Verdetto favorevole

Alla fine il governo di minoranza estone ha vinto la propria scommessa. Il tandem composto dal Reform Party e dall’ Unione pro Patria e Repubblica , alla guida del piccolo stato baltico, potrà ora disporre di una rassicurante maggioranza parlamentare.

 Nelle elezioni legislative di oggi, infatti, il primo partito conferma il proprio primato, attestandosi poco sotto la soglia del 30%, mentre l’UpPR guadagna a sua volta, sia in termini di voti che di seggi.

 Lo sconfitto del giorno è Edgar Savisaar, leader del Centre Party, formazione moderata aderente al gruppo liberale europeo (come anche il RP) che ha cercato di capitalizzare la diffusa perplessità e diffidenza di buona parte dell’opinione pubblica  nei cofronti dell’adesione all’area Euro. L’Estonia, ricordiamo, è entrata a far parte dell’unione monetaria continentale come diciassettesimo membro effettivo all’inizio del 2011.

 Evidentemente nelle urne l’ottimismo ha prevalso sullo scetticismo e questo nonostante i problemi che anche il prossimo Riigikogu(il Parlamento) dovrà affrontare. Su tutti un problematico recupero della competitività economica del paese dopo i rigori di una durissima recessione.

 Le ricette messe in campo non si discosteranno granchè dall’ortodossia neoliberista che ha nel Reform Party uno dei propri campioni a livello internazionale. Il Premier Andrus Ansip, infatti, è un sostenitore convintissimo della flat-tax ed un altrettanto tenace avversario di ogni ipotesi di tassazione progressiva.

Ma dalla teoria alla pratica, come noto, le cose possono mutare e così, in questi anni difficili, lo stesso Ansip si è visto costretto a rallentare il progettato ulteriore taglio dell’aliquota flat dal 22 al 18% “accontentandosi” del 21 e, analogamente, a ritoccare l’imposta sui consumi (la nostra IVA) dal 18 al 20%. Un bagno di “realismo fiscale” necessario, a detta degli ambienti ministeriali,per far quadrare i conti sconvolti dalla virulenza della crisi. Per ora la situazione complessiva sembra dar loro ragione, sperando che il peso crescente dell’indebitamento dei cosiddetti PIGS non debba riverberarsi anche dalle parti di Tallinn.

 L’unica opposizione di sinistra  dopo il voto sarà rappresentata dal Partito Socialdemocratico che propugna il solito programma keynesiano a base di spesa pubblica, sovvenzioni statali all’economia e fisco a tutto spiano. Più dalle parti della Scandinavia old style che una revivescenza sovietica, insomma. Il risultato del PS, quasi un raddoppio di consensi e rappresentanza, non dovrebbe comunque  interferire troppo con l’attività amministrativa della coalizione.

 Fuori dai giochi i populisti di sinistra dell’ Unione del Popolo Estone e i Verdi, altra anomalia locale simile a quanto già visto recentemente nel caso irlandese, pur non dimenticando che nell’isola verde gli ecologisti pagavano il tributo della partecipazione al governo del Fianna Fail.

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