Mi sono trovato,spesso e volentieri,dalle colonne di questo blog ad infierire contro quel caravanserraglio oligarchico ed autoreferenziale che risponde all’altisonante nome di Partito Democratico.
Ed era impresa,lo confesso,oltremodo facile come riempire di cazzotti un pugile alle corde ormai suonato per farlo crollare meritatamente al tappeto.
Non che sul lato opposto della barricata ci sia da confidare in qualcosa di diverso e perciò tocca,come per altri flagelli simili alla politica politicante,attenersi all’aurea massima che impone la scelta del male minore.
E seguendo questo rassicurante,ancorchè poco ambizioso,canovaccio mi sento di approvare,toto corde,la scelta del Senatore Ignazio Marino di candicarsi alla segreteria piddì al prossimo congresso del partito guidato dal grigio Franceschini.
Non che sussistano possibilità,anche minime,di successo: troppo forti le resistenze di apparato ed i tessitori di tatticismi manovrieri per sperare di mutare lo stato delle cose.
Ma la serietà del lavoro svolto da colui che oltre ad aver occupato un laticlavio si è trovato ad illustrare le competenze e le capacità della società italiana in un campo prestigioso quale la medicina trapiantistica non da adito a dubbio alcuno.
Tantopiù che le credenziali di laicità da lui offerte non fanno davvero una grinza: in prima linea nella battaglia a favore del testamento biologico e sostenitore di altre issues biopolitiche,Marino ha anche il pregio indiscutibile di un approccio mai barricadero, ma,semmai,mite e schiettamente liberale a materie da manipolare con estrema cura.
Cosa che molto contribuisce a smorzare le trombe di una propaganda terroristica portata avanti con argomentazioni risibili e sovente offensive come accaduto nella recentissima vicenda Englaro.
Non un caso che,quest’ultimo abbia accettato di supportare il generoso tentativo di rianimare un progetto politico boccheggiante per mancanza quasi assoluta di volontà riformatrice in ossequio al mito di un potere sempre uguale a sè stesso.
Ecco,a mio parere,la sfida di Marino rappresenta proprio una guarentigia per gli individui di un paese dove le libertà fondamentali vengono vieppiù svuotate e calpestate da uno statalismo etico degno corrispettivo dell’immarcescibile corporativismo economico che regna sovrano dai lontani trascorsi mussoliniani.
E,di questi tempi,concedetemelo,non è affare da poco…
Dal primo luglio il Parlamento francese è al lavoro su un progetto di legge allo scopo di proibire l’utilizzo del burqa nelle strade e nei luoghi pubblici ed il dibattito,naturalmente,si è subito acceso.
C’era una volta la tanto decantata semplicità e frugalità francescana,quella,per intenderci,che scatenò,all’indomani della dipartita del poverello d’Assisi ,una spietata guerra intestina fra le fazioni dell’ordine francescano sempre più interessate all’aureo dominio della politica piuttosto che al lascito spirituale di costui.
Ulteriori conferme giungono a demolire il più colossale bluff d’inizio secolo insieme a quello sulla pericolosità degli OGM: l’influenza antropica sul cosiddetto global warming,oramai divenuto un mantra recitato a narici spiegate da una masnada di politici “eco-friendly” di sinistra e ora anche di quella destra che un tempo aveva come caratteristica precipua il realismo pragmatico.
Notizia passata pressochè inosservata tra gli ultimi ,drammatici sviluppi della crisi iraniana ed i cascami del sexgate all’italiana: il Ministro del welfare,Sacconi,ha promesso un rapido iter per il ddl governativo in merito al testamento biologico.
Il cadavere del referendum galleggia in piscina come quello del reporter di “Viale del Tramonto”.


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