Fine dello spettacolo

Ci siamo,dunque.

Domani gli irlandesi si recheranno alle urne per eleggere il nuovo Dàil Eiréann con la speranza, non troppo convinta a dir la verità, di uscire da un periodo di crisi tra i più pesanti della loro storia.

 Il declassamento da “Tigre celtica” a “failed state” è più di un rischio, infatti, e sta assumendo tutti i connotati di una triste ed ineluttabile realtà. Il paese, amministrato da una classe politica a dir poco infingarda ed incapace, ritorna a fare i conti con antichi spettri come l’emigrazione (sono 50000 i giovani irlandesi espatriati in cerca di lavoro nel solo 2010) e la povertà diffusa agevolata dai pesanti sacrifici richiesti dall’ Unione Europea per concedere il salvataggio del disastrato sistema economico-finanziario dell’isola.

Proprio l’economia, naturalmente, è stato il principale argomento della campagna elettorale.Senza che, peraltro, qualcuno dei contendenti riuscisse ad apparire convincente quanto alle terapie da proporre.

 Il riflesso di questa incertezza la cogliamo appieno in molti commenti della stampa nazionale, sferzante nel denunciare questo pressapochismo irresponsabile. Per rendere un poco l’idea mi limito a citare l’oped apparso ieri su “Irish Elections” uno dei migliori blogs politici irlandesi. Il pezzo si intitola, icasticamente, : “Elezioni 2011, fine dello spettacolo”:

“In questa campagna elettorale abbiamo avuto quattro faccia a faccia tra i candidati Premier. L’unica cosa che mi sentirei di dire è che almeno tre di questi erano perfettamente inutili. Uno sarebbe stato sufficiente, magari nell’ultima settimana a ridosso del week-end di riflessione allorquando gli indecisi fanno la loro scelta e i poco convinti possono posizionare il proprio voto in base alla credibilità dei vari potenziali leaders. Invece, i dibattiti sono stati un pretesto per discettare sulla competenza dei moderatori piuttosto che l’occasione per gettare un fascio di luce sui piani dei capipartito per fronteggiare i gravi problemi del paese. L’ultimo di questi è stato descritto da un noto quotidiano come “una noia mortale”. Assai duro reggere sino alla fine, in effetti. L’impressione principale che la trasmissione deve aver lasciato al cittadino medio è che non vi è davvero limite nella capacità da parte dei politici di dimostrare tutta la propria spaventosa ignoranza nei più basilari concetti economici. Ma anche, aggiungiamo, nel percepire tutta la gravità della situazione che si troveranno ad amministrare e nel trionfo delle loro meschine ambizioni sulle scarse competenze con le quali intenderebbero  svolgere il compito  su mandato dell’elettorato.”

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