Archivio per elezioni cantonali

Concordia discors

Posted in politica estera with tags , , , , , , , , , , , on marzo 18, 2012 by lafayette70

L’importante tornata elettorale svizzera di domenica scorsa ha offerto più di un motivo di interesse per quel che concerne lo stato di salute complessivo del sistema politico locale. I cinque quesiti referendari, riguardanti, come al solito, argomenti molto interessanti ancorchè piuttosto eterogenei, afferivano all’ l’istituzione di un tetto massimo per la costruzione di seconde case, alla concessione di sgravi fiscali per gli acquirenti di prime abitazioni,alla regolamentazione dei giochi a premi, al prezzo unico dei libri ed  alla proposta di elevare a sei settimane la durata delle ferie per i lavoratori. Diciamo subito che le risultanze del voto sono piuttosto contrastanti e non è riscontrabile un leitmotiv politico-ideologico né una tendenza univoca in quello che un tempo era definito il movimento della società. Ma questa è una abitudine consolidata della democrazia referendaria elvetica. Così, se da una parte possiamo annoverare nel campo liberal-liberista la bocciatura del quesito proposto dalla centrale sindacale (quello per l’allungamento delle ferie lavorative) e di quello squisitamente dirigista sull’editoria, è indubbio che la strettissima vittoria dei Sì sulla regolamentazione dell’edilizia secondaria è, per converso, ascrivibile quasi interamente al movimentismo ecologista. La costante che fatichiamo a trovare nel responso numerico  emerge, invece, dalla cesura geografica tra le varie zone del paese. Ma stavolta, accanto, alla tradizionale linea di faglia fra cantoni tedeschi e romandi, il “roestigraben”, si inserisce un’ ulteriore divisione fra pianura e montagna. E proprio l’aspro dibattito e la serratissima conclusione della querelle sulle seconde case ha contrapposto nettamente Vallese, Ticino, Grigioni ed altre zone della Svizzera profonda al cuore più urbanizzato della confederazione. Passando ad analizzare gli esiti delle competizioni amministrative, si votava per il rinnovo di ben 4 assemblee cantonali (Vaud, San Gallo, Uri e Schwyz) e altrettanti Consigli di Stato più quello di Turgovia, il quadro conferma, nella sostanza, i rapporti di forza già emersi lo scorso novembre in occasione del rinnovo dell’Assemblea Federale. L’Unione di Centro, espressione del conservatorismo borghese più euroscettico, mantiene il ruolo di prima forza pur andando incontro ad un ridimensionamento non trascurabile che si sostanzia in ben 15 seggi in meno. Particolarmente preoccupante per la formazione di Cristoph Blocher e del Consigliere Federale Ueli Maurer la flessione accusata nelle due roccaforti di San Gallo e Schwyz le stesse che avevano contribuito con percentuali quasi plebiscitarie all’ascesa degli ultimi anni. Difficile non constatare l’impasse attuale ed attribuire gli smacchi alla sola scissione di quattro anni fa che diede origine al BDP (Partito borghese democratico) dell’attuale Presidente svizzera Eveline Widmer Schlumpf. Per correre ai ripari l’UDC tenta il rilancio su uno dei suoi cavalli di battaglia, il controllo dell’immigrazione. In tal senso va sicuramente la richiesta di sospensione del Trattato di Schengen già depositata in Assemblea dal consigliere nazionale ticinese Pierre Rusconi. Peraltro si tratta di un’iniziativa che intercetta il malumore crescente di un vasto settore di opinione pubblica europea: basti pensare alla recente sortita del presidente francese Sarkozy. Da vedere se la mossa sarà sufficiente a ridare lustro ad una condizione piuttosto appannata testimoniata anche dall’emergere di piccoli movimenti concorrenti, per ora di ambito locale, che incalzano il partitone della destra svizzera su questo ed altri temi. Per restare nello schieramento borghese notiamo qualche segnale di recupero dei liberal-radicali, confermatisi primo partito a Losanna, e, viceversa, un’ulteriore arretramento del Partito Popolare Democratico ed il radicamento del già citato BDP. A sinistra appare in ottimo spolvero il Partito Socialista: guadagna seggi un po’ ovunque e conferma la sua postazione al Consiglio degli Stati(il senato federale) avendo trionfato con il proprio Presidente Christian Levrat nella suppletiva friburghese. Unica nota negativa della giornata  l’uscita dal governo cantonale di Schwyz dopo 68 di ininterrotta presenza. Detto dei verdi che non ottengono score esaltanti ed anzi incassano un duro colpo nel Vaud, giova, infine, annotare la buona performance dei cugini liberal-ecologisti, capaci di far eleggere ben sette consiglieri nel medesimo parlamentino francofono.

Pubblicato su L’Indipendenza  http://www.lindipendenza.com/svizzera-referendum/

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Utili idioti

Posted in politica estera with tags , , , on marzo 25, 2011 by lafayette70

Alla vigilia del ballottaggio che potrebbe segnare l’ingresso del Front National in alcuni consigli dipartimentali esplode l’ennesimo scandalo destinato ad avvelenare un finale di campagna già arroventato di suo.

 Sì dirà: tempismo perfetto, ma l’episodio è di suo abbastanza inquietante, soprattutto considerando il “nuovo corso” che Marine le Pen, succeduta da pochi mesi al padre nella guida del FN, si sta sforzando di imporre al partito di estrema destra.

 Un candidato frontista, Alexandre Gabriac, approdato al secondo turno in un cantone di Grenoble deve fronteggiare, infatti, un avversario ben più temibile dell’antagonista socialista nel suo collegio. Improvvisamente è spuntata fuori una foto piuttosto imbarazzante ed esplicita nella quale lui stesso  viene ritratto con tanto di braccio destro teso in poco amichevole saluto e, a dare alla scena il crisma dell’inequivocabilità, un vessillo nazista sullo sfondo.

 Pronta la smentita dell’interessato, nemmeno troppo convinta pare, e pronta anche l’epurazione dal Comitato centrale del partito di cui lo stesso Gabriac fa parte. Come non bastasse, si è venuti a conoscenza di un processo e di una condanna risalente all’anno scorso per “ingiurie razziste” e “violenza in pubblico”. E con questo pedigree niente male i dirigenti nazionali della formazione lepenista hanno ben pensato di garantire il posticino in lista ad un simile energumeno! Il danno di immagine è notevole e poco importa se Gabriac facesse riverimento all’ala “movimentista” di Bruno Gollnisch, il grande sconfitto dell’ultimo congresso…

Non è detto, tuttavia, che la faccenda possa riverberarsi automaticamente nell’urna. Certo che prima di acquisire definitivamente le stimmate della democraticità repubblicana  Marine e i suoi fans entusiasti hanno ancora una lunga marcia da percorrere.

Eliseo, quell’oscuro oggetto del desiderio

Posted in politica estera with tags , , , , , on marzo 21, 2011 by lafayette70

Chi si attendeva un immediato riflesso delle ultime vicende internazionali sul risultato delle elezioni cantonali francesi, ultimo test in vista della sfida presidenziale in programma la prossima primavera, non avrà visto, con ogni probabilità, corroborate le proprie aspettative.

 Come prevedibile hanno prevalso le issues locali in uno strumento amministrativo, il consiglio generale dei dipartimenti, in verità assai obsoleto e con pochissimo appeal sul corpo elettorale. Tant’è che il tasso di affluenza alle urne è precipitato ad un imbarazzante 45%, mai così in basso, quasi ai livelli delle impopolarissime consultazioni per l’EuroParlamento. Non un caso se il governo in carica ha pensato bene ad una riforma mirante a rendere meno farragginoso il meccanismo delle autorità locali. Ma l’alea pende sul provvedimento: la sinistra, qualora dovesse trionfare l’anno prossimo, pare intenzionata a mantenere in piedi la struttura esistente che risale alla Grande Révolution.

 Poco spazio, si diceva, per il precipitare della crisi libica e per le ricadute del post-Fukushima. Certo i temi sono sulle prime pagine di tutti i giornali e nelle aperture dei notiziari, come logico, ma la dinamica elettorale non sembra averne risentito più di tanto se non, forse, per il risultato non disprezzabile di Europe-Ecologie.

 Il dato di gran lunga più prevedibile  confermato ampliamente dall’esito parziale( si voterà, infatti, per un ulteriore turno di ballottaggio domenica prossima) è stata l’avanzata impetuosa del Front National, la formazione di estrema destra guidata da Marine le Pen. In una competizione che lo sfavoriva visto il carattere notabilare della stessa, il Front ha superato il 15% dei consensi, raggiungendo il secondo turno in ben 400 cantoni, quasi un terzo delle candidature presentate. Il Risultato appare peraltro sottostimato visto che la copertura del territorio metropolitano raggiunge appena il 70% ed in molte realtà il ìl FN non compariva sulla scheda. Per dare l’idea del sommovimento, basti pensare che in ben 25 dipartimenti l’ultradestra ha superato la soglia del 20% ed in uno, il Nord, addirittura il 30. Più che ad eleggere consiglieri, impresa assai complessa vista la mobilitazione “democratica” degli altri partiti, l’occasione sarà sfruttata dall’entourage della le Pen per accreditarsi come terza possibilità reale nella corsa all’Eliseo, tradizionalmente riservata alla sinistra ed alla destra istituzionali. Un uso spregiudicato ed efficace del marketing elettorale, si potrebbe quasi affermare.

 A fare le spese di una possibile “Vague Bleu Marine”, così definita dagli aficionados della pasionaria nera, è l’attuale presidente Sarkozy, alle prese con sondaggi catastrofici e manovre di corridoio che tentano di esautorarlo per evitare una catastrofica sconfitta fra 12 mesi. Lo scenario paventato da molti neogollisti, quello di un 21 aprile rovesciato, con l’eclusione dell ‘uscente al primo turno delle presidenziali, non è più, infatti, una chimera ma uno spettro concreto. Anche ieri i primi commenti dei boss dell’UMP sembravano  preoccuparsi più di questo che dei verdetti cantonali. Il 17% raccolto dal partito di governo veniva gonfiato dal ministro degli Interni Guéant con il 6 dei candidati espressione della “maggioranza peresidenziale” e con il quasi 10 di coloro che si eranto presentati con il label “altri di destra”. Operazione arbitraria che ha fatto montare su tutte le furie la sinistra e che , in fondo, non regge alla prova dei fatti, soprattutto perchè molti degli appartenenti al terzo gruppo si sono distanziati dal rassemblemant sarkozyano sbattendo la porta.

 Ulteriore termometro della confusione ai vertici del movimento neogollista è stata la dichiarazione post-voto del Segretario Generale, Jean-François Copé, che ha negato il possibile appoggio ai candidati socialisti ove questi fossero impegnati nei duelli con gli omologhi frontisti. Lo statement è stato peraltro amplificato dalla replica dello stesso Sarkozy che ne ha confermato la sostanza con gli stessi toni perentori. Un grave colpo, quindi, alla strategia del “Fronte Repubblicano” che aveva stoppato la precedente marea nera nel 2002. Presto per parlarne, ma l’ipotesi di una qualche forma di convergenza fra le due destre, un tempo tabù inviolabile, potrebbe non essere più così peregrina.

Passando ai vincitori, ma non senza spine, della competizione di ieri, i socialisti si fermano appena sopra il 25%, una buona caccia, tutto sommato, anche se non esattamente in linea colle più rosee previsioni che si spingevano sino ad un ottimistico 30. Probabilmente il partito della rosa nel pugno raccoglierà qualche ulteriore presidenza dipartimentale oltre alle 58 già controllate  incrementando così il proprio controllo sugli enti locali.

Il rovescio della medaglia consiste nell’ assoluta indispensabilità delle alleanze con ecologisti e Front de la Gauche(la neonata compagine risultante dall’unione dei comunisti “ortodossi” del PCF e di una frangia di socialisti dissidenti) in chiave Presidenziali. Per valutare, tuttavia, l’entità del compromesso bisognerà attendere la composizione definitiva delle liste per le legislative che si terranno contestualmente a quest’ultime. Nell’attesa Martine Aubry, la numero uno socialista, non ha perso tempo per rinserrare le fila della “gauche solidaire” assieme a Pierre Laurent e Cecile Duflot, rispettivamente leaders di FdG e EE, chiamando alla mobilitazione in funzione anti le Pen ed invitando l’elettorato ad infliggere un’ ulteriore cocente sconfitta a Sarkozy.

 Se la sinistra, colle sue varie anime, appare decisamente in vantaggio per i prossimi appuntamenti, il centro, invece, è quasi sparito dalla scena. E pensare che solamente 5 anni fa François Bayrou si era issato fino al 17% impensierendo i due dinosauri politici transalpini! La nuova creatura, denominata MoDem(Movimento Democratico)  è rapidamente appassita, lasciando senza casa gli elettori orfani dell’UDF, precedente storica incarnazione del moderatismo francese. La polarizzazione è stata la tendenza dominante degli ultimi avvenimenti e queste elezioni cantonali di certo non hanno fatto eccezione