Archivio per Artur Màs

Braccio di ferro

Posted in politica estera with tags , , , , , , , , on dicembre 18, 2012 by lafayette70

CatalunyaA distanza di tre settimane dal voto per il rinnovo del parlamento catalano torniamo a dare uno sguardo a quanto accaduto nella zona politicamente più inquieta di Spagna.

 Le elezioni del 25 novembre, come noto, hanno sensibilmente mutato il quadro delle forze in campo senza che venisse però modificato l’elemento principale della dialettica in corso ovvero l’ampia maggioranza di cui gode quello che è stato per comodità definito “blocco sovranista“. Si tratta di una coalizione piuttosto eterogenea di partiti favorevoli alla consultazione referendaria per l’autodeterminazione della regione ma quantomai divisi riguardo alle politiche economiche ed alle tattiche da utilizzare per il raggiungimento dell’agognato traguardo, lo stato nazionale catalano.

Convergencia y Uniò, la formazione delPresidente Màs, scottata da un secco ridimensionamento nell’urna a tutto vantaggio della sinistra indipendentista di ERC, sta tentando di portare a termine una estenuante trattativa finalizzata alla formazione di un nuovo governo, se possibile di coalizione. Ma il problema è proprio lo scarso entusiasmo con il quale Oriol Junqueras, leader dei repubblicani, vede un possibile impegno organico di governo; più facile un appoggio esterno ai nazionalisti con però una data certa per la consulta popolare e una modifica sostanziale alla politica di austerity sin qui seguita dalla Generalitat. Comunque sia è assai probabile che si giunga sino al termine ultimo consentito dalla legge prima del voto di investitura del nuovo presidente, ovverosia la prima settimana  del nuovo anno. Dopo di allora, giocoforza, sapremo se a nascere sarà un esecutivo senza maggioranza e dalla vita presumibilmente assai breve quanto stentata o, per contro, uno determinato a portare a termine il mandato conferito dalla “Diada” e dal consenso popolare  nel più breve tempo possibile.

 Già, perchè contrariamente a quanto la vulgata, soprattutto italiana, è andata raccontando sulla questione un’ipotesi non da scartare è che il processo indipendentista in corso possa subire un’accelerazione più che una crisi irreversibile. Se esiste un nemico temibile per i fautori dell’ Estado propio esso andrebbe individuato, piuttosto, nei reciproci calcoli politici dei due principali attori in campo ed anche, beninteso, degli altri importanti comprimari: Màs ed i suoi più stretti collaboratori temono che fissare da ora il giorno fatidico possa rivelarsi un formidabile propellente per le velleità egemoniche di ERC. I repubblicani, dal canto loro, paventano il peso oneroso di un difficile compromesso.

 Dicevamo degli altri: i difensori dell’unità rimangono a guardare consapevoli di rappresentare una minoranza e , nel contempo, attenti a non urtare la suscettibilità degli indipendentisti. A complicare ulteriormante una posizione già difficile è , infatti, giunta l’improvvida tegola della politica linguistica del Ministro spagnolo Wert, deciso a diminuire decisamente l’influenza della lingua catalana nelle scuole locali. Una iniziativa invisa alla stragrande parte dell’opinione pubblica anche di quella di sentimenti filo-spagnoli, tant’è che la stessa Pasionaria dei popolari catalani Alicia Sanchèz Camacho è stata costretta a smarcarsi.

I socialisti, dei quali si era parlato come di possibili interlocutori sono alle prese con un duplice assillo: da una parte il vertice nazionale del partito ha deciso di patrocinare la causa della nazione(spagnola) una ed indivisibile, dall’altra una serie di indagini giudiziarie ha colpito una parte importante della nomenclatura di Barcellona. Sono, infatti,  finiti sotto inchiesta per tangenti ed abusi vari il responsabile catalano dell’organizzazione e tre sindaci di altrettante cittadine vicine alla capitale.

 Non si rassegna allo stallo invece l’Assemblea Nazionale Catalana. l’organizzazione federale dell’indipendentismo militante che ha promesso, in caso di mancato sblocco del confronto fra Màs e l’ERC, di riprendere su larga scala la propria mobilitazione in favore del referendum.Anche con iniziative clamorose di disobbedienza civile.

Omaggio alla Catalogna

Posted in politica estera with tags , , , on febbraio 25, 2012 by lafayette70

Con, forse, non un eccelso sforzo di fantasia editorialisti e commentatori spagnoli hanno ribattezzato “patto di S.Valentino” l’intesa tra il governo popolare di Mariano Rajoy, in carica da tre mesi scarsi, e l’omologo catalano del leader autonomista Artur Mas. Nella realtà, le manovre erano iniziate già subito il voto negativo che la formazione catalanista aveva espresso nel dibattito sulla fiducia alle Cortes. Così, dopo una trattativa non facile, Convergencia i Uniò decideva di offrire il proprio appoggio alla severa legge di bilancio del nuovo Esecutivo di Madrid ed in seguito, e siamo alla cronaca degli ultimi giorni, il placet alla riforma del mercato del lavoro e a quella del sistema bancario. Materie di non poco conto, come intuibile, che potrebbero costituire la contropartita per un’ambiziosa riforma del rapporto di unione tra lo stato centrale e la comunità autonoma catalana. A partire da quello Statuto diventato la vera bestia nera del precedente tripartito social-eco-indipendentista travolto dal peso delle aspettative non mantenute. Bastò, infatti, il pronunciamento negativo del Tribunale Costituzionale di Madrid a smorzare le intenzioni dei baldanzosi legislatori di Barcellona. Memore di questa disfatta, il partito di Mas, da sempre autonomista, ha affidato al gioco delle alleanze variabili le speranze di raggiungere gli obiettivi falliti dai predecessori. Dal Partido Popular ci si attende, oltre al via libera ad una carta regionale emendata dei punti più controversi, un accordo fiscale che possa rimettere ordine in un sistema finora svantaggioso per la periferia. Impresa tutt’altro che agevole considerate le grosse somme in ballo: ad esempio già nell’anno trascorso la Generalitat vantava crediti dallo stato spagnolo per la bellezza di 759 milioni di Euro. Per riuscire nel proprio intento Mas non si è esentato dall’ anticipare la politica di lacrime e sangue poi seguita anche da Rajoy e soci a livello nazionale  onde rimettere in carreggiata i disastrati conti catalani. Tra aumento del canone sull’acqua, introduzione di un ticket sanitario su medicine e prestazioni sanitarie e tassa sui soggiorni turistici oltre a tagli consistenti nella pubblica amministrazione (piuttosto pletorica, come ovunque), lo sforzo richiesto agli amministrati non sarà certo di scarsa entità. I numeri sembrano, tuttavia, dare per il momento ragione a Mas ed al suo partito: dopo un anno di austerity gli elettori hanno bocciato senza appello l’opposizione socialista e premiato CiU con il massimo storico del 30 % di consensi in un voto nazionale. Ma se i risultati non verranno, l’opzione indipendentista potrebbe prendere definitivamente il sopravvento. E le avvisaglie di questo slittamento verso la piena sovranità sono già ben presenti nella società catalana. Non più tardi di una settimana fa un sondaggio dall’esito clamoroso, del quale si è dato conto su questo giornale, fotografava al 53% il livello di favore per la scelta più radicale: l’addio al Regno. A questa spada di Damocle va aggiunto un parere autorevole del peso specifico di un macigno. Il padre nobile dell’autonomismo catalano Jordi Pujol, premier dal 1980 al 2003, mai incline a farsi trascinare dagli avvenimenti ha infatti ripetuto in più di un’intervista che il tempo “ormai è scaduto”. Chi ha ha orecchie per intendere…

Pubblicato su “L’Indipendenza”    http://www.lindipendenza.com/mas-rajoi/

Nudi alla meta

Posted in politica estera with tags , , , , , on aprile 13, 2011 by lafayette70

Si infiamma, a Barcellona, la questione annosa della possibile indipendenza catalana dal resto della nazione spagnola.

L’autonomismo è , per la verità, una forza politica e culturale da sempre in questa regione situata all’estremità orientale della penisola iberica. E gli automisti sono stati i grandi trionfatori delle recenti elezioni regionali svoltesi pochi mesi fa sbaragliando i partiti “unionisti” e portando Artur Màs alla presidenza della Comunità.

 Il partito di Màs, Convergencia y Uniò, si caratterizza per il suo moderatismo, ma aveva difeso a spada tratta lo Statuto regionale contro il pronunciamento del Tribunale costituzionale spagnolo che aveva bocciato quelle parti dello stesso che prevedevano dei meccanismi istituzionali favorevoli alla separazione consensuale dell’ Estat Català da Madrid. In questo modo Màs aveva fatto razzia di voti radicali separatisti soprattutto pescando nell’elettorato dell’ERC, la sinistra repubblicana da sempre più favorevole alla secessione.

 Quanto ormai pesino i sostenitori di questa opzione è stato dimostrato ictu oculi dalla consultazione referendaria organizzata da un cartello di associazioni catalaniste e denominatosi “Plataforma Barcelona Decideix”. Alle urne improvvisate in tutte le città della regione si sono recati, infatti, poco più di 250000 aventi diritto, una percentuale pari al 18% dell’intero corpo elettorale. Scontata l’affermazione del Sì che ha prevalso con una percentuale superiore al 91%.

 All’organizzazione dell’evento ha partecipato in prima fila il piccolo partito di “Solidaritat catalana per la Independencia”, capace di entrare nel parlamento locale con 3 eletti e la parola d’ordine del referendum per l’autodeterminazione. La seconda mossa dell’astro nascente della politica catalana Joan Laporta, già presidente del Barcellona calcio, è stata l’immediata presentazione di un progetto di legge per raggiungere l’obiettivo agognato.

 A decidere la votazione è stata l’astensione del partito di Màs che ha fatto così pendere la bilancia dalla parte del no. Solo 13 i deputati che si sono pronunciati favorevolmente, i 3 di Laporta ed i 10 dell’ ERC, contrari socialisti e popolari. Ora lo stesso Presidente dovrà però giustificare dinanzi ad una base inquieta le motivazioni di un atteggiamento piuttosto ambiguo e in molti prevedono che non sarà impresa facile.

 Oltretutto, a complicare il cammino di Màs ci si è messa anche la crisi economica che rischia di trascinare la Catalogna verso il dissesto finanziario, nonostante il pesante piano di rientro votato dalla maggioranza di governo appena insediatasi. 

 Una nota di colore  ha accompagnato il dibattito sulla legge: tra la piccola folla di secessionisti assiepati all’ingresso del Parlamento c’era anche la nota pornostar Maria Lapiedra che ha ben pensato di onorare la promessa fatta ai sostenitori della causa presentandosi con una interessante mise molto nature.