Archivio per crisi finanziaria

Al capezzale

Posted in Economia with tags , , , , on settembre 11, 2011 by lafayette70

Mentre l’Olanda, per bocca del proprio Ministro delle Finanze, “non esclude” una possibile uscita della Grecia dalla zona Euro, Wolfgang Shaeuble, omologo tedesco evoca, in un intervista al periodico ” Der Spiegel” due possibili scenari per tentare una difficile risoluzione alla crisi. Uno di questi comporterebbe, sic et simpliciter, il default del paese ellenico. Sullo sfondo il crescente malumore dei tedeschi per i sacrifici sostenuti in chiave salva-Euro: ben il 76% dell’opinione pubblica è contraria al salasso, secondo le ultime rilevazioni.

Il link alla notizia: http://www.lefigaro.fr/conjoncture/2011/09/10/04016-20110910ARTFIG00600-l-allemagne-se-preparerait-a-une-faillite-de-la-grece.php

Allegria di naufragi

Posted in Economia with tags , , , , on luglio 27, 2011 by lafayette70

Da Usemlab.com, rivista web di economia austriaca, sottopongo all’attenzione dei lettori questo articoletto di Philippe Bagus autore del libro, speriamo presto bestseller internazionale, “La tragedia dell’Euro”. Vi è esposta non solo una critica feroce, seppur argomentata con il massimo della lucidità, di questo fallimentare progetto monetario e dell’ideologia che la sussume, ma anche della possibile soluzione per evadere dal rischio concreto di un super-stato sempre più pervasivo:

Come argomento dettagliatamente nel mio libro La Tragedia dell’Euro si delineano per l’Unione monetaria europea tre scenari.

Il primo è che il Patto di Stabilità e Crescita venga riformato e fatto rispettare con sanzioni automatiche per quei paesi che non rispettano i vincoli previsti. Nei paesi della periferia ciò richiede che vengano intraprese severe misure di austerità, che si riformi il mercato del lavoro, che si proceda con le privatizzazioni e che si accetti una riduzione del tenore di vita.  Il caso greco ci ha mostrato come questa opzione sia difficilmente perseguibile a causa delle resistenze politiche e sociali da parte dei socialisti, contrari a un ridimensionamento del settore pubblico. Per il 2011 ci si aspetta che il deficit greco sia pari al 9.5% del PIL, ben oltre il limite del 3% stabilito dal patto e il 7.4% stabilito dalla Commissione Europea.

Il secondo scenario prevede un crollo dell’unione monetaria. La periferia non ha alcun interesse a uscire dall’Eurozona. I governi di tali paesi stanno beneficiando delle garanzie fornite dal cuore del sistema e dalla redistribuzione di ricchezza realizzata dalla moneta unica. Un’eventuale uscita implicherebbe una sostanziale riduzione del tenore di vita dei paesi della periferia. Stando così le cose, perchè il cuore dell’unione non si decide ad abbandonare l’Euro? Benché un’uscita dalla valuta unica sia nell’interesse della popolazione di questi paesi, l’elite politica e finanziaria ha tutto l’interesse a sostenere il progetto dell’Euro. Come abbiamo appena potuto constatare in questo ultimo summit, la cancelliera tedesca Merkel non solo ha rinnegato la clausola di non salvataggio prevista dal trattato di Maastricht, ma anche una precedente risoluzione del parlamento tedesco contraria agli acquisti di obbligazioni da parte dell’unione economica e monetaria.

Ciò lascia aperto solo il terzo scenario verso il quale stiamo marciando a passo spedito: una Unione dei trasferimenti e un super Stato europeo. Il summit di giovedì 21 luglio 2011 segna un decisivo passo in questa direzione.

Il governo Greco otterrà altri 109 miliardi in prestito fino al 2014. Le scadenze dei prestiti verranno estese dai sette anni e mezzo (originariamente erano addirittura tre) a 15 anni. I tassi di interesse verranno ridotti dal 4.2% (originariamente erano al 5.2%) al 3.5%, e questa agevolazione sui tassi verrà estesa anche all’Irlanda e al Portogallo

Dietro le quinte del salvataggio greco, l’incontro dei vertici ha anche realizzato un altro salvataggio a favore del sistema bancario e finanziario. Banche, compagnie di assicurazione e altri investitori privati potranno scambiare i loro vecchi bond greci contro obbligazioni di nuova emissione con scadenza più lunga. Joseph Ackermann, amministratore delegato della Deutsche Bank, ha stimato che le svalutazioni per le banche saranno pari a circa il 21% del valore nominale dei bond greci in portafoglio. I politici hanno venduto all’opinione pubblica questa procedura come partecipazione degli investitori privati al salvataggio della Grecia. In realtà si tratta di un altro salvataggio per il sistema bancario, dato che limita le perdite delle istituzioni creditizie e assicurative al 21% lasciando il resto del fardello sulle spalle dei contribuenti.

I vecchi bond vengono permutati con i nuovi che sono garantiti dal fondo salvastati EFSF, cioè dai contribuenti dell’unione europea. Senza questo secondo salvataggio della Grecia, il governo ellenico avrebbe dovuto dichiarare fallimento. La seguente ristrutturazione del debito avrebbe causato alle banche perdite molto più alte, le cui stime variano tra il 50 e il 70% dei titoli in portafoglio, contro appunto il 21% previsto dal piano di partecipazione degli investitori privati! Grazie a tutto ciò, l’intero sistema che finanzia e appoggia i governi esce effettivamente con un danno piuttosto contenuto. Di fatto i banchieri possono ritenersi ben felici di essere riusciti ad ottenere questo nuovo salvataggio, ben mascherato e tenuto nascosto al pubblico.

La più importante conseguenza del summit di ieri rimane comunque l’ufficiale impostazione di una Unione dei trasferimenti che si realizza tramite la concessione di nuovi poteri all’EFSF, il fondo salvastati. L’Eurozona ha sempre realizzato trasferimenti di denaro ogni qualvolta la BCE accetta i bond dei paesi della periferia come collaterale monetizzandone indirettamente i deficit. L’anno scorso, la BCE ha persino cominciato ad acquistare direttamente le obbligazioni emesse dagli Stati periferici, scaricando il costo del salvataggio su tutta l’unione europea. Tuttavia secondo gli accordi presi ieri, gli acquisti della BCE passeranno in secondo piano. Il costo del salvataggio verrà riversato solo sui paesi che effettivamente garantiscono il fondo EFSF.

L’EFSF adesso potrà concedere linee di credito a quei paesi che si troveranno in difficoltà nel rifinanziare il proprio debito. In più, potrà acquistare i titoli di stato sul mercato secondario. Di fatto il ruolo della BCE viene rilevato parzialmente dall’EFSF.

La possibilità di potersi finanziare tramite l’EFSF rimuove quelle dovute pressioni che spingono attualmente i paesi della periferia a ridurre i deficit e il peso del proprio debito pubblico. Perché introdurre misure di austerità, perché procedere con le riforme del mercato del lavoro e le privatizzazioni del settore pubblico, se ci sono adesso i fondi resi disponibili dall’EFSF a tassi di interesse ridicoli? Un partito che vuole vincere le elezioni può tornare a promettere nuove spese, abbandonando ogni progetto di riforma. Attraverso la spesa pubblica e il ricorso ai deficit i governi possono continuare a mantere articialmente elevato il tenore di vita della propria popolazione. In tal modo i debiti continuano a crescere mentre i disavanzi a persistere.

Molto probabilmente la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e presto anche Spagna, Italia e Belgio prenderanno a prestito esclusivamente dall’EFSF. Per essere efficace le dimensioni del fondo dovranno essere ampliate. Il garante principale sarà sempre la Germania. Un report di Bernstein Research calcola le necessità di finanziamento della periferia: “siccome le garanzia fornite da paesi come l’Italia diventano vuote di contenuto, la Germania dovrà provvedere ad innalzare la propria quota a 790 miliardi di euro, o il 32% del proprio PIL.” Se la anche la Francia venisse downgradata dalle agenzie di rating la garanzia tedesca salirebbe a 1.385 trilioni (il 56% del PIL).

L’unione dei trasferimenti implica un trasferimento di poteri alla Commissione Europea che ci avvicina sempre di più al super Stato europeo. Gli incentivi a ridurre i deficit crolleranno non solo nella periferia ma anche nel cuore dell’unione. Perchè risparmiare in paesi come la Germania se i risparmi vengono impiegati per finanziare la periferia? Invece di ridurre le pensioni tedesche per garantire quelle greche, i tedeschi spingeranno per avere anche essi una maggiore spesa pubblica. Al fine di sostenere gli Stati sociali e i trasferimenti di denaro sarà necessario aumentare le imposte (magari tramite una tassa europea aggiuntiva) e fare maggiore ricorso alla stampante monetaria. La centralizzazione dei poteri permetterà infatti l’armonizzazione delle tasse e delle normative. Distrutta ogni forma di competizione fiscale, ci sarà una tendenza ulteriore verso una pressione fiscale sempre più elevata. Grazie a tutto ciò il potere di Bruxells continuerà ad aumentare.

Sembra esserci solo un modo, aggressivo e costoso, di fermare questo processo di sovietizzazione dell’Europa: l’abbandono dell’Unione da parte della Germania, la cui uscita dall’Euro potrebbe far collassare l’intero progetto della moneta unica salvando i destini dell’Europa.

Matematica condanna

Posted in politica estera with tags , , , , on luglio 14, 2011 by lafayette70

Alle prese con lo spettro sempre più incombente del default, la Grecia inizia a perdere, come assai prevedibile, ogni fiducia nella propria classe politica. A suffragare quella che è ormai più di una supposizione arriva un sondaggio shock del principale quotidiano ellenico, il “E Kathimerini”. Dall’inchiesta emerge un fortissimo desiderio di sanzionare i principali partiti  sia di governo che di opposizione con un’astensione dalle urne massiccia, quasi il 40%, una percentuale del tutto inusitata per gli standards di Atene. Ulteriore elemento di riflessione, la mancanza di una maggioranza possibile in un prossimo futuro parlamento: nessun partito, infatti, tra quelli attualmente rappresentati (il governativo PASOK, l’opposizione di destra di Nea Demokratia ed i due della sinistra radicale con il nazionalista LAOS) riuscirebbe a conquistare uno score sufficiente a costituire un nuovo esecutivo. Pietra tombale di ogni discussione, sette greci su dieci non nutrono alcuna fiducia in un primo ministro socialista o conservatore ed oltre la metà si spinge fino a sfiduciare i candidati per nome (Papandreu, attualmente in carica, e Antonis Samaras, la controparte di centro-destra). Numeri plebiscitari vengono poi raggiunti sui quesiti che riguardano la speranza in un miglioramento rapido della situazione economica, la percezione di sicurezza e le prospettive di affermazione personale. Un quadro a tinte fosche, insomma, considerando oltretutto che il peggio è ancora di là da venire…

Ballet Mécanique

Posted in Politica interna with tags , , , , on luglio 13, 2011 by lafayette70

La fine di un regime è quasi sempre accompagnata dal ridicolo e da certi particolari grotteschi che finiscono con l’alleviare la drammaticità del momento. Ai nostri tempi, cessato ormai da decenni il richiamo minaccioso delle insurrezioni e delle esplosioni rivoluzionarie , il trapasso avverrà in maniera assai meno traumatica e siamo quindi pienamente legittimati nel ridurre a caricatura un soggetto altrimenti degno dell’odio più furibondo ed irreducibile. Una risata, l’urna elettorale o magari il suo abbandono ci sgraverà da quel potere corrotto ed infingardo senza costringere alcuno ad imbracciare il moschetto o manovrare il cannone. Prendiamo il tramonto da opera buffa, altre immagini più pregnanti non mi balenano in mente, del più risibile sistema politico occidentale del dopo-Yalta. L’Italia di questi giorni più che un crepuscolo nibelungico rammenta il piroettare leggiero sulla scena di manichini e cicisbei intenti a tronfie declamazioni dei propri meriti, qualità e virtù di probi mariti e paterfamilias, retti amministratori e quant’altro. Di oggi la notizia che a margine dell’ennesima manovra finanziaria à la Necker uno stuolo di parlamentari avvocati ,  notai e medici, il fior fiore delle cosiddette professioni liberali per così dire, hanno minacciato di affondare il provvedimento terrorizzati dall’evocazione della parola “liberalizzazione”. E figurarsi cosa sarebbe accaduto se la cosa si fosse tramutata in realtà, evenienza assai improbabile vista la refrattarietà delle nostre caste a qualsiasi novità. Prigionieri compiacenti di mille  camarille, camorre e corporazioni, i tenutari di una casa dedita ai propri piaceri a spese altrui continuano, dunque, a dimenarsi con frenesia al ritmo orgiastico del privilegio istituzionalizzato esattamente come l’aristocrazia del mondo d’antan. Come allora nessuna resipiscenza, nessuno scrupolo di coscienza assilla le menti dei cortigiani. Tutto cambia, tutto rimane uguale.

il Giorno più lungo?

Posted in Economia with tags , , , , , , , , on luglio 11, 2011 by lafayette70

Dal sempre interessantissimo sito dell’Associazione Usemlab estrapolo quest’articolo di Francesco Carbone che  aiuta a capire cosa sta realmente accadendo dietro all’improvviso (e non inatteso) dramma odierno della borsa e dell’economia italiane:

Il 27 giugno 2011, nel thread “Spiazza Affari” del forum interno riservato agli associati, ci ponevamo il problema di capire cosa fosse veramente successo quel tragico venerdi 24 giugno 2011 sul mercato italiano a seguito di uno “strano” movimento su alcuni titoli bancari italiani. Ci aspettavamo a dire il vero una risposta più dettagliata da parte dell’Autorità competente preposta. Gli strumenti a sua disposizione sono sicuramente sufficienti a spiegare se si fosse trattato semplicemente di un banale e inusuale “errore” di stop loss o se le problematiche fossero state altre (leggasi segnale di imminente attacco speculativo contro il nostro amato paese).

A tal proposito scrivemmo:

“Le Autorità competenti italiane hanno a disposizione tutti gli strumenti per dare una risposta rapida esaustiva, dettagliata, al mercato di cosa sia successo veramente il giorno 24 giungo dalle ore 12.35 alle ore 12.45 circa; diversamente il mercato potrebbe recepire questa carenza d’informazione esaustiva in maniera “ DISORDINATA” su questi 2 titoli oggetto della discussione (e non solo!!!) spingendoli su valori di prezzo infinitamente molto più bassi”.

Noi rimaniamo della convinzione che alcuni sapessero veramente cosa si stava perpetrando dietro le quinte a danno dei piccoli risparmiatori italiani (la maggioranza degli operatori finanziari comunque non si aspettava un attacco speculativo contro l’Italia); nei mercati finanziari vige il vecchio saggio “ i soldi in borsa li fanno veramente in pochi e i pasti gratis non ci sono“, bisognava perciò colpire un peso massimo perché il gioco alla fine potesse essere veramente profittevole e il mercato cash dei BTP liquidissimo si prestava a questo. Già a partire dall’anno scorso abbiamo evidenziato ai soci che il gioco al massacro iniziato con la Grecia aveva in realtà un obiettivo “ben preciso”: l‘Italia .

Quel 24 giugno un brivido scosse la nostra mente quando sui terminali visualizzammo il bombardamento di vendite sui titoli di Unicredito e Banca Intesa. Questo era il segnale in codice che qualcosa di imminente e sconvolgente stava per abbattersi sui nostri risparmi. La stampa mainstream interpretava questi segnali (visti di nuovo venerdì 10 luglio) come problemi di microstruttura, tanto che si era affidata alle parole di un noto professore universitario per cercare di spiegare e teorizzare qualcosa di ben più diretto. Qualcosa che sul nostro forum era già stato ampiamente analizzato e previsto.

Il dramma che il nostro paese sta percorrendo è ampiamente dimostrato dalla seduta odierna e crediamo che questo lunedì “nero” possa confermare (se ve ne fosse ancora bisogno) che non si è trattato dell’ennesimo problema di microstruttura del mercato, ma di un attacco in grande stile contro il sistema finanziario italiano!!! Chiaramente la stragrande maggioranza dei siti web mainstream che si occupa di “mercati finanziari”per incapacità di analisi (non crediamo per altro) non ha mai evidenziato (in maniera analitica e suffragata anche da una solida teoria economica alla base come quella della Scuola Austriaca”) quanto si sarebbe perpetrato da li a pochi giorni a danno di quel “BIG PIG” che viene comunemente, ma impropriamente definito “too big to fall”: l’ITALIA .

Questa tipologia di operazioni in cui migliaia di risparmiatori perderanno gran parte dei loro sudati e onesti risparmi sono costruite minuziosamente, vengono concordate a tavolino e devono essere rapide, incisive e soprattutto “non attese” per poter essere coerenti con lo scopo principale : quello di fare miliardi di euro di profitto a danno dei soliti noti: i risparmiatori. La nostra classe dirigente è impreparata a gestire un evento di questa portata (vi consigliamo vivamente di leggere Cosa è il Denaro e La Tragedia dell’Euro se non lo avete ancora fatto) e anziché preoccuparsi di quello che sta  accadendo (di cui abbiamo finora visto solo la punta dell’iceberg) ha preferito continuare per la propria strada… Basti ricordare che negli ultimi 20 anni questa classe dirigente ed incompetente è riuscita in un impresa colossale: spingere il debito pubblico da 900 milioni di euro circa (1994-1995) a quasi 2 trilioni di euro nel 2011!!!

Avete mai visto un italiano incavolato per questo? non lo vedrete mai, neanche ora, tranquilli! E’ già pronto l’effetto camomilla della disinformazione! Del resto da qui a fine anno ci sono solo 120-130B di euro da rifinanziare e la notizia del FT che riportava a riferimento il battibecco tra il ministro del tesoro italiano e il presidente del consiglio italiano (“He is worried about the markets…but I [Berlusconi] always remind him that in politics the results is made up of consensus and votes”) non può che sollevare forti preoccupazioni!

Ma non dobbiamo essere sorpresi o stupiti se i burocrati il conto non lo pagheranno neanche questa volta! Al massimo si assisterà a qualche dimissione eccellente a seguito di quello che sarà ricordato come il più grande selective default di tutta la storia moderna e contemporanea dell’ultimo secolo. La “speculazione ” staccherà la spina solo dopo che qualcuno di importante avrà alzato bandiera bianca.

Ricordiamoci che nei prossimi 5 anni ci sono da rifinanziare circa 900 B di euro di debito italiano e se i rendimenti dei titoli di stato sono quelli visti nelle giornate di mercoledi e giovedi ci sono circa 10B di interessi in più da pagare all’anno pari a circa uno 0,65% di GDP italiano… se invece i rendimenti fossero quelli visti oggi o quelli che vedrete nelle prossime settimane… beh vi rendereste conto perchè abbiamo affermato quanto sopra in relazione a quella frase sconnessa detta dal presidente del consiglio italiano.

Oggi intanto si è tenuta una riunione di emergenza:

EU COUNCIL PRESIDENT VAN ROMPUY CALLS EMERGENCY MEETING FOR MONDAY MORNING TO DISCUSS EURO ZONE DEBT CRISIS

ovviamente la propaganda di regime negherà che la riunione ha come unico scopo quello di discutere l’ampliamento del fondo EFSF: probabilmente già servono ulteriori 1,5 trilioni, a tanto ammonta infatti la” valanga azzurra.”

Ad ogni modo la situazione più preoccupante dopo la devastante seduta odierna è il livello dello spread contro la Germania, che oggi ha soprasssato i 300 basis point sulle scadenza 10 anni (era a 185 una settimana fa), mentre allo stesso tempo il cds è arrivato a 280 (mentre il 7 luglio 2010 era 222 bps con merito creditizio A+ da parte di S&P).

Se nei prossimi giorni peggiorerà, il rating dell’ITAGLIA con la valutazione del CDS attuale, andrebbe a finire tra BBB e BBB-. Come vedete molto probabilmente il declassamento di S&P prossimo sull’ITALIA sarà di diversi notch e si andrà a posizionare quasi certamente sulla linea del piave in BBB ultimo gradino dell ” investment grade “, tutto ciò farà da valanga su banche ma soprattutto su assicurazioni che dovranno ” anticipare” gli eventi e vendere i loro titoli di Stato in portafoglio per evitare di arrivare ultimi. I fondi obbligazionari investment grade infatti non possono detenere titoli “non investment grade”.

Si tratta una valanga annunciata che nessuno potrà fermare. E’ solo questione di tempo… chi ultimo arriva perde tutto!

Finalmente un piano!

Posted in Economia with tags , , , , , , on giugno 23, 2011 by lafayette70

Riprendo dal blog “Freedonia” dell’amico Johnny Cloaca questa traduzione di un interessante pezzo di Mark Thornton sulle prospettive e le possibili ricette per l’uscita dalla drammatica crisi finanziaria che stiamo vivendo:

IL PIANO LEHMAN BROTHERS

Le persone di solito mi chiedono: “Cosa pensi che avrebbe dovuto fare il governo al posto del QE?” La mia risposta di riserva é che il governo non avrebbe dovuto provare a combattere la depressione con la spesa di governo ed il credito a basso costo. Provare a fermare la correzione, da parte del mercato, degli errori del passato ritarda solo le conseguenze e le rende peggiori.

Il governo dovrebbe bilanciare il suo budget. Non ci dovrebbe essere nessun’altra espansione del credito da parte della Federal Reserve. Più importante, il governo non dovrebbe immischiarsi nei mercati per tentare di addolcire le conseguenze della correzione. Nello specifico ciò vuol dire niente salvataggi, niente pacchetti di stimolo, o niente nuovi progetti di lavori pubblici. Non sorreggere i salari. Permettere alla competizione di abbassare i prezzi della terra, del lavoro e del capitale. I soli passi positivi che il governo dovrebbe operare sono tagliare la spesa e le tasse, eliminare le regolamentazioni e permettere il libero commercio.

Ora, ho un nome per questa politica. E’ chiamata “Piano Lehman Brothers”, dopo che alla Lehman Brothers, la grande azienda finanziaria di Wall Street, é stato permesso di andare in bancarotta nel settembre 2008. Questo piano si basa nel permettere alle grandi imprese di fallire. Se fosse stato perseguito questo piano fin dall’inizio, avrei qualche dubbio che la crisi sarebbe finita già ora, ma non avremmo aggiunto ulteriore debito a quello esistente.

Henry Lehman entrò in affari nel 1844 con un negozio di tessuti a Montgomery, Alabama. Dopo che i suoi due fratelli si unirono a lui l’anno successivo, rinominarono l’attività Lehman Brothers. Accetavano cotone grezzo in cambio dei loro beni. Ciò incrementò il volume dei loro affari perché le persone avevano più cotone che denaro, e ciò aumentò il loro margine di profitto perché fecero soldi vendendo i loro beni, e poi fecero più denaro vendendo il cotone. In seguito aprirono un ufficio a New York e crearono la New York Cotton Exchange nel 1870. In seguito entrarono nella Borsa di New York ed incorporarono compagnie come Sears, Macy’s, B.F. Goodrich, Woolworth’s e Studebaker vendendo azioni sull’offerta pubblica iniziale. Fu una grande storia di successo americano proveniente dagli Stati del sud.

Sfortunatamente all’inizio del ventunesimo secolo, la Lehman Brothers era pesantemente coinvolta nel mercato dei mutui sub-prime ed anche se ne uscì velocemente per andare verso nuova spazzatura, ancora deteneva nei propri libri grandi quantità di titoli di bassa qualità e ad alto rischio. E’ rimasta con un pugno di mosche in mano. E’ andata in bancarotta, i suoi asset venduti ad altre imprese per adempiere agli obblighi della compagnia verso i creditori. Questi ricevettero indietro una parte del loro denaro, ma non incapparono in perdite. I clienti rimasero ampiamente indenni, eccetto da quelle perdite sostenute in generale nel mercato. I grandi perdenti sono stati gli azionisti, sopportando la maggior parte del dolore insieme a coloro che gestivano la Lehman Brothers — le stesse persone che hanno fatto tonnellate di denaro durante il boom. Il mondo non finisce qui.

A questo punto un economista mainstream si lamenterà che se si permettesse la liquidazione, risulterebbe in un contagio e in una deflazione galoppante, e l’economia entrerebbe in un buco nero. Diamo uno sguardo al ruolo della deflazione durante una crisi.

Primo, in deflazione i prezzi dei beni capitali diminuiscono drasticamente. Ciò accade inizialmente con i prezzi delle azioni in brusca caduta, ma infine anche i prezzi di uffici, magazzini, negozi al dettaglio, ecc. cadono.

Secondo, il prezzo del lavoro cadrà mentre il tasso di disoccupazione aumenterà. I saggi salariali saranno in un certo senso “vischiosi” se paragonati ai prezzi delle azioni ed ai tassi di leasing per spazi commerciali, ma anch’essi tenderanno a diminuire in termini reali se non sono sostenuti dall’intervento del governo e dall’indennità di disoccupazione.

Terzo, anche i prezzi dei beni al consumo cadranno — ma non tanto. La domanda per beni di consumo non sarà elastica. Cose come il latte, la farina, il tabacco, l’elettricità, l’asilo nido e le applicazioni per l’iPhone hanno quello che gli economisti chiamano “domanda non elastica rispetto alle entrate”, perché non si cambia la loro quantità acquistata anche quando le proprie entrate aumentano o diminuiscono. In passato, per esempio, la quantità richiesta di margarina aumentò quando le nostre entrate scesero.

Ciò vuol dire che in un processo correttivo deflazionistico, i prezzi della terra, dei beni capitali, delle merci e del lavoro scendono in relazione ai beni di consumo. Ciò fornisce opportunità potenziali di profitto per gli imprenditori che acquistano queste risorse altamente deprezzate in modo da realizzare prodotti da vendere al consumatore. In altre parole il processo deflazionistico é più simile ad un assorbitore di shock che ad un buco nero immaginato dagli economisti mainstream.

Non solo emergono opportunità di profitto, ma le opportunità di un lavoro salariato sono più scarse e meno attrenti. Entrambe le cose incoraggiano il comportamento dell’imprenditore, e ciò é un fattore chiave in un qualsiasi processo correttivo di ripresa.

Seguendo il piano Lehman Brothers si avrà una contrazione delle attività generate dalla bolla ed un’espansione delle attività generate dal consumatore. Il risparmio aumenterà in relazione al consumo. Le grandi imprese si restringeranno oppure andranno in bancarotta, mentre le piccole imprese si espanderanno e cattureranno il resto del mercato. Le nuove imprese saranno iniziate per trarre vantaggio dalle opportunità di profitto — e per rispondere alla mancanza di opportunità di occupazione. E’ un fatto ben conosciuto che le piccole imprese creano la maggior parte dei lavori — tuttavia, quello che non é ben conosciuto é che le nuove piccole imprese creano la maggior parte dei lavori.

Ricordate che durante la mini-depressione del 1980-1982, Paul Volcker alzò il tasso dei fondi federali al 20%, facendo terminare la stagflazione degli anni settanta ed entrando in uno dei periodi più prosperi della storia americana. Questo periodo fornì anche un ricco ambiente economico con risorse a basso costo da cui la Microsoft trasse vantaggio per divenire un’azienda di enorme successo nel mercato del PC. Da notare anche che il tracollo tecnologico ha fornito lo stesso ambiente per Google da cui trarre vantaggio in modo da divenire il re del mercato delle ricerche.

L’approccio Bernanke/Bush/Obama avrà come conseguenza solo miseria ed un debito del governo in crescita. Il piano Lehman Brothers ribilancerebbe i piatti della bilancia tra il gatto grasso rappresentato dalle corporazioni “troppo grandi per fallire” e gli imprenditori che ci aiuterebbero a formare il nostro futuro.

Impatto imminente

Posted in politica estera with tags , , , on giugno 15, 2011 by lafayette70

Una prova generale di quello che potrebbe accadere nelle principali capitali europee di qui a qualche mese: una folla inferocita blocca il parlamento dove un governo screditato tenta di far passare provvedimenti finanziari onerosissimi gabellati come salvifici onde evitare la bancarotta di sistema; il Primo Ministro, in serissima difficoltà, tratta con le forze dell’opposizione per cooptarle in un governo di unità nazionale capace di rendere meno indigesta la medicina da far trangugiare al popolo sovrano; il default del paese, già certificato, diventa una realtà incontrovertibile con buona pace di tutte le istituzioni e banche internazionali esposte per ampie quote del debito ellenico. Tutto questo sembra materializzarsi quasi in un sol giorno dalle parti di Atene con lo sciopero ad oltranza e le manifestazioni in stile primavera araba: inevitabile la ricaduta politico-istituzionale con la mossa allo spariglio di Papandreu pronto ad un allargamento dell’esecutivo e anche alle dimissioni per favorire questo passo. Ma se la classe politica greca riesce a percepire tutta la profondità del baratro in cui rischia di precipitare e tenta faticosamente di sottrarsi al cruento destino guadagnando tempo e proponendo magari una rinegoziazione del diktat europeo, non pare vi siano segnali di resipiscenza a Bruxelles ed in casa FMI. Come dire che i responsabili diretti di una folle architettura sovietizzante di cui sono principali emanazioni la BCE e la moneta unica per cui tanto inchiostro fu speso in peana trionfali continueranno a pretendere un salasso insostenibile dal piccolo grande malato continentale pur di evitare un contagio mai così certo. Il prezzo di tale mancanza di lungimiranza sarà tragico e tale da far vacillare, forse, lo stesso patto scellerato tra politica e banche centrali all’origine di quello che con immagine pregnante alcuni economisti definiscono il “truffone globale” o un enorme mostruoso Schema Ponzi.