Archivio per elezioni legislative

Delirio e disgusto a Bucarest

Posted in politica estera with tags , , , , on dicembre 12, 2012 by lafayette70

Victor PontaBruxelles. abbiamo un problema!”, verrebbe da scrivere al commentatore a proposito del voto legislativo svoltosi questa passata domenica in Romania. Perchè, da quelle parti(il sud-est del continente), il problema per la periclitante unione europea  (e forse persino per la NATO) c’è davvero: alla tempesta greca sempre più ingovernabile, nonostante i tecnici e non avvicendatisi al comando delle operazioni, si è aggiunto, infatti, il marasma assoluto che ha investito in pieno Bucarest.

 Il precipitare della crisi, per la verità, data già da qualche mese, da quando la “strana opposizione” riunificata formata da socialdemocratici, conservatori e nazional-liberali era riuscita a rovesciare la maggioranza parlamentare del Presidente in carica Traian Basescu, un politico populista convertitosi per necessità ( o per altro che non ci è noto) all’ortodossia rigorista made in troika. Da allora, pur fallendo l’obiettivo di scacciare per via referendaria lo stesso  Capo dello Stato, i 4 partiti di opposizione sono riusciti a ridurlo all’impotenza varando tutta una serie di provvedimenti che hanno suscitato inquietudine in occidente. Basti, a  mo’ di esempio, citare la riforma che subordina la Corte Costituzionale locale al Parlamento con le ovvie ripercussioni sulla trasparenza democratica che si possono immaginare.

Il verdetto dell’urna ha, se possibile, complicato ulteriormente il quadro: l’Unione Social-liberale, il cartello formato dai partiti socialdemocratico, liberal-nazionale, conservatore e dall’ Unione Democratica per il Progresso della Romania, ha sbaragliato la derelitta coalizione presidenziale con uno score umiliante: 58% contro 16 o poco più.Tradotto in seggi 173 a 56.Quanto basta, con l’aiuto di un partitino minore, ad imporre ulteriori modifiche costituzionali con buona pace dell’anatra zoppa Basescu il cui mandato dovrebbe scadere alla fine del 2014.

Il programma dei vincitori è per la verità un faticoso compromesso tra istanze piuttosto differenti: si potrebbe riassumere nello slogan :”meno tasse e meno tagli alla spesa” . Come queste parole d’ordine possano efficacemente contrastare lo stato comatoso dei conti e dell’economia romena è tutto da dimostrare. L’ipoteca esterna è, infatti, più che mai attuale; ai 20 miliardi di euro prestati dal FMI nel 2009 si è, infatti, aggiunto un ulteriore accordo del valore di 4 miliardi da rinegoziare a breve. Quasi un preludio ad un futuro possibile salvataggio internazionale, insomma. Per ora, le prime dichiarazioni post-voto del neo Premier(peraltro riconfermato) Victor Ponta sono apparse concilianti: rispetteremo gli impegni assunti con l’Europa. Almeno fino a quando le piazze in subbuglio lo consentiranno, è lecito aggiungere. Non si tratta di una iperbole: potreste davvero commentare diversamente un’elezione nella quale solamente il 42% dei cittadini si è recato ai seggi?

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Virata a sinistra

Posted in politica estera with tags , , , , , , , , on marzo 20, 2012 by lafayette70

La Slovacchia tenta di uscire dal marasma politico e mediatico degli ultimi anni affidandosi ad un cavallo di ritorno della scuderia socialista. Sarà, infatti, Robert Fico, leader dello SMER (Direzione Socialdemocrazia) e già Premier dal 2006 al 2010 ad assumersi, in forza dell’investitura elettorale conseguita domenica scorsa, l’onere tutt’altro che semplice di guidare la piccola repubblica orientale tra i marosi della crisi europea. Non che i numeri della (piccola) economia di Bratislava siano catastrofici; tutt’altro: assieme alla vicina Polonia ed all’ex-condomina ceca la Slovacchia è una delle poche zone del vecchio continente a mostrare dinamismo nella crescita della ricchezza del PIL nazionale, anche se il rallentamento della congiuntura tedesca influenzerà senza dubbio pesantemente il dato di questo 2012. Ma questi, perlappunto, sono tempi difficili e a testimoniarlo è la drammatica crisi del precedente Esecutivo liberal-conservatore della Signora Radicova, inopinatamente caduto anzitempo, dopo poco più di un anno di mandato, per l’opposizione di un partito della stessa compagine che aveva osato, pensate un po’, respingere il secondo piano di salvataggio dell’UE nei riguardi della derelitta Grecia. Le pressioni internazionali furono enormi ed alla fine il governo dimissionario fu costretto ad accettare il capestro brussellese appoggiandosi all’opposizione e votandosi, così, ad una catastrofica sconfitta di lì a poco. Insomma, si trattò quasi della prova generale di quello che sarebbe avvenuto solo poco tempo dopo con due altri componenti dell’unione, la già ricordata Grecia e l’Italia, brutalmente commissariati a vantaggio di quegli stessi tecnocrati corresponsabili dell’Euro-disastro. Cosa si erano permessi di argomentare i liberali di Richard Sulik, economista ed uomo-immagine di SaS (Libertà e Solidarietà) ? Solamente l’inutilità di un ennesimo salvagente lanciato ad un paese fallito e la costatazione che il contributo slovacco alla bisogna avrebbe nuociuto oltremodo all’erario del paese. Tutto inutile, visto che il grande manovratore non sembra intenzionato ad ascoltare ragioni, soprattutto quella del buon senso. Così, si è giunti all’inevitabile, ovvero la contesa elettorale. Con il risultato prevedibile, anche se non in queste proporzioni. Saranno , infatti, ben 83 i deputati socialisti a sedere sugli scranni del Parlamento. La maggioranza assoluta richiesta per governare in splendida solitudine, per capirsi, era di 76. A fare le spese del ribaltone i 4 partiti della coalizione precedente: i due gruppi democristiani, la minoranza ungherese ed i liberali, chi più  chi meno tutti usciti dal voto con le ossa rotte. Il vincitore ha già annunciato le linee generali del suo programma: difesa del welfare, non ostilità al business, buoni rapporti con i vicini, lotta alla corruzione e via discorrendo. Peccato che nel recente passato lo stesso Fico abbia chiuso gli occhi su più di un episodio di malapolitica e corruttela riguardante uomini a lui vicini. Difficile poi conciliare il dinamismo della funzione imprenditoriale con la strenua salvaguardia di uno stato sociale costoso e poco efficiente. Quanto ai buoni rapporti con i vicini, soprattutto con l’Ungheria, come dimenticare che lo stesso SMER accettò la partnership del Partito Nazionale Slovacco il cui “capo” Jan Slota una volta affermò, testualmente, che “Budapest meritava di essere rasa al suolo dai carri armati”? Per fortuna nulla del genere accadde, ma la tensione tra i due stati raggiunse l’apice per diversi anni. Ora, Fico governerà, come detto, da solo e senza zavorra sciovinista, ma dall’altra parte il Primo Ministro magiaro ed il suo parlamento si sono dimostrati piuttosto inclini ad alimentare la fiammella del revanscismo o quantomeno a non controllarla adeguatamente. Va in questo senso la legge sulla doppia cittadinanza per i cosiddetti ungheresi etnici (che risiedono fuori dai confini della madrepatria) con la concessione del diritto di voto nelle elezioni del paese di origine. Un provvedimento che ha irritato oltremodo romeni e serbi oltre che la Slovacchia, tutti paesei con una cospicua minoranza ungherese nei propri confini. Sarà importante che il nuovo timoniere slovacco riesca a contenere il perimetro di un incendio potenzialmente devastante per tutta l’area. Oltre a queste incombenze sgradevoli anche mantenere un contegno dignitoso di fronte alle sempre più pesanti pretese dello schiacciasassi UE non sarà impresa facile. Un popolo che ha riconquistato da non molto tempo la libertà non tollererebbe il contrario

Pubblicato su L’Indipendenza: http://www.lindipendenza.com/slovacchia-tensioni/

Politica a luci rosse

Posted in politica estera with tags , , , on maggio 21, 2011 by lafayette70

Uno scandalo sessuale rischia di perturbare il clima politico della laica ma puritana Turchia. La cosa non sconvolgerebbe più di tanto gli assetti interni ed internazionali se non fosse che il paese anatolico sarà chiamato al voto il prossimo 12 Giugno per rinnovare il proprio Parlamento. La partita si presenta alquanto complicata visto che il partito al potere l’AKP del premier Erdohan punta ad ottenere i consensi sufficienti a riscrivere la carta costituzionale in senso nemmeno troppo cautamente conservator-islamico con scorno comprensibile dei difensori strenui del laicismo kemalista. L’accusa che gli oppositori rivolgono agli attuali governanti è quella di attuare un vero e proprio colpo di stato strisciante con l’obiettivo dichiarato di affossare l’opera del padre fondatore della Turchia moderna. Un addebito grave, ma non fugato certo dalle epurazioni degli scorsi mesi ai danni dei vertici militari e giudiziari, due istituzioni tradizionale baluardo dello status quo. Quindi la vicenda che ha visto per protagonisti sei esponenti del partito nazionalista MHP (contiguo ai famigerati “Lupi Grigi”, gruppo estremista autore di diversi attentati terroristici) beccati in atteggiamenti espliciti con giovani donne ed oggetto di una campagna stampa forsennata desta più di un sospetto. Niente di più che un “affaire” ben orchestrato dall’Esecutivo per svuotare il serbatoio elettorale della destra impedendo alla formazione in questione di raggiungere il 10%, soglia minima per la ripartizione dei seggi nella prossima legislatura. Almeno questa l’interpretazione degli avversari di Erdohan, Partito Repubblicano del Popolo in testa. L’unico dato certo, per ora, è un interesse davvero notevole per la prossima contesa elettorale. Non è detto sia un male, se ne trarranno giovamento la trasparenza e la legalità (dubbia) del sistema.

Verdetto favorevole

Posted in politica estera with tags , , , , , on marzo 6, 2011 by lafayette70

Alla fine il governo di minoranza estone ha vinto la propria scommessa. Il tandem composto dal Reform Party e dall’ Unione pro Patria e Repubblica , alla guida del piccolo stato baltico, potrà ora disporre di una rassicurante maggioranza parlamentare.

 Nelle elezioni legislative di oggi, infatti, il primo partito conferma il proprio primato, attestandosi poco sotto la soglia del 30%, mentre l’UpPR guadagna a sua volta, sia in termini di voti che di seggi.

 Lo sconfitto del giorno è Edgar Savisaar, leader del Centre Party, formazione moderata aderente al gruppo liberale europeo (come anche il RP) che ha cercato di capitalizzare la diffusa perplessità e diffidenza di buona parte dell’opinione pubblica  nei cofronti dell’adesione all’area Euro. L’Estonia, ricordiamo, è entrata a far parte dell’unione monetaria continentale come diciassettesimo membro effettivo all’inizio del 2011.

 Evidentemente nelle urne l’ottimismo ha prevalso sullo scetticismo e questo nonostante i problemi che anche il prossimo Riigikogu(il Parlamento) dovrà affrontare. Su tutti un problematico recupero della competitività economica del paese dopo i rigori di una durissima recessione.

 Le ricette messe in campo non si discosteranno granchè dall’ortodossia neoliberista che ha nel Reform Party uno dei propri campioni a livello internazionale. Il Premier Andrus Ansip, infatti, è un sostenitore convintissimo della flat-tax ed un altrettanto tenace avversario di ogni ipotesi di tassazione progressiva.

Ma dalla teoria alla pratica, come noto, le cose possono mutare e così, in questi anni difficili, lo stesso Ansip si è visto costretto a rallentare il progettato ulteriore taglio dell’aliquota flat dal 22 al 18% “accontentandosi” del 21 e, analogamente, a ritoccare l’imposta sui consumi (la nostra IVA) dal 18 al 20%. Un bagno di “realismo fiscale” necessario, a detta degli ambienti ministeriali,per far quadrare i conti sconvolti dalla virulenza della crisi. Per ora la situazione complessiva sembra dar loro ragione, sperando che il peso crescente dell’indebitamento dei cosiddetti PIGS non debba riverberarsi anche dalle parti di Tallinn.

 L’unica opposizione di sinistra  dopo il voto sarà rappresentata dal Partito Socialdemocratico che propugna il solito programma keynesiano a base di spesa pubblica, sovvenzioni statali all’economia e fisco a tutto spiano. Più dalle parti della Scandinavia old style che una revivescenza sovietica, insomma. Il risultato del PS, quasi un raddoppio di consensi e rappresentanza, non dovrebbe comunque  interferire troppo con l’attività amministrativa della coalizione.

 Fuori dai giochi i populisti di sinistra dell’ Unione del Popolo Estone e i Verdi, altra anomalia locale simile a quanto già visto recentemente nel caso irlandese, pur non dimenticando che nell’isola verde gli ecologisti pagavano il tributo della partecipazione al governo del Fianna Fail.

Fine dello spettacolo

Posted in politica estera with tags , , , , , on febbraio 24, 2011 by lafayette70

Ci siamo,dunque.

Domani gli irlandesi si recheranno alle urne per eleggere il nuovo Dàil Eiréann con la speranza, non troppo convinta a dir la verità, di uscire da un periodo di crisi tra i più pesanti della loro storia.

 Il declassamento da “Tigre celtica” a “failed state” è più di un rischio, infatti, e sta assumendo tutti i connotati di una triste ed ineluttabile realtà. Il paese, amministrato da una classe politica a dir poco infingarda ed incapace, ritorna a fare i conti con antichi spettri come l’emigrazione (sono 50000 i giovani irlandesi espatriati in cerca di lavoro nel solo 2010) e la povertà diffusa agevolata dai pesanti sacrifici richiesti dall’ Unione Europea per concedere il salvataggio del disastrato sistema economico-finanziario dell’isola.

Proprio l’economia, naturalmente, è stato il principale argomento della campagna elettorale.Senza che, peraltro, qualcuno dei contendenti riuscisse ad apparire convincente quanto alle terapie da proporre.

 Il riflesso di questa incertezza la cogliamo appieno in molti commenti della stampa nazionale, sferzante nel denunciare questo pressapochismo irresponsabile. Per rendere un poco l’idea mi limito a citare l’oped apparso ieri su “Irish Elections” uno dei migliori blogs politici irlandesi. Il pezzo si intitola, icasticamente, : “Elezioni 2011, fine dello spettacolo”:

“In questa campagna elettorale abbiamo avuto quattro faccia a faccia tra i candidati Premier. L’unica cosa che mi sentirei di dire è che almeno tre di questi erano perfettamente inutili. Uno sarebbe stato sufficiente, magari nell’ultima settimana a ridosso del week-end di riflessione allorquando gli indecisi fanno la loro scelta e i poco convinti possono posizionare il proprio voto in base alla credibilità dei vari potenziali leaders. Invece, i dibattiti sono stati un pretesto per discettare sulla competenza dei moderatori piuttosto che l’occasione per gettare un fascio di luce sui piani dei capipartito per fronteggiare i gravi problemi del paese. L’ultimo di questi è stato descritto da un noto quotidiano come “una noia mortale”. Assai duro reggere sino alla fine, in effetti. L’impressione principale che la trasmissione deve aver lasciato al cittadino medio è che non vi è davvero limite nella capacità da parte dei politici di dimostrare tutta la propria spaventosa ignoranza nei più basilari concetti economici. Ma anche, aggiungiamo, nel percepire tutta la gravità della situazione che si troveranno ad amministrare e nel trionfo delle loro meschine ambizioni sulle scarse competenze con le quali intenderebbero  svolgere il compito  su mandato dell’elettorato.”

Montenegro poco amaro

Posted in politica estera with tags , , on marzo 30, 2009 by lafayette70

milo-djukanovicNetta affermazione per il dominus della politica montenegrina Milo Djukanovic.

Già Presidente della piccola repubblica ex-jugoslava ai tempi della federazione con la Serbia del dittatore Slobodan Milosevic, di cui era fiero avversario, ed artefice principale della pacifica secessione del 2006,Djukanovic,leader incontestato della “Coalizione per un Montenegro europeo”ha trionfato nelle seconde elezioni legislative democratiche svoltesi ieri.

La Coalizione che si sarebbe assicurata dai 47 ai 49 seggi sugli 81 a disposizione con il 51% dei consensi, comprende 4 partiti, il Partito Democratico dei Socialisti Montenegrini(espressione dei fedelissimi di Djukanovic),il piccolo Partito Social-democratico del Montenegro guidato da Ranko Krivokapic ed i due partiti delle minoranze etniche croata e bosniaca, l’Iniziativa Civica Croata ed il Partito Bosniaco.

Il Programma dei vincitori è molto semplice: assecondare lo sviluppo economico del paese con interventi mirati, tenendo in debito conto l’impeto della recessione in arrivo anche da quelle parti ,e continuare il cammino verso una non lontana adesione all’UE ed alla NATO.

Nettamente sconfitta l’opposizione dell’SNP(Partito socialista del Popolo,pro-serbo) con il 16% dei voti,la Nuova Democrazia Serba con il 9 e il Movimento per il cambiamento(liberal-conservatore) con circa il 6%

Rimangono fuori dal Parlamento ,invece,il piccolo Partito Liberale Montenegrino,presente con un solo seggio nella precedente legislatura,i pensionati ed i comunisti.

Tre eletti,infine,per i movimenti espressione della minoranza albanese.

Grandi festeggiamenti e caroselli dei vincitori per le strade della capitale Podgorica e nessun incidente di particolare gravità da segnalare,così come nessuna contestazione di rilievo circa lo svolgimento del voto come asseverato dagli osservatori internazionali presenti nel paese balcanico.

Una bella dimostrazione di civismo per un paese  troppo spesso additato come una Tortuga per trafficanti di ogni risma …