’abbandono dell’Unione da parte della Germania, la cui uscita dall’Euro potrebbe far collassare l’intero progetto della moneta unica salvando i destini dell’Europa.

il Giorno più lungo?

Posted in Economia with tags , , , , , , , , on luglio 11, 2011 by lafayette70

Dal sempre interessantissimo sito dell’Associazione Usemlab estrapolo quest’articolo di Francesco Carbone che  aiuta a capire cosa sta realmente accadendo dietro all’improvviso (e non inatteso) dramma odierno della borsa e dell’economia italiane:

Il 27 giugno 2011, nel thread “Spiazza Affari” del forum interno riservato agli associati, ci ponevamo il problema di capire cosa fosse veramente successo quel tragico venerdi 24 giugno 2011 sul mercato italiano a seguito di uno “strano” movimento su alcuni titoli bancari italiani. Ci aspettavamo a dire il vero una risposta più dettagliata da parte dell’Autorità competente preposta. Gli strumenti a sua disposizione sono sicuramente sufficienti a spiegare se si fosse trattato semplicemente di un banale e inusuale “errore” di stop loss o se le problematiche fossero state altre (leggasi segnale di imminente attacco speculativo contro il nostro amato paese).

A tal proposito scrivemmo:

“Le Autorità competenti italiane hanno a disposizione tutti gli strumenti per dare una risposta rapida esaustiva, dettagliata, al mercato di cosa sia successo veramente il giorno 24 giungo dalle ore 12.35 alle ore 12.45 circa; diversamente il mercato potrebbe recepire questa carenza d’informazione esaustiva in maniera “ DISORDINATA” su questi 2 titoli oggetto della discussione (e non solo!!!) spingendoli su valori di prezzo infinitamente molto più bassi”.

Noi rimaniamo della convinzione che alcuni sapessero veramente cosa si stava perpetrando dietro le quinte a danno dei piccoli risparmiatori italiani (la maggioranza degli operatori finanziari comunque non si aspettava un attacco speculativo contro l’Italia); nei mercati finanziari vige il vecchio saggio “ i soldi in borsa li fanno veramente in pochi e i pasti gratis non ci sono“, bisognava perciò colpire un peso massimo perché il gioco alla fine potesse essere veramente profittevole e il mercato cash dei BTP liquidissimo si prestava a questo. Già a partire dall’anno scorso abbiamo evidenziato ai soci che il gioco al massacro iniziato con la Grecia aveva in realtà un obiettivo “ben preciso”: l‘Italia .

Quel 24 giugno un brivido scosse la nostra mente quando sui terminali visualizzammo il bombardamento di vendite sui titoli di Unicredito e Banca Intesa. Questo era il segnale in codice che qualcosa di imminente e sconvolgente stava per abbattersi sui nostri risparmi. La stampa mainstream interpretava questi segnali (visti di nuovo venerdì 10 luglio) come problemi di microstruttura, tanto che si era affidata alle parole di un noto professore universitario per cercare di spiegare e teorizzare qualcosa di ben più diretto. Qualcosa che sul nostro forum era già stato ampiamente analizzato e previsto.

Il dramma che il nostro paese sta percorrendo è ampiamente dimostrato dalla seduta odierna e crediamo che questo lunedì “nero” possa confermare (se ve ne fosse ancora bisogno) che non si è trattato dell’ennesimo problema di microstruttura del mercato, ma di un attacco in grande stile contro il sistema finanziario italiano!!! Chiaramente la stragrande maggioranza dei siti web mainstream che si occupa di “mercati finanziari”per incapacità di analisi (non crediamo per altro) non ha mai evidenziato (in maniera analitica e suffragata anche da una solida teoria economica alla base come quella della Scuola Austriaca”) quanto si sarebbe perpetrato da li a pochi giorni a danno di quel “BIG PIG” che viene comunemente, ma impropriamente definito “too big to fall”: l’ITALIA .

Questa tipologia di operazioni in cui migliaia di risparmiatori perderanno gran parte dei loro sudati e onesti risparmi sono costruite minuziosamente, vengono concordate a tavolino e devono essere rapide, incisive e soprattutto “non attese” per poter essere coerenti con lo scopo principale : quello di fare miliardi di euro di profitto a danno dei soliti noti: i risparmiatori. La nostra classe dirigente è impreparata a gestire un evento di questa portata (vi consigliamo vivamente di leggere Cosa è il Denaro e La Tragedia dell’Euro se non lo avete ancora fatto) e anziché preoccuparsi di quello che sta  accadendo (di cui abbiamo finora visto solo la punta dell’iceberg) ha preferito continuare per la propria strada… Basti ricordare che negli ultimi 20 anni questa classe dirigente ed incompetente è riuscita in un impresa colossale: spingere il debito pubblico da 900 milioni di euro circa (1994-1995) a quasi 2 trilioni di euro nel 2011!!!

Avete mai visto un italiano incavolato per questo? non lo vedrete mai, neanche ora, tranquilli! E’ già pronto l’effetto camomilla della disinformazione! Del resto da qui a fine anno ci sono solo 120-130B di euro da rifinanziare e la notizia del FT che riportava a riferimento il battibecco tra il ministro del tesoro italiano e il presidente del consiglio italiano (“He is worried about the markets…but I [Berlusconi] always remind him that in politics the results is made up of consensus and votes”) non può che sollevare forti preoccupazioni!

Ma non dobbiamo essere sorpresi o stupiti se i burocrati il conto non lo pagheranno neanche questa volta! Al massimo si assisterà a qualche dimissione eccellente a seguito di quello che sarà ricordato come il più grande selective default di tutta la storia moderna e contemporanea dell’ultimo secolo. La “speculazione ” staccherà la spina solo dopo che qualcuno di importante avrà alzato bandiera bianca.

Ricordiamoci che nei prossimi 5 anni ci sono da rifinanziare circa 900 B di euro di debito italiano e se i rendimenti dei titoli di stato sono quelli visti nelle giornate di mercoledi e giovedi ci sono circa 10B di interessi in più da pagare all’anno pari a circa uno 0,65% di GDP italiano… se invece i rendimenti fossero quelli visti oggi o quelli che vedrete nelle prossime settimane… beh vi rendereste conto perchè abbiamo affermato quanto sopra in relazione a quella frase sconnessa detta dal presidente del consiglio italiano.

Oggi intanto si è tenuta una riunione di emergenza:

EU COUNCIL PRESIDENT VAN ROMPUY CALLS EMERGENCY MEETING FOR MONDAY MORNING TO DISCUSS EURO ZONE DEBT CRISIS

ovviamente la propaganda di regime negherà che la riunione ha come unico scopo quello di discutere l’ampliamento del fondo EFSF: probabilmente già servono ulteriori 1,5 trilioni, a tanto ammonta infatti la” valanga azzurra.”

Ad ogni modo la situazione più preoccupante dopo la devastante seduta odierna è il livello dello spread contro la Germania, che oggi ha soprasssato i 300 basis point sulle scadenza 10 anni (era a 185 una settimana fa), mentre allo stesso tempo il cds è arrivato a 280 (mentre il 7 luglio 2010 era 222 bps con merito creditizio A+ da parte di S&P).

Se nei prossimi giorni peggiorerà, il rating dell’ITAGLIA con la valutazione del CDS attuale, andrebbe a finire tra BBB e BBB-. Come vedete molto probabilmente il declassamento di S&P prossimo sull’ITALIA sarà di diversi notch e si andrà a posizionare quasi certamente sulla linea del piave in BBB ultimo gradino dell ” investment grade “, tutto ciò farà da valanga su banche ma soprattutto su assicurazioni che dovranno ” anticipare” gli eventi e vendere i loro titoli di Stato in portafoglio per evitare di arrivare ultimi. I fondi obbligazionari investment grade infatti non possono detenere titoli “non investment grade”.

Si tratta una valanga annunciata che nessuno potrà fermare. E’ solo questione di tempo… chi ultimo arriva perde tutto!