Archivio per canada

Le spine di Pauline

Posted in politica estera with tags , , , , , , on dicembre 28, 2012 by lafayette70

Pauline MaroisLe prime mosse dell’esecutivo sovranista del Québec, provincia a maggioranza francofona della confederazione canadese, non saranno di certo annoverate nel rango dei successi epocali.

 Tornato al timone del governo locale, il Parti Québecois della Premier, Signora Pauline Marois, ha, infatti, incassato due rovesci cocenti nell’arco di poche ore riuscendo a ricompattare un’opposizione parlamentare finora litigiosa su tutto. Eppure si trattava di materie sì di una certa importanza ,ma non certo della portata esplosiva di un nuovo referendum per l’indipendenza. Su questo ultimo punto la Marois ha adottato una linea di condotta piuttosto prudente dopo le sconfitte del 1980 e quella sul filo di lana del 1995 che smorzarono alquanto la crescita apparentemente irresistibile del movimento per l’autodeterminazione iniziato sul finire degli anni ’60. Motivo di tanta flemma soprattutto il fatto che le ultime elezioni legislative si sono concluse bensì a favore del PQ, ma con un vantaggio minore del preventivato sugli acerrimi rivali liberali e, soprattutto, senza una maggioranza nell’assemblea (54  seggi conquistati di contro ad una maggioranza assoluta  di 65).

Via libera, quindi, ad iniziative più di  basso profilo che mirassero a ridare mordente allo spirito autonomistico alquanto declinante nell’ultima decade. I due provvedimenti riguardavano, nello specifico, due dei principali simboli identitari di ogni comunità nazionale che si voglia definire tale, ovvero la bandiera e la lingua.

La prima, la tradizionale croce bianca in campo azzurro attorniata dai gigli (già emblema della monarchia francese che di queste terre fu prima colonizzatrice) è stata da sempre oggetto di un singolare balletto nei palazzi di rappresentanza del Québec assieme all’omologa federale, la arcinota foglia di acero. Ebbene, ogniqualvolta i sovranisti prevalevano nel voto la prima aveva l’onore di campeggiare ovunque e la seconda veniva, per così dire, accantonata. Il contrario accadeva con i governi liberali, da sempre fautori di un federalismo unitario. Questa volta il tentativo del governo è stato frustrato, come in precedenza scritto, dal convergere del dissenso di liberali e nazionalisti moderati della CAQ (Coalizione  per il futuro del Québec) ed i due emblemi dovranno, dunque, convivere  nella medesima “red room” dell’assemblea legislativa locale  dove si riuniscono le commissioni parlamentari.

Riguardo poi alla questione della lingua, lo smacco è stato, se possibile, peggiore visto che a sconfessare l’operato della maggioranza(relativa)  ci ha pensato,nientemeno che l’Office québecois de la langue française, la speciale autorithy incaricata di vigilare su eventuali violazioni ai danni della prima lingua provinciale. I dati forniti dall’agenzia suggerivano, infatti che il numero di lavoratori ed imprenditori ad utilizzare l’idioma gallico non era in diminuzione sotto l’assedio dell’ortodossia anglofona bensì in aumento abbastanza pronunciato. Immediato e doveroso, quindi, il ritiro dell’emendamento che aveva per oggetto la modifica della legge-quadro in materia con altrettanto comprensibile scorno della Premier e degli altri notabili “pekistes”.

Nonostante la duplice batosta, la luna di miele tra Marois e l’elettorato non sembra essere tramontata del tutto.:il consenso alla separazione dalla Confederazione oscilla, è vero, attorno al 35%: troppo poco per pensare ad un terzo tentativo di consulta popolare, ma, complici le difficoltà degli avversari (anch’essi alle prese con non trascurabili problemi di immagine e pregressi scandali affaristico-finanziari) il Parti Québecois è dato dai sondaggisti oltre il risultato raggiunto lo scorso settembre e con un bottino potenziale di 70 parlamentari. Quanto basta per pensare ad un possibile, anzi probabile, ritorno alle urne già nel 2013

 

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Osservato speciale

Posted in Ecologia e Ambiente with tags , , on agosto 6, 2011 by lafayette70

Ben occultato in un immenso campo di colza questo cervo ha corso il rischio di rivelare la propria posizione. Forse incuriosito dalla lontana presenza del fotografo…

Rivoluzione d’acero

Posted in politica estera with tags , , , , , on maggio 3, 2011 by lafayette70

Alla fine Stephen Harper è riuscito a vincere la sua scommessa. Inchiodato per 6 lunghi anni da un’ossessione degna del romanzo melviliano, il Premier canadese è riuscito,infatti, a catturare l’agognata ed inafferrabile balena bianca: la maggioranza assoluta nel nuovo Parlamento federale. Coronamento trionfale di un’attivismo a dir poco frenetico nei (pochi) giorni di campagna elettorale successivi allo scioglimento improvviso, ma non inatteso, della massima assise legislativa del paese.

 Con i 167 seggi conquistati ieri, i conservatori potranno tentare di concretizzare quel progetto di ristrutturazione complessiva già delineato nel decennio passato e non portato a termine causa la ferrea legge dei numeri. Saranno novità di non poco conto che investiranno quasi tutti gli ambiti di una società piuttosto restia ai grandi mutamenti.

 Innanzitutto a livello istituzionale dovrebbe essere abolito il Senato, considerato un intralcio all’attività amministrativa, e cancellato l’assai impopolare finanziamento pubblico dei partiti politici. Questi almeno gli intenti.

 In economia via libera al taglio delle tasse per il big business con l’aliquota fiscale per le corporations portata al 15% dall’attuale 18. Tutto perfettamente in linea col paradigma neo-liberista in voga dagli anni ’80 ed incarnatosi nell’esperienza reaganian-thatcheriana. Oltre a ciò niente imposte di scopo o carbon tax, come nei desiderata degli ambienti più leftist e razionalizzazione della spesa pubblica senza, tuttavia, uno smantellamento del welfare piuttosto generoso, soprattutto a livello di governi locali. 

In politica estera è scontata una conferma degli onerosi impegni assunti nella war on terror americana, in primis in Afghanistan dove il contingente canadese ha pagato un tributo piuttosto pesante nella campagna anti-taliban. Previsti,inoltre, investimenti importanti per aggiornare il già eccellente arsenale militare di Ottawa, soprattutto nei comparti aeronautico e navale.

 Trattandosi di una forza politica che ha fatto della filosofia “law and order” un tassello irrinunciabile della propria piattaforma di governo, arriveranno tutta una serie di provvedimenti all’insegna del securitarismo.

 Se la costruzione di nuovi penitenziari federali era largamente scontata ed incontrava un’approvazione popolare importante, preoccupa, invece, il giro di vite sulla libertà del web. Una tendenza purtroppo consolidata anche nelle democrazie sviluppate, nonostante il rifiuto abbastanza generalizzato della vastissima platea di utenti. Bisognerà vedere, tuttavia, sino a qual punto si spingerà la volontà “normalizzatrice” del neo-esecutivo. Certamente in un paese da sempre molto attento alle libertà individuali non sarà possibile esagerare con la censura, nè dovrebbe essere interesse di una classe dirigente in fondo pragmatica abbandonare del tutto il sentiero del buon senso pur tentando di soddisfare la crescente esigenza di sicurezza.

 Dedicata l’apertura, come di dovere, ai vincitori, resta da analizzare il quadro, peraltro assai interessante, dei restanti protagonisti della partita giocatasi nelle urne.

 Come spunto di riflessione principale tutti gli analisti concordano sul fatto che l’ elezione odierna sancisca la nascita di un nuovo bipartitismo di sistema. Alla tradizionale dicotomia tra conservatori e liberali si sostituisce il nuovo tandem tra i primi e il Nuovo Partito Democratico, emerso prepotentemente come seconda forza del panorama politico nazionale. Si tratta di una forza inquadrabile nei canoni del laburismo o della socialdemocrazia classica europea, pur con delle peculiarità interessanti sul cotè più libertario. Presenti tra le issues del partito guidato da Jack Layton anche la depenalizzazione del consumo di droghe e l’impegno attivo in favore di minoranze come i nativi e la comunità LGBT. Scelte che, notoriamente, in diversi partiti socialisti  o progressisti del vecchio continente non sono ,come dire, in cima alle priorità. Per il resto, molte ricette neo-keynesiane all’insegna del tax and spend, potenziamento della mano pubblica, multilateralismo diplomatico e revisione del trattato NAFTA che regola l’intesa libero-scambista col resto del nordamerica. Posizioni non esattamente nuovissime, è vero, ma che hanno reso magnificamente in termini di consensi portando l’NDP dai 37 deputati suffragati nel 2008 ai 102 attuali e dal 19% scarso all’oltre 30. Spicca, in particolare, il dato del Québec dove ben 58 constituencies su 75 si colorano di arancione.

 A fare le spese di questa avanzata che non possiamo che definire imponente tutti gli altri partiti dell’establishment canadese ridotti quasi al rango di comprimari. A partire dai liberali, fino al 2003 padroni incontrastati a Ottawa come nelle province più influenti, Ontario e perlappunto Quèbec, che incassano una disfatta umiliante. Solo 34 esponenti dei 77 della vigilia torneranno a sedere in parlamento: il prezzo altissimo pagato all’irresolutezza della leadership ed agli scandali ripetuti che hanno investito pezzi grossi dell’organigramma. Scontata la dipartita di Michael Ignatieff, accademico onesto prestato alla politica con esiti deprecabili e schiacciato da una responsabilità troppo grande per lui.

A vivere di ricordi saranno anche gli indipendentisti del Bloc Québecois letteralmente annientati dallo tsunami NDP : dalle 47 postazioni riescono a conservarne a fatica soltanto 4! e pensare che,qualche anno fa, il referendum per la secessione di questa provincia francofona andò ad un soffio dal buon esito. Altri tempi: ora per gli irriducibili dell'”Ecception québecoise” toccherà lottare per la sopravvivenza, di sicuro non con lo screditato e tracotante Gilles Duceppe alla guida.

 Resta da dire ancora del risultato storico dei verdi: per la prima volta un’esponente ecologista arriverà ad Ottawa spinta dal voto popolare. L’onore dell’impresa è andato alla leader del movimento , Elisabeth May, che ha strappato un collegio a Vancouver dalle mani del defending champion tory. Un premio di consolazione, a ben vedere, dato che un terzo dei voti greens ha preso altre strade.

 In conclusione, dobbiamo dire che il terremoto di ieri avrà altre scosse di assestamento nei prossimi mesi. Si rinnoveranno, infatti, tra ottobre e novembre, ben 5 governi locali tra cui l’ Ontario, l’Alberta ed il Saskatchewan. Potrebbe essere il capitolo finale di questa giornata storica o l’inizio della rivincita per gli sconfitti.

La Disfatta di Rodomonte

Posted in Società with tags , , , on dicembre 19, 2010 by lafayette70

Chi credeva che il culmine del pregiudizio antiebraico fosse stato raggiunto dalla demenziale campagna di boicottaggio dei prodotti israeliani messa in atto tempo fa  dalle nostre parti si dovrà ricredere leggendo i resoconti di una vicenda assurda e ridicola al contempo verificatasi nella provincia canadese del Quèbec.

 Amir Khadir, deputato provinciale di Quèbec Solidair, formazione cartello della sinistra radicale locale, durante una scampagnata nei confini della propria constituency si accorge che in una delle tante botteghe del Plateau Mont-Royal, quartiere montrealese bene, un negoziante, incurante di qualsiasi spirito umanitario si è permesso, addirittura, di esporre in vetrina un paio di scarpe prodotte proprio nell’entità sionista, mutuando termine caro a quel democratico adamantino del Presidente iraniano Ahmadinejad.

Seguendo fedelmente la vulgata leftist e liberal che vede in Tel Aviv la fonte di ogni male e nequizia nei confronti di un popolo martirizzato, il nostro pensa bene di diramare un comunicato semiserio nel quale invita gli elettori del collegio a non acquistare i prodotti del malcapitato dettagliante.

La cosa grave risiede nel fatto che, a differenza del caso nostrano che vedeva coinvolte due catene della grande distribuzione, sia stato un rappresentante del popolo, democraticamente eletto, a proporre una discriminazione bella e buona nei confronti di un privato cittadino, arrecando un possibile grave nocumento alla sua attività lavorativa.

 Ma per fortuna, ed è il lato comico di tutta la faccenda, i clienti non hanno pensato due volte a dare l’assalto, pacifico, al locale. Con il risultato che il Signor Yves Archambault, nonostante i picchetti a cadenza quasi quotidiana di fronte alla porta dell’esercizio, ha visto le vendite schizzare in alto a livello da bengodi nel mentre che il buon Khadir ed i suoi sodali rimediavano una solenne e meritatissima figura da cioccolatai. 

La Conversione

Posted in Società with tags , , , , on maggio 4, 2010 by lafayette70

Per aiutarvi a capire la situazione a dir poco inusitata che si sta sviluppando nella Provincia canadese del Québec è necessario ricorrere ad un flash-back.

Dagli anni sessanta il Québec è diventato una sorta di “Stato-Provvidenza” tutore del bene collettivo.Chiunque si fosse azzardato a rimettere in questione questo postulato,veniva immediatamente tacciato di essere un nemico del popolo o di essere un nostalgico dell'”età delle tenebre” ( così i critici definivano il lungo governo dell’arci-conservatore Maurice Duplessis,noto per il suo viscerale anti-comunismo e l’opposizione ferrea al sindacalismo organizzato).

Durante il successivo periodo della storia provinciale, conosciuto come  la “Rivoluzione tranquilla” coincidente,grossomodo,con gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso,diversi governi si adoperarono per trasfomare un paese essenzialmente rurale in una prospera (e costosa) società postindustriale.Tra le principali tappe di questo processo ricordiamo: la nazionalizazione dell’energia elettrica (1962) ,la nascita del sistema di pubblica istruzione (1966) cui fece seguito quello della sanità statale.Ricordiamo anche l’introduzione del principio del “no-fault” nel campo delle assicurazioni auto che poneva a completo carico dello stato le spese per i rimborsi sui sinistri e sui danni alle persone fisiche.

Ora,accade un fatto davvero singolare: che l’autrice di questa ultima “riforma”,la signora Lise Payette,già Ministro, ha scritto un articolo comparso sul  giornale gauchiste “Le Devoir”,per suggerire alcune soluzioni per uscire dal prevedibilissimo e catastrofico deficit delle pubbliche finanze.

E,udite udite,una di queste soluzioni consisterebbe nella semplice…abolizione del Ministero della pubblica istruzione.Tra le motivazioni addotte c’è la costatazione,e non occorreva del genio per arrivarci,che il sistema è diventato troppo burocratizzato e demotivante l’impegno degli alunni e del personale docente.Per darvi un’idea di quale sia l’attuale stato delle cose vi basti sapere che è in atto una fuga massiccia dal pubblico verso progetti privati alternativi come la “Laurea Internazionale” che io stessa attualmente frequento.

Altra spia eloquente è il tasso di abbandono scolastico,giunto oramai ad un ragguardevole tasso del 30%,media ponderata del 27% femminile e del ben più preoccupante 33% maschile.

Trovate comico tutto ciò? Non avete ancora visto nulla! i Lettori di questo giornale,il più a sinistra dello spettro politico locale ricordiamo ancora,approvano e si spingono a chiedere l’abolizione delle commissioni scolastiche,organo intermedio tra il Ministero e gli Istituti,e,addirittura, del Ministero della Sanità proponendo che lo Stato metta a disposizione fondi solo in casi di stringente necessità e per via telematica ai diretti interessati.Nessuna intermediazione,dunque,nessuna concessione al parassitismo istituzionalizzato.

Come non bastasse,nessuno si accora più di tanto per i circa 4000 funzionari che dovrebbero perdere il proprio comodo posto di lavoro in seguito a questo cambiamento.D’altronde,rispondono i cittadini interpellati sull’argomento,poco ne risentirebbe il tasso di disoccupazione che viaggia attorno al 4% e si tratterebbe ,quindi, di un sacrificio più che tollerabile…

La rimessa in discussione dei privilegi acquisiti è un segnale assai positivo,nessun dubbio.Ma giova anche ricordare che quando Maxime Barnier,deputato conservatore ed eminente liberario,andava dicendo cose simili e aggiungeva che la vera indipendenza consisteva nell’indipendenza dagli strumenti di corruzione distribuiti dallo Stato federale fu trattato alla stregua di un provocatore tra gli schiamazzi delle tante anime belle sempre pronte ad indignarsi.Questo per ricordare che la logica del”due pesi,due misure” è davvero dura a morire…

Vicky Rodgers

Tutto il mondo è paese

Posted in Cronaca with tags , , on marzo 26, 2010 by lafayette70

‘E successo a Victoria,in Canada,ma sarebbe potuto succedere ovunque vista la plastica emblematicità delle immagini.Vi si vedono alcuni poliziotti che fanno “un uso eccessivo della forza” nei confronti di un uomo disarmato.Aperta un’indagine interna da parte delle autorità per accertare le responsabilità dell’energumeno

Tutto il mondo è paese..

Posted in Cronaca with tags , , , on giugno 27, 2009 by ilariagarosi

Anche Toronto alle prese con l’emergenza monnezza