Archivio per Europa

Caprone espiatorio

Posted in Economia with tags , , , on ottobre 24, 2011 by lafayette70

                                                                                                                                     Giunge al capezzale della moneta unica europea la notizia ferale della nomina di Herman Van Rompuy, già Presidente del Consiglio comunitario, alla carica forse più temuta che ambita di Mr Euro. Del politico belga da anni ai vertici delle istituzioni continentali continuiamo a conoscere poco o nulla. Non più della biografia di qualche remoto faraone le cui gesta si siano perse tra le sabbie dei secoli. Poco incline alle ribalte mediatiche, solo una volta  il suo nome si era trovato al centro del dibattito politico nelle felpate aule dell’eurocrazia. Accadde allorquando Nigel Farage, il campione dichiarato dell’opposizione al sistema di potere brussellese, ne contestò l’elezione-nomina al CDE appellandolo, in quell’occasione, coll’epiteto colorito di “straccio bagnato” beffandosi, nel contempo, di un carisma da impiegato bancario. Difeso dall’energumeno socialista Schultz(quello a cui Berlusconi diede del kapò), il nostro ritornò rapidamente dietro la cortina di grigiore sapientemente costruita in decenni di carriera. Ora, in piena tormenta economica, i dignitari del colosso cartamonetario dai piedi d’argilla, han pensato bene di ritirar fuori dall’armadio sepolto di naftalina quest’abito buono per tutte le occasioni. Uno stratagemma ben escogitato dai veri manovratori dell’ingranaggio(essenzialmente le elites franco-tedesche) per continuare a prendere le decisioni che contano scaricando il peso degli immancabili insuccessi sull’aplomb gommoso di Mr Euro. E sopratutto sulle decine di milioni di contribuenti accecati dal mito di un’unione rivelatasi rovinosa quanto certi antichi imperi del passato.

Teatro dei pupi

Posted in politica estera with tags , , , , on agosto 19, 2011 by lafayette70

Così la satira dipinge le figure da grandguignol della baracca europea

Allegria di naufragi

Posted in Economia with tags , , , , on luglio 27, 2011 by lafayette70

Da Usemlab.com, rivista web di economia austriaca, sottopongo all’attenzione dei lettori questo articoletto di Philippe Bagus autore del libro, speriamo presto bestseller internazionale, “La tragedia dell’Euro”. Vi è esposta non solo una critica feroce, seppur argomentata con il massimo della lucidità, di questo fallimentare progetto monetario e dell’ideologia che la sussume, ma anche della possibile soluzione per evadere dal rischio concreto di un super-stato sempre più pervasivo:

Come argomento dettagliatamente nel mio libro La Tragedia dell’Euro si delineano per l’Unione monetaria europea tre scenari.

Il primo è che il Patto di Stabilità e Crescita venga riformato e fatto rispettare con sanzioni automatiche per quei paesi che non rispettano i vincoli previsti. Nei paesi della periferia ciò richiede che vengano intraprese severe misure di austerità, che si riformi il mercato del lavoro, che si proceda con le privatizzazioni e che si accetti una riduzione del tenore di vita.  Il caso greco ci ha mostrato come questa opzione sia difficilmente perseguibile a causa delle resistenze politiche e sociali da parte dei socialisti, contrari a un ridimensionamento del settore pubblico. Per il 2011 ci si aspetta che il deficit greco sia pari al 9.5% del PIL, ben oltre il limite del 3% stabilito dal patto e il 7.4% stabilito dalla Commissione Europea.

Il secondo scenario prevede un crollo dell’unione monetaria. La periferia non ha alcun interesse a uscire dall’Eurozona. I governi di tali paesi stanno beneficiando delle garanzie fornite dal cuore del sistema e dalla redistribuzione di ricchezza realizzata dalla moneta unica. Un’eventuale uscita implicherebbe una sostanziale riduzione del tenore di vita dei paesi della periferia. Stando così le cose, perchè il cuore dell’unione non si decide ad abbandonare l’Euro? Benché un’uscita dalla valuta unica sia nell’interesse della popolazione di questi paesi, l’elite politica e finanziaria ha tutto l’interesse a sostenere il progetto dell’Euro. Come abbiamo appena potuto constatare in questo ultimo summit, la cancelliera tedesca Merkel non solo ha rinnegato la clausola di non salvataggio prevista dal trattato di Maastricht, ma anche una precedente risoluzione del parlamento tedesco contraria agli acquisti di obbligazioni da parte dell’unione economica e monetaria.

Ciò lascia aperto solo il terzo scenario verso il quale stiamo marciando a passo spedito: una Unione dei trasferimenti e un super Stato europeo. Il summit di giovedì 21 luglio 2011 segna un decisivo passo in questa direzione.

Il governo Greco otterrà altri 109 miliardi in prestito fino al 2014. Le scadenze dei prestiti verranno estese dai sette anni e mezzo (originariamente erano addirittura tre) a 15 anni. I tassi di interesse verranno ridotti dal 4.2% (originariamente erano al 5.2%) al 3.5%, e questa agevolazione sui tassi verrà estesa anche all’Irlanda e al Portogallo

Dietro le quinte del salvataggio greco, l’incontro dei vertici ha anche realizzato un altro salvataggio a favore del sistema bancario e finanziario. Banche, compagnie di assicurazione e altri investitori privati potranno scambiare i loro vecchi bond greci contro obbligazioni di nuova emissione con scadenza più lunga. Joseph Ackermann, amministratore delegato della Deutsche Bank, ha stimato che le svalutazioni per le banche saranno pari a circa il 21% del valore nominale dei bond greci in portafoglio. I politici hanno venduto all’opinione pubblica questa procedura come partecipazione degli investitori privati al salvataggio della Grecia. In realtà si tratta di un altro salvataggio per il sistema bancario, dato che limita le perdite delle istituzioni creditizie e assicurative al 21% lasciando il resto del fardello sulle spalle dei contribuenti.

I vecchi bond vengono permutati con i nuovi che sono garantiti dal fondo salvastati EFSF, cioè dai contribuenti dell’unione europea. Senza questo secondo salvataggio della Grecia, il governo ellenico avrebbe dovuto dichiarare fallimento. La seguente ristrutturazione del debito avrebbe causato alle banche perdite molto più alte, le cui stime variano tra il 50 e il 70% dei titoli in portafoglio, contro appunto il 21% previsto dal piano di partecipazione degli investitori privati! Grazie a tutto ciò, l’intero sistema che finanzia e appoggia i governi esce effettivamente con un danno piuttosto contenuto. Di fatto i banchieri possono ritenersi ben felici di essere riusciti ad ottenere questo nuovo salvataggio, ben mascherato e tenuto nascosto al pubblico.

La più importante conseguenza del summit di ieri rimane comunque l’ufficiale impostazione di una Unione dei trasferimenti che si realizza tramite la concessione di nuovi poteri all’EFSF, il fondo salvastati. L’Eurozona ha sempre realizzato trasferimenti di denaro ogni qualvolta la BCE accetta i bond dei paesi della periferia come collaterale monetizzandone indirettamente i deficit. L’anno scorso, la BCE ha persino cominciato ad acquistare direttamente le obbligazioni emesse dagli Stati periferici, scaricando il costo del salvataggio su tutta l’unione europea. Tuttavia secondo gli accordi presi ieri, gli acquisti della BCE passeranno in secondo piano. Il costo del salvataggio verrà riversato solo sui paesi che effettivamente garantiscono il fondo EFSF.

L’EFSF adesso potrà concedere linee di credito a quei paesi che si troveranno in difficoltà nel rifinanziare il proprio debito. In più, potrà acquistare i titoli di stato sul mercato secondario. Di fatto il ruolo della BCE viene rilevato parzialmente dall’EFSF.

La possibilità di potersi finanziare tramite l’EFSF rimuove quelle dovute pressioni che spingono attualmente i paesi della periferia a ridurre i deficit e il peso del proprio debito pubblico. Perché introdurre misure di austerità, perché procedere con le riforme del mercato del lavoro e le privatizzazioni del settore pubblico, se ci sono adesso i fondi resi disponibili dall’EFSF a tassi di interesse ridicoli? Un partito che vuole vincere le elezioni può tornare a promettere nuove spese, abbandonando ogni progetto di riforma. Attraverso la spesa pubblica e il ricorso ai deficit i governi possono continuare a mantere articialmente elevato il tenore di vita della propria popolazione. In tal modo i debiti continuano a crescere mentre i disavanzi a persistere.

Molto probabilmente la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e presto anche Spagna, Italia e Belgio prenderanno a prestito esclusivamente dall’EFSF. Per essere efficace le dimensioni del fondo dovranno essere ampliate. Il garante principale sarà sempre la Germania. Un report di Bernstein Research calcola le necessità di finanziamento della periferia: “siccome le garanzia fornite da paesi come l’Italia diventano vuote di contenuto, la Germania dovrà provvedere ad innalzare la propria quota a 790 miliardi di euro, o il 32% del proprio PIL.” Se la anche la Francia venisse downgradata dalle agenzie di rating la garanzia tedesca salirebbe a 1.385 trilioni (il 56% del PIL).

L’unione dei trasferimenti implica un trasferimento di poteri alla Commissione Europea che ci avvicina sempre di più al super Stato europeo. Gli incentivi a ridurre i deficit crolleranno non solo nella periferia ma anche nel cuore dell’unione. Perchè risparmiare in paesi come la Germania se i risparmi vengono impiegati per finanziare la periferia? Invece di ridurre le pensioni tedesche per garantire quelle greche, i tedeschi spingeranno per avere anche essi una maggiore spesa pubblica. Al fine di sostenere gli Stati sociali e i trasferimenti di denaro sarà necessario aumentare le imposte (magari tramite una tassa europea aggiuntiva) e fare maggiore ricorso alla stampante monetaria. La centralizzazione dei poteri permetterà infatti l’armonizzazione delle tasse e delle normative. Distrutta ogni forma di competizione fiscale, ci sarà una tendenza ulteriore verso una pressione fiscale sempre più elevata. Grazie a tutto ciò il potere di Bruxells continuerà ad aumentare.

Sembra esserci solo un modo, aggressivo e costoso, di fermare questo processo di sovietizzazione dell’Europa: l’abbandono dell’Unione da parte della Germania, la cui uscita dall’Euro potrebbe far collassare l’intero progetto della moneta unica salvando i destini dell’Europa.

Gli Spensierati

Posted in Politica interna with tags , , on maggio 7, 2011 by lafayette70

La grande politica bussa alle porte.Il mondo arabo tenta di scuotersi da decenni di tirannia per sostituirla con qualcos’altro che si spera meno esiziale per l’occidente e per loro stessi. Da vedere se la cosa riuscirà: i dubbi non sono fuori luogo. Nel nostro continente l’edificio dell’ integrazione europea scricchiola paurosamente scosso com’è dalla devastante crisi finanziaria globale che sembra non conoscere requie. Testimonianza autorevole del mood è la minaccia greca di uscita dalla moneta unica. Intemerata ritirata dopo poche ore, ma che da’ l’idea dell’insostenibilità della posizione di chi deve reggere le sorti dell’Ellade. Intanto nel profondo nord scandinavo, molti pensano che patire, se non morire per gli stati meno virtuosi non sia auspicabile. Il caso dei “Veri Finlandesi”, passato nelle ultime elezioni dal 4 al 19% , è emblematico in questo senso: il partito di Timo Soimi aveva basato la propria fortunata campagna proprio sull’opposizione al bailout dei PIGS, i reprobi oberati dal deficit dei conti publici. Ora, dopo il successo degli indipendentisti in Scozia, le spinte centrifughe, presenti in altri componenti il concerto europeo, potrebbero acuirsi ed in almeno in un punto, il fracile Belgio, minare le basi stesse dell’apparato statale. E, trattandosi di uno dei soci fondatori le conseguenze sarebbero davvero incalcolabili.

 Davanti a questo bouleversement, la nostra penisola spicca per la sua proverbiale e gaudente leggerezza. Autorevoli uomini di governo e di opposizione discettano di bellezza femminile, altri minacciano fuochi e fiamme elettorali con tanto di spadone sguainato come in una riedizione dell’opera dei pupi. Si moltiplicano se non i pani ed i pesci, come da illustre antecedente, almeno le cadreghe da sottosegretario . Ottimo metodo per prolungare un’agonia interminabile. Se non fosse che il paziente è deceduto da tempo

Prossima fermata:Capolinea

Posted in Economia with tags , , , , on maggio 10, 2010 by lafayette70

 Un Entusiasmo collettivo e collettivista ha accompagnato l’odierno rally dei corsi azionari mondiali,diretta conseguenza delle decisioni prese nel vertice straordinario Ecofin di ieri.Come,tuttavia, questo megapiano di salvataggio abbia i piedi d’argilla ed il cervello di un dinosauro ce lo spiegano bravissimi,quanto ahinoi inascoltati ed isolati,giornalisti economici.

Tentare di ripianare il gigantesco debito creandone un altro di proporzioni forse maggiori dimostra,qualora ve ne fosse stata necessità,tutta la cecità di questi piccoli burocrati chiamati a decidere del benessere o della miseria di più di mezzo miliardo di persone.

Eppure che messe di applausi,quanti fiumi di inchiostro versati da patriottici calami,quali clamori da ludi gladiatorii stanno accompagnando l’innesco di questa vera e propria bomba nucleare (così l’ha definita in un suo mirabile articolo Mario Seminerio) destinata,prima o poi, a spazzar via moneta unica, unione europea e quant’altro di istituzionale esista tra l’Atlantico e gli Urali!

Intendiamoci: fosse accaduto magari per via referendaria prima che la follia pianificatrice avesse il sopravvento i danni sarebbero stati molto minori.Ma la boria da superpotenza ha annebbiato le coscienze dei timonieri i quali,firmata la propria cambiale faustiana,hanno provveduto, da par loro, ad insufflare nelle menti dei cittadini-sudditi del continente l’idea balzana che un benefico amministratore del condominio comune potesse magicamente creare dal nulla un regno dei balocchi.

Esattamente come dal nulla,ed è qui la chiave di tutto,costoro hanno tirato fuori fantastiliardi di banconote ed altra moneta virtuale per accrescere il potere della grande macchina sterminatrice di ogni libertà.

Aleggia l’acre odore dello spirito di Monaco 1938 sulla conferenza per la pace finanziaria ed economica in Europa consumatasi nei sacri palazzi dell’ortodossia europeista.

Allora si cedette vergognosamente di fronte al totalitarismo avanzante offrendo in Olocausto l’inerme Cecoslovacchia.

Ora,in ossequio alla medesima suicida strategia di appeasement,i pavidi architetti di una baracca semidiroccata e sul punto di crollare consegnano al moloch sempre più insaziabile i quattrini di una generazione perduta.Brusco il risveglio,se mai ci sarà…

Eurocrack

Posted in Economia with tags , , on aprile 28, 2010 by lafayette70

I nodi giungono finalmente al pettine.Per salvare la Grecia il Tesoro italiano pescherà dal cilindro nazionale 5 miliardi di Euro o poco più.L’ammontare di una “manovrina correttiva”,si sarebbe detto un tempo.Come e da dove saranno cavati fuori i denari ancora non è dato sapere.Certamente il tutto non contribuirà a rendere più popolare l’idea di Europa nel paese: ed è questo,forse,l’unico dato positivo della faccenda.Perchè dopo essere stati mazzolati a suon di retorica melensa ed eurotasse sarebbe semplicemente folle provare sentimenti diversi dal disprezzo per un ceto politico di imbroglioni lestofanti che ha condotto la patria della civiltà alla bancarotta.E,naturalmente,analoga considerazione vale anche per la mega-istituzione,capace di farsi prendere per i fondelli senza nulla sospettare.O,magari,quel che è peggio,essendo perfettamente a conoscenza della reale situazione

Laboratorio arancione

Posted in politica estera with tags , , , , , , on aprile 24, 2010 by lafayette70

Tutti gli occhi dei commentatori internazionali si appuntano sulle oramai prossime elezioni per il rinnovo della Camera dei Comuni, l’istituzione che diede i natali alla moderna democrazia liberale nell’Inghilterra di tre secoli fa. Pochi,invece, prendono in considerazione il possibile effetto deflagrante che potrà avere il voto legislativo in Olanda, programmato per il 9 giugno.Nel paese additato per decenni come ultima frontiera  della tolleranza, paradiso delle libertà individuali e paradigma quasi perfetto di una società multiculturale, sta maturando  un mutamento profondo che costringerà l’intero continente europeo ad affrontare di petto alcune questioni rimaste sullo sfondo o liquidate con un’eccessiva sufficienza.Prendiamo a guisa di esempio il rapporto che lega i cittadini dei vari stati e la nuova superentità sovranazionale  concretatasi  nell’Unione Europea e nelle Istituzioni che a questa fanno riferimento (Parlamento europeo,Commissione europea,ecc). Ebbene che qualcosa non abbia funzionato e che il meccanismo incaricato di realizzare il sogno dei padri fondatori si sia inceppato in molti se ne sono accorti.Burocratismo elefantiaco, farraginosità dei processi decisionali, dirigismo spinto ad eccessi ridicoli sono solo alcuni dei mali che richiamano l’URSS della stagnazione brezneviana: nessuna meraviglia che i fruitori di una simile prelibatezza politica si prendano la libertà di disertare ovunque le urne o di recarvisi per bocciare degli autentici aborti spacciati per trattati costituzionali.Altro nodo irrisolto è quello dell’immigrazione clandestina e delle risposte spesso inefficaci fornite dalla politica, soprattutto quando la sfida dell’integrazione incontra insormontabili difficoltà causa l’incompatibilità tra le leggi ed i principi fondamentali in vigore nei paesi ospitanti  e comportamenti  apertamente in contrasto con questi da parte di ampli settori di alcune comunità,in primis quelle che si richiamano all’islam.Inutile nascondersi  dietro alla solita rassicurante cortina fumogena facendo spallucce nei confronti di quelli che additano seri rischi per la convivenza  civile in presenza di atteggiamenti di sfida quali la persecuzione della libertà di opinione da parte degli ambienti più estremisti  o la inaccettabile subordinazione della condizione femminile resa evidente da  simboli quali il velo, più o meno integrale.Sono esattamente questi i principali cavalli di battaglia del Partij voor de Vrijheid (Partito per la Libertà) fondato e guidato da Geert Wilders,reduce da un’impressionante escalation elettorale che lo ha condotto  a diventare,con buone probabilità, il movimento politico più suffragato in Olanda.Con il suo approccio liberista dal sapore thatcheriano, l’opposizione intransigente alla “minaccia islamofascista” ed il contestuale, risoluto appoggio allo stato israeliano,Wilders appare come un epigono del neoconservatorismo così di moda subito dopo la tragedia dell’11 settembre.Si tratta, quindi,non di una delle tante anomalie populiste che hanno attraversato gli ultimi decenni di vicissitudini  europei, ma di un fenomeno gravido di conseguenze e sviluppi imprevedibili.Ma è facile immaginare che all’indomani dell’ordalia elettorale si scatenerà la consueta liturgia; d’altronde da qualche tempo chi osa infrangere i sacri tabù del benpensantismo europeista viene immediatamente,se non passato per le armi,sottoposto ad una sorta di gogna mediatica con epiteti poco gratificanti come quelli di fascista,xenofobo,egoista e via salmodiando.Comunque sia,dal 10 giugno in molti dovranno iniziare a considerare seriamente il paese dei mulini a vento come un laboratorio politico di primaria importanza da cui trarre utili ammaestramenti . In qualsiasi maniera la si pensi