Archivio per Grecia

L’ora degli indipendenti

Posted in politica estera with tags , , , , , , , on marzo 26, 2012 by lafayette70

In un disperato tentativo di rinviare quanto più possibile il redde rationem sembra che i tecnici greci al governo per altrui e superna volontà abbian preso gusto ad eludere un pronunciamento definitivo sulla data delle prossime elezioni(anticipate). Si dovrebbe andare alle urne, condizionale d’obbligo, tra la fine di aprile ed inizio maggio, ma la conferma, come si è intuito da quanto sopra, è ben lungi dall’essere arrivata. Ben si comprendono i motivi di questa calcolata inerzia: convinzione unanime, infatti, vuole che l’attuale esecutivo-fantoccio e la coalizione assai improbabile di partiti che lo hanno appoggiato non sopravviverebbe nemmeno un minuto ad una disfatta  cocente come quella in arrivo. Quelli messi peggio di tutti sono i socialisti del PASOK: archiviata definitivamente la dinastia dei faraoni Papandreu toccherà all’attuale Ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos, assolvere il compito impossibile di limitare una batosta storica. Con un esito finale di poco sopra al 10%, come in diversi sondaggi si minaccia, il rischio concreto è quello della quasi estinzione o quantomeno della totale irrilevanza. A capitalizzare la fuga degli elettori socialisti, quasi un esodo biblico a giudicare dall’entità, saranno, oltre ai due partiti comunisti, la neonata formazione di Sinistra Democratica, composta da fuoriusciti riottosi ad accettare i diktat di Bruxelles e le ricette lacrime e sangue del Premier Papademos e della BCE (della quale lo stesso Papademos è stato in passato uno dei vice-presidenti). Ma i guai per i manovratori non finiscono certo qui. Imploso il PASOK, coloro che apparivano come i sicuri vincitori della partita, i conservatori di Nea Demokratia, vedono svanire la potenziale maggioranza governativa che ancora qualche settimana addietro costituiva più di una mera ipotesi. Troppo forte il discredito per l’allineamento supino alle direttive stabilite dalla corte franco-tedesca, nonostante alcuni patetici tentativi di smarcamento del leader Antonis Samaras quali l’assicurazione di rinegoziare il patto-capestro salvaEllade. Così, gli epurati del voto blindato sull ‘euro-pacchetto hanno deciso bene di mollare la nave in tempesta e tentare l’avventura  assecondando il vento impetuoso della protesta. Il caso più eclatante di questa cupio dissolvi è, senza ombra di dubbio, la nascita del movimento “Greci Indipendenti” guidati da Panos Kammenos, ora deputato senza-partito ma con lunga militanza in ND. Sono in tanti a scommettere che questa partenogenesi della destra conservatrice possa essere una delle tante  grandi sorprese del voto riuscendo agevolmente a superare l’asticella del 3% che consente la rappresentanza parlamentare. Certo, a giudicare dai discorsi espliciti pronunciati in questi giorni, è difficile pensare agli “indipendenti” come partner di una qualsivoglia coalizione governativa che assicurasse il rispetto integrale dell’attuale indirizzo amministrativo. Kammenos ha, infatti, tuonato contro l’UE e il FMI bollandoli come autori di un “vergognoso ricatto” verso il popolo ellenico. “Il pericolo maggiore, oltre alla  subordinazione economica è la totale perdita della sovranità nazionale”, ha aggiunto l’irruento tribuno nel corso della conferenza stampa di presentazione del suo partito. A conferma che l’euroscetticismo inizia a prendere piede, nonostante alcune indagini statistiche suggeriscano il contrario, è significativa la sede scelta per il lancio: il municipio della cittadina di Distomo, teatro di uno dei peggiori crimini di guerra perpetrati dalle truppe tedesche durante l’occupazione del paese. A buon intenditor…

Pubblicato su L’Indipendenza  http://www.lindipendenza.com/elezioni-grecia/

Al capezzale

Posted in Economia with tags , , , , on settembre 11, 2011 by lafayette70

Mentre l’Olanda, per bocca del proprio Ministro delle Finanze, “non esclude” una possibile uscita della Grecia dalla zona Euro, Wolfgang Shaeuble, omologo tedesco evoca, in un intervista al periodico ” Der Spiegel” due possibili scenari per tentare una difficile risoluzione alla crisi. Uno di questi comporterebbe, sic et simpliciter, il default del paese ellenico. Sullo sfondo il crescente malumore dei tedeschi per i sacrifici sostenuti in chiave salva-Euro: ben il 76% dell’opinione pubblica è contraria al salasso, secondo le ultime rilevazioni.

Il link alla notizia: http://www.lefigaro.fr/conjoncture/2011/09/10/04016-20110910ARTFIG00600-l-allemagne-se-preparerait-a-une-faillite-de-la-grece.php

Allegria di naufragi

Posted in Economia with tags , , , , on luglio 27, 2011 by lafayette70

Da Usemlab.com, rivista web di economia austriaca, sottopongo all’attenzione dei lettori questo articoletto di Philippe Bagus autore del libro, speriamo presto bestseller internazionale, “La tragedia dell’Euro”. Vi è esposta non solo una critica feroce, seppur argomentata con il massimo della lucidità, di questo fallimentare progetto monetario e dell’ideologia che la sussume, ma anche della possibile soluzione per evadere dal rischio concreto di un super-stato sempre più pervasivo:

Come argomento dettagliatamente nel mio libro La Tragedia dell’Euro si delineano per l’Unione monetaria europea tre scenari.

Il primo è che il Patto di Stabilità e Crescita venga riformato e fatto rispettare con sanzioni automatiche per quei paesi che non rispettano i vincoli previsti. Nei paesi della periferia ciò richiede che vengano intraprese severe misure di austerità, che si riformi il mercato del lavoro, che si proceda con le privatizzazioni e che si accetti una riduzione del tenore di vita.  Il caso greco ci ha mostrato come questa opzione sia difficilmente perseguibile a causa delle resistenze politiche e sociali da parte dei socialisti, contrari a un ridimensionamento del settore pubblico. Per il 2011 ci si aspetta che il deficit greco sia pari al 9.5% del PIL, ben oltre il limite del 3% stabilito dal patto e il 7.4% stabilito dalla Commissione Europea.

Il secondo scenario prevede un crollo dell’unione monetaria. La periferia non ha alcun interesse a uscire dall’Eurozona. I governi di tali paesi stanno beneficiando delle garanzie fornite dal cuore del sistema e dalla redistribuzione di ricchezza realizzata dalla moneta unica. Un’eventuale uscita implicherebbe una sostanziale riduzione del tenore di vita dei paesi della periferia. Stando così le cose, perchè il cuore dell’unione non si decide ad abbandonare l’Euro? Benché un’uscita dalla valuta unica sia nell’interesse della popolazione di questi paesi, l’elite politica e finanziaria ha tutto l’interesse a sostenere il progetto dell’Euro. Come abbiamo appena potuto constatare in questo ultimo summit, la cancelliera tedesca Merkel non solo ha rinnegato la clausola di non salvataggio prevista dal trattato di Maastricht, ma anche una precedente risoluzione del parlamento tedesco contraria agli acquisti di obbligazioni da parte dell’unione economica e monetaria.

Ciò lascia aperto solo il terzo scenario verso il quale stiamo marciando a passo spedito: una Unione dei trasferimenti e un super Stato europeo. Il summit di giovedì 21 luglio 2011 segna un decisivo passo in questa direzione.

Il governo Greco otterrà altri 109 miliardi in prestito fino al 2014. Le scadenze dei prestiti verranno estese dai sette anni e mezzo (originariamente erano addirittura tre) a 15 anni. I tassi di interesse verranno ridotti dal 4.2% (originariamente erano al 5.2%) al 3.5%, e questa agevolazione sui tassi verrà estesa anche all’Irlanda e al Portogallo

Dietro le quinte del salvataggio greco, l’incontro dei vertici ha anche realizzato un altro salvataggio a favore del sistema bancario e finanziario. Banche, compagnie di assicurazione e altri investitori privati potranno scambiare i loro vecchi bond greci contro obbligazioni di nuova emissione con scadenza più lunga. Joseph Ackermann, amministratore delegato della Deutsche Bank, ha stimato che le svalutazioni per le banche saranno pari a circa il 21% del valore nominale dei bond greci in portafoglio. I politici hanno venduto all’opinione pubblica questa procedura come partecipazione degli investitori privati al salvataggio della Grecia. In realtà si tratta di un altro salvataggio per il sistema bancario, dato che limita le perdite delle istituzioni creditizie e assicurative al 21% lasciando il resto del fardello sulle spalle dei contribuenti.

I vecchi bond vengono permutati con i nuovi che sono garantiti dal fondo salvastati EFSF, cioè dai contribuenti dell’unione europea. Senza questo secondo salvataggio della Grecia, il governo ellenico avrebbe dovuto dichiarare fallimento. La seguente ristrutturazione del debito avrebbe causato alle banche perdite molto più alte, le cui stime variano tra il 50 e il 70% dei titoli in portafoglio, contro appunto il 21% previsto dal piano di partecipazione degli investitori privati! Grazie a tutto ciò, l’intero sistema che finanzia e appoggia i governi esce effettivamente con un danno piuttosto contenuto. Di fatto i banchieri possono ritenersi ben felici di essere riusciti ad ottenere questo nuovo salvataggio, ben mascherato e tenuto nascosto al pubblico.

La più importante conseguenza del summit di ieri rimane comunque l’ufficiale impostazione di una Unione dei trasferimenti che si realizza tramite la concessione di nuovi poteri all’EFSF, il fondo salvastati. L’Eurozona ha sempre realizzato trasferimenti di denaro ogni qualvolta la BCE accetta i bond dei paesi della periferia come collaterale monetizzandone indirettamente i deficit. L’anno scorso, la BCE ha persino cominciato ad acquistare direttamente le obbligazioni emesse dagli Stati periferici, scaricando il costo del salvataggio su tutta l’unione europea. Tuttavia secondo gli accordi presi ieri, gli acquisti della BCE passeranno in secondo piano. Il costo del salvataggio verrà riversato solo sui paesi che effettivamente garantiscono il fondo EFSF.

L’EFSF adesso potrà concedere linee di credito a quei paesi che si troveranno in difficoltà nel rifinanziare il proprio debito. In più, potrà acquistare i titoli di stato sul mercato secondario. Di fatto il ruolo della BCE viene rilevato parzialmente dall’EFSF.

La possibilità di potersi finanziare tramite l’EFSF rimuove quelle dovute pressioni che spingono attualmente i paesi della periferia a ridurre i deficit e il peso del proprio debito pubblico. Perché introdurre misure di austerità, perché procedere con le riforme del mercato del lavoro e le privatizzazioni del settore pubblico, se ci sono adesso i fondi resi disponibili dall’EFSF a tassi di interesse ridicoli? Un partito che vuole vincere le elezioni può tornare a promettere nuove spese, abbandonando ogni progetto di riforma. Attraverso la spesa pubblica e il ricorso ai deficit i governi possono continuare a mantere articialmente elevato il tenore di vita della propria popolazione. In tal modo i debiti continuano a crescere mentre i disavanzi a persistere.

Molto probabilmente la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e presto anche Spagna, Italia e Belgio prenderanno a prestito esclusivamente dall’EFSF. Per essere efficace le dimensioni del fondo dovranno essere ampliate. Il garante principale sarà sempre la Germania. Un report di Bernstein Research calcola le necessità di finanziamento della periferia: “siccome le garanzia fornite da paesi come l’Italia diventano vuote di contenuto, la Germania dovrà provvedere ad innalzare la propria quota a 790 miliardi di euro, o il 32% del proprio PIL.” Se la anche la Francia venisse downgradata dalle agenzie di rating la garanzia tedesca salirebbe a 1.385 trilioni (il 56% del PIL).

L’unione dei trasferimenti implica un trasferimento di poteri alla Commissione Europea che ci avvicina sempre di più al super Stato europeo. Gli incentivi a ridurre i deficit crolleranno non solo nella periferia ma anche nel cuore dell’unione. Perchè risparmiare in paesi come la Germania se i risparmi vengono impiegati per finanziare la periferia? Invece di ridurre le pensioni tedesche per garantire quelle greche, i tedeschi spingeranno per avere anche essi una maggiore spesa pubblica. Al fine di sostenere gli Stati sociali e i trasferimenti di denaro sarà necessario aumentare le imposte (magari tramite una tassa europea aggiuntiva) e fare maggiore ricorso alla stampante monetaria. La centralizzazione dei poteri permetterà infatti l’armonizzazione delle tasse e delle normative. Distrutta ogni forma di competizione fiscale, ci sarà una tendenza ulteriore verso una pressione fiscale sempre più elevata. Grazie a tutto ciò il potere di Bruxells continuerà ad aumentare.

Sembra esserci solo un modo, aggressivo e costoso, di fermare questo processo di sovietizzazione dell’Europa: l’abbandono dell’Unione da parte della Germania, la cui uscita dall’Euro potrebbe far collassare l’intero progetto della moneta unica salvando i destini dell’Europa.

Matematica condanna

Posted in politica estera with tags , , , , on luglio 14, 2011 by lafayette70

Alle prese con lo spettro sempre più incombente del default, la Grecia inizia a perdere, come assai prevedibile, ogni fiducia nella propria classe politica. A suffragare quella che è ormai più di una supposizione arriva un sondaggio shock del principale quotidiano ellenico, il “E Kathimerini”. Dall’inchiesta emerge un fortissimo desiderio di sanzionare i principali partiti  sia di governo che di opposizione con un’astensione dalle urne massiccia, quasi il 40%, una percentuale del tutto inusitata per gli standards di Atene. Ulteriore elemento di riflessione, la mancanza di una maggioranza possibile in un prossimo futuro parlamento: nessun partito, infatti, tra quelli attualmente rappresentati (il governativo PASOK, l’opposizione di destra di Nea Demokratia ed i due della sinistra radicale con il nazionalista LAOS) riuscirebbe a conquistare uno score sufficiente a costituire un nuovo esecutivo. Pietra tombale di ogni discussione, sette greci su dieci non nutrono alcuna fiducia in un primo ministro socialista o conservatore ed oltre la metà si spinge fino a sfiduciare i candidati per nome (Papandreu, attualmente in carica, e Antonis Samaras, la controparte di centro-destra). Numeri plebiscitari vengono poi raggiunti sui quesiti che riguardano la speranza in un miglioramento rapido della situazione economica, la percezione di sicurezza e le prospettive di affermazione personale. Un quadro a tinte fosche, insomma, considerando oltretutto che il peggio è ancora di là da venire…

Sfida aperta

Posted in politica estera with tags , , , on giugno 16, 2011 by lafayette70

Una giovane donna già diventata l’emblema della rivolta greca contro l’austerity del governo Papandreu. Idee forse non così chiare, ma coraggio da vendere

Impatto imminente

Posted in politica estera with tags , , , on giugno 15, 2011 by lafayette70

Una prova generale di quello che potrebbe accadere nelle principali capitali europee di qui a qualche mese: una folla inferocita blocca il parlamento dove un governo screditato tenta di far passare provvedimenti finanziari onerosissimi gabellati come salvifici onde evitare la bancarotta di sistema; il Primo Ministro, in serissima difficoltà, tratta con le forze dell’opposizione per cooptarle in un governo di unità nazionale capace di rendere meno indigesta la medicina da far trangugiare al popolo sovrano; il default del paese, già certificato, diventa una realtà incontrovertibile con buona pace di tutte le istituzioni e banche internazionali esposte per ampie quote del debito ellenico. Tutto questo sembra materializzarsi quasi in un sol giorno dalle parti di Atene con lo sciopero ad oltranza e le manifestazioni in stile primavera araba: inevitabile la ricaduta politico-istituzionale con la mossa allo spariglio di Papandreu pronto ad un allargamento dell’esecutivo e anche alle dimissioni per favorire questo passo. Ma se la classe politica greca riesce a percepire tutta la profondità del baratro in cui rischia di precipitare e tenta faticosamente di sottrarsi al cruento destino guadagnando tempo e proponendo magari una rinegoziazione del diktat europeo, non pare vi siano segnali di resipiscenza a Bruxelles ed in casa FMI. Come dire che i responsabili diretti di una folle architettura sovietizzante di cui sono principali emanazioni la BCE e la moneta unica per cui tanto inchiostro fu speso in peana trionfali continueranno a pretendere un salasso insostenibile dal piccolo grande malato continentale pur di evitare un contagio mai così certo. Il prezzo di tale mancanza di lungimiranza sarà tragico e tale da far vacillare, forse, lo stesso patto scellerato tra politica e banche centrali all’origine di quello che con immagine pregnante alcuni economisti definiscono il “truffone globale” o un enorme mostruoso Schema Ponzi.

Stato d’assedio permanente

Posted in politica estera with tags , , , , , , on giugno 10, 2011 by lafayette70

In Grecia, le due principali organizzazioni sindacali del paese, hanno chiamato la popolazione ad una ennesima , massiccia manifestazione contro le misure di austerità varate dal governo socialista per venire incontro ai diktat dell’UE e del FMI. La polizia presidierà in tenuta antisommossa i principali edifici del potere ellenico per timore di gravi incidenti